Chi l’avrebbe detto che questo “Indiana Jones e l’Antico Cerchio”, annunciato anni fa non senza generare il classico, sacro timore dei “flop su licenza” sarebbe stato uno fra i migliori titoli del 2024? Di sicuro Microsoft e il team di Xbox sì, visto quanto hanno creduto nel progetto fin dagli albori, fidandosi dell’esperienza e della grande professionalità di Machine Games: un gruppo di developer “con due cerchi così”.

Ebbene, l’Antico Cerchio segna un ritorno trionfale per uno dei personaggi più amati della cultura pop, che mentre al cinema non è andato benissimo (complice gli inverni un po’ numerosi del comunque incredibile Harrison Ford) come videogioco evoca addirittura i fasti della prima trilogia originale. Insomma, l’archeologo più celebre del grande schermo, grazie alla collaborazione tra MachineGames e Bethesda, prende vita con un’insperabile autenticità, in un titolo che cerca di catturare tutto il fascino e l’adrenalina delle sue avventure classiche. E guarda un po’, ci riesce pure. 

Indiana Jones e l’Antico Cerchio

Dal Cairo al Vaticano seguendo la proverbiale “linea rossa”

La storia di l’Antico Cerchio ha tutte le carte in regola per dirsi parte della leggenda di Indy. si svolge nel 1936, con Indiana Jones impegnato in una pericolosa missione per recuperare un prezioso manufatto: l’Antico Cerchio, una reliquia che si dice sia legata a un’antica civiltà perduta. La narrazione si dipana attraverso una serie di location esotiche e ben diversificate, tra cui le rovine di un tempio peruviano, le biblioteche segrete della Città del Vaticano (incredibile il lavoro svolto per caratterizzarle, sono magiche!) e una serie di misteriosi siti archeologici del Cairo.

Ogni ambientazione è stata resa con estrema cura, ricreando quel senso di meraviglia e scoperta che è parte integrante dell’universo di Indiana Jones. Non senza un prezzo, questo è ovvio, pagato in ottica di ottimizzazione dai PC meno performanti e da Series S: in entrambi i casi, rispettando i requisiti minimi si riesce a far girare l’esperienza e renderizzare tutti gli spazi senza perdere troppo smalto. Tuttavia, sfruttando una macchina performante o anche solo passando a Series X la differenza è già palpabile, sia in termini di fluidità, che di definizione.

Indiana Jones e l’Antico Cerchio

Del resto, dal punto di vista visivo, “Indiana Jones e l’Antico Cerchio” è un titolo nato per lasciare il segno. Le ambientazioni sono realizzate con una cura quasi maniacale per i dettagli, rendendo ogni scenario credibile e visivamente affascinante. Dalle lussureggianti giungle peruviane ai maestosi interni delle cattedrali europee, ogni luogo è pensato per immergere il giocatore in un viaggio emozionante e suggestivo. La grafica riesce a catturare perfettamente l’atmosfera delle diverse epoche e culture rappresentate e la qualità delle texture, l’illuminazione dinamica e l’uso sapiente della profondità di campo contribuiscono a creare un’esperienza visiva cinematografica.

Dulcis in fundo, le animazioni dei personaggi sono praticamente sempre fluide e credibili, rendendo ogni interazione più coinvolgente. Certo, non mancano alcune imperfezioni, curiosamente non in game, ma durante alcune scene dedicate alla narrativa, prerenderizzate con engine di gioco, durante le quali l’uso della CGI appare meno convincente. Tuttavia, questi momenti non sono abbastanza frequenti da compromettere l’esperienza complessiva, o la potenza della storia e delle sue cinematiche (basta guardare i confronti tra l’iconica scena del tempio e del contrappeso in versione cinema, e in versione Antico Cerchio…).

Un altro elemento folkloristico che contribuisce enormemente al successo del gioco è poi la colonna sonora: i classici temi orchestrali, ispirati alle melodie classiche dei film, che accompagnano perfettamente ogni momento dell’avventura. Dalle scene più intime a quelle più spettacolari, la musica amplifica le emozioni e immerge il giocatore nell’atmosfera richiesta dal momento in cui la ascoltiamo. Anche gli effetti sonori, altrettanto importanti specialmente pensando a come venivano analogicamente realizzati per i film dell’epoca di Jones, sono stati curati nei minimi dettagli, per richiamare alla mente i corrispettivi originali. Il suono delle fruste, il crepitio delle torce e il rumore delle antiche porte che si aprono, dopo centinaia di anni di forzato sigillo. Persino la polvere che cade sembra avere il suo, distinto e poetico, suono!

Tornando in ambito narrativo, quindi, anche grazie a questo eccellente comparto tecnico il gioco riesce a mantenere alta la tensione dall’inizio alla fine dell’avventura. Che per inciso dura esattamente tanto quanto serve, né un minuto in più, né uno di meno. Sembra banale, ma non lo è: restare soddisfatti dalla lunghezza di una narrazione videoludica, senza che venga a noia o finisca sul più bello non è affatto cosa comune di questi tempi! Invece, grazie a un uso sapiente del ritmo le missioni principali si alternano con sezioni più lente e riflessive, in cui il giocatore è invitato a esplorare, risolvere enigmi e decifrare antichi simboli.

Indiana Jones e l’Antico Cerchio

Questi momenti di pausa offrono un senso di autenticità e immersione, evocando la sensazione di essere un vero archeologo, prima ancora di impersnare il mitico personaggio di Ford. Tuttavia, il gioco non si risparmia (come avrebbe potuto?) nelle sequenze d’azione, che includono fughe mozzafiato, inseguimenti ad alta velocità e combattimenti contro nemici sempre più ostili. Dalle scazzottate proverbiali in cui Indy ne prende almeno tante quanto ne dà (se non di più) alle sparatorie, che a dirla tutta sono meno riuscite di quanto dovrebbero, complice un sistema di puntamento non sempre perfetto. 

Alcuni giocatori hanno segnalato recentemente una certa prevedibilità nella narrazione, con svolte narrative che seguono schemi già visti nei film e in altri giochi della serie. Questo potrebbe deludere chi si aspetta colpi di scena particolarmente innovativi o un approccio più audace alla trama, ma non chi conosce a memoria i film della saga e sa che Indiana Jones non ha bisogno di essere imprevedibile per intrattenere: sono le ambientazioni, i comprimari e l’avventura che permeano il tempo che dedichiamo al Prof gli elementi che contano di più in assoluto. E questi, lo avrete capito ormai, non mancano di certo.

“Gli sviluppatori del sequel perduto”: Indiana Jones e l’Antico Cerchio

Perciò sì: tanto dal punto narrativo, quanto da quello ludico, il gioco, disponibile su Game Pass (colpaccio), quindi su Xbox Series X|S e PC (con una versione per PlayStation 5 prevista nei primi mesi del 2025), combina con maestria esplorazione, enigmi e azione. Pur rimanendo fedele ai canoni della saga, al punto che sembra quasi un “sequel perduto” e consegnato per errore al mondo dei videogiochi, l’Antico Cerchio tenta comunque di introdurre qua e là nuovi elementi prettamente legati al gameplay, per distinguersi dalle precedenti iterazioni videoludiche di Indiana Jones. Il primo dei quali, quello che fece scalpore ai tempi del primo annuncio, è la telecamera in prima persona, anziché in terza come un qualunque Uncharted o Tomb Rider.

Data la caratura dell’interpretazione e l’importanza del personaggio, siamo felici di potervi dire anzitutto che questa decisione si è rivelata particolarmente felice, e garantisce un’immersione senza pari e una sensazione palpabile di “essere Indiana Jones”: impareggiabile, al momento, nel mondo videoludico.

La varietà del gameplay, poi, è altrettanto sorprendente. Non perché ci stupisca che in Machine Games, autori di Wolfenstein e Quake tanto per dire, siano riusciti a confezionare un prodotto di buon livello. Piuttosto, perché conciliare tutti i “must” di un’avventura del professor Jones non era affatto facile, e perdersi anche solo un elemento per strada avrebbe significato finire sotto il proverbiale masso rotolante. Gli sviluppatori, invece, hanno saputo bilanciare esplorazione, risoluzione di enigmi e persino meccaniche stealth funzionali e personalizzabili. Chi vi scrive di solito le detesta, ma nell’Antico Cerchio sono digeribilissime: il giocatore può utilizzare travestimenti, evitare le guardie e scegliere approcci non letali per superare le aree più pericolose, proprio come farebbe il protagonista nei film. 

Questa libertà decisionale permette di affrontare le sfide in modi diversi, senza perdere in immersione nella finzione filmica. E in modo da ricreare l’atmosfera perfetta: avventurosa, cinematografica, sopra le righe e ammantata di mistero, tipica dei film di Indiana Jones. Le mappe sono ampie e densamente popolate di dettagli, invitando i giocatori a investigare ogni angolo per scoprire segreti nascosti (che puntualmente sono dove ci aspetteremmo di trovarne, dando grande soddisfazione una volta scovati). E anche i puzzle, con qualche eccezione un po’ troppo elementare, sono di norma ben progettati e combinano logica, capacità di osservazione e necessitano in genere una buona dose di intuizione per essere risolti, risultando gratificanti senza mai essere frustranti.