Siamo, di norma, abituati a dividere la magia in due “fazioni”. Quella bianca, positiva e benefica, e quella nera, che affonda le sue radici nel maligno. Nel mezzo, tuttavia, esistono diverse sfumature, e una di esse ha tonalità decisamente green. Sin dall’antichità, infatti, alcune piante ed erbe sono state considerate medicamentose e, addirittura, magiche.

La scienza, ovviamente, ha sempre storto con convinzione il naso davanti a queste affermazioni. Eppure, non è possibile negare che i frutti della natura siano dotati di proprietà particolari, impiegabili in diversi campi. La stessa medicina, dopotutto, sovente, se ne serve; basti pensare ai farmaci oppioidi utilizzati nella “terapia del dolore”, o agli antidolorifici, che spesso contengono al loro interno sostanze oppiacee. L’impatto della flora sulla vita comune, tuttavia, non si limita a questo: a volte, infatti, elementi naturali vengono utilizzati per rituali che sfociano in veri e propri sortilegi. Tutto questo funziona? Provare per credere.

Piante ed erbe magiche nell’antichità

Fiore di mirto, tra le piante ed erbe anticamente considerate magiche

In origine, il giardino aveva un significato religioso e magico. Era, infatti, la realizzazione di una fantasia umana, ma astratta, che si concretizzava in quello che veniva definito locus amoenus. Un luogo di piacere, abitato dagli dei. Molte religioni, in effetti, parlano di giardini sacri: pensiamo all’Eden degli ebrei, all’Eridu degli assiri, all’Ida-Varsha degli indù ed ai boschi sacri dei druidi e dei pagani. Vien da sé, dunque, che qualsiasi cosa provenisse da questi angoli di mistero e meraviglia, possedesse delle caratteristiche peculiari.

L’alloro, ad esempio, noto ai più come ornamento principale dei laureati, ora, e di poeti e generali vittoriosi, un tempo, ha un lato oscuro. La Pizia di Delfi, infatti, lo masticava per vaticinare il futuro, a suo rischio e pericolo. Le sue foglie sono, in effetti, parzialmente velenose ed inebrianti. In età romana, invece, la corona di alloro consacrata (chiamata laurea) veniva bruciata dai sacerdoti per auspicare un successo in battaglia e per scacciare gli spiriti avversi. Molto amato in Grecia e a Roma, inoltre, era il melograno. Legato al mito di Persefone e al suo obbligo di vivere sei mesi nell’Ade, dopo aver mangiato sette chicchi di questo frutto, veniva spesso usato dalle spose, che intrecciavano dei rami tra i capelli come simbolo di fertilità. Nella magia, le bacche avevano la funzione di rafforzare gli incanti, sia che si trattasse di guarigioni, sia che fossero malefici.

Piante ed erbe magiche, un ponte con l’Oltretomba

La menta, invece, sedativa e tranquillizzante, tanto da essere fortemente sconsigliata ai soldati, che avrebbero perso vigore, era considerata perfetta per per connettersi con gli antenati o altri morti che si desiderava contattare in stato di trance.

Sorte simile toccò al mirto, ritenuto portatore di fecondità e potente afrodisiaco (le giovinette se ne cingevano capo, braccia e caviglie per attirate ammiratori). Se, da un lato, gli amanti erano soliti coglierlo come simbolo di unione e passione, dall’altro questa pianta aromatica è legata ai defunti. Si narra, infatti, che Dioniso, scendendo nell’Oltretomba per salvare sua madre Semele, abbia dovuto lasciare proprio del mirto come pegno. Da allora, l’ambivalenza tra eros e thanatos. Nelle arti magiche romane, si usava per placare i morti prima o dopo averli evocati.

Elisir d’amore e altri rimedi

Non si vive di sola guerra, e questo gli antichi romani lo sapevano bene. Per questo, verbena e ortica venivano ridotte a decotti per migliorare le prestazioni amorose, disinibendo i partecipanti ai simposi e migliorandone l’umore. Lo stesso Ovidio, nei suoi scritti, ne consigliava il consumo. Alcune di queste erbe erano la base di veri filtri ed elisir, preparati con l’intento di sedurre e far nascere dei sentimenti. La rucola, ad esempio, era definita come “lussuriosa” e stimoltante, a tal punto da indurre il coito.

Anche il timo era piuttosto usato in magia per le fatture d’amore, insieme al miele e al vino. Per facilitare la nascita, invece, foglie di malva erano poste sotto l’addome delle partorienti, per accelerare l’espulsione del feto.

Le piante delle streghe

Perseguitate, tormentate, additate come seguaci di Satana. Molto più semplicemente, le streghe erano delle erbarie esperte, grandi conoscitrici di piante ed erbe e consapevoli dei vantaggi e degli svantaggi del loro uso. Si prendevano cura, ad esempio, dell’edera che, oltre a proteggere animali e coltivazioni, garantirebbe fedeltà nella coppia. Una pianta dell’amore a tutti gli effetti. Coltivavano la primula, talismano contro il male e portatore di sonni sereni, se impiegata in cucina. Assemblavano pozioni servendosi del narciso che permetterebbe a chiunque di assumere un aspetto splendido al cospetto della persona amata. Un po’ come nella leggenda ispirata da questo fragile fiore, insomma.

Il rosmarino scacciava gli spiriti maligni ed era indossato come amuleto contro la sventura. Regalare una camelia a una “concorrente” in amore, invece, equivaleva a maledirla; si narra, infatti, che chiunque la riceva in dono vedrà la sua bellezza appassire velocemente. Belladonna e Datura sono invece piante altamente tossiche e, se impiegate in modo improprio, velenose e mortali. L’ideale per chi non ha delle buone intenzioni, così come la Mandragola, tanto cara a Machiavelli.

Scienza e magia sono destinate a scontrarsi per sempre su questo tema. Da un lato, la medicina ha recentemente ammesso alcune proprietà curative di erbe e piante, concedendo alla sua avversaria il beneficio del dubbio. Dall’altra, il mondo dell’occulto spesso si fonde con la semplice erboristeria, mantenendo vaga la sottile linea tra credenza e verità. Un braccio di ferro che continua a dividere, poco ma sicuro. E voi, da che parte state?

Federica Checchia

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