BRAVECronaca

In Umbria la RU486 è in pericolo

Da inizio febbraio, in molte regioni d’Italia, la RU486 è disponibile anche nei consultori e senza ricovero. In Umbria, però, la situazione sembra essere tornata indietro. Oggi con BRAVE vogliamo raccontarvi cosa è successo.

Niente RU486, solo ivg chirurgica

Negli ultimi mesi, a causa della pandemia, la priorità è stata non oberare le strutture sanitarie ulteriormente a causa dell’IVG. Per questo il ministero della sanità ha deciso provvisoramente di prescrivere la pillola abortiva, senza un ricovero, passando attraverso i consultori. In altri paesi europei, come Francia e Inghilterra, la procedura per assumere la RU 486, si svolge totalmente da remoto, proprio per evitare contagi e congestione delle strutture.

Le linee del ministero provvisorie per l’emergenza sanitaria erano dunque di prescrivere la pillola abortiva in strutture ambulatoriali e consultori, con un semplice day hospital. In Umbria, però, queste linee guida sono state ignorate, almeno fino a dicembre, quando è intervenuto il ministero della sanità. Come racconta Marina Toschi, ginecologa umbra, socia dell’European society of contraception and reproductive health e presidente dell’Unione donne italiane (Udi), a Perugia e a Terni si pratica unicamente l’IVG chirurgica, una volta a settimana, con liste di attesa lunghissime. Per la RU486, ci si può rivolgere solo a strutture ospedaliere molto più piccole, quindi anche più congestionate. Marina Toschi afferma inoltre che gli ospedali di Perugia e Terni, sono anche poli universitari, in cui sono i professori stessi a non insegnare agli studenti come somministrare la pillola abortiva.

Movimenti cattolici, Lega e Antiabortisti fanno da ostacolo

A inizio dicembre, i consiglieri regionali della Lega in Umbria, hanno presentato un progetto di legge che modifica il testo unico in materia di sanità. L’obiettivo è favorire l’elettorato prolife, e movimenti estremisti cattolici. In questo modo i consultori pubblici e laici, vivono l’ingerenza degli antiabortisti, che parlano del feto come di “vita nascente” e scoraggiano l’uso di pillola e preservativo.

Questa manovra è chiaramente un tentativo della Lega di pescare da un bacino elettorato conservatore, cattolico e antiabortista. Tutto ciò non può che ricordarci il famigerato DDL di Pillon, dove si tentava di proteggere la famiglia tradizionale, distruggendo la libertà delle donne.

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