Proseguendo il nostro viaggio all’inferno, ci ritroviamo con Dante e Virgilio, a percorrere il terzo girone del settimo cerchio, camminando sull’argine del fiume Flegetonte. È qui che albergano per l’eternità, coloro che si sono macchiati del peccato di violenza, seppur a diversi gradi di colpa. In questo XVI canto infatti, incontriamo un’altra schiera di sodomiti, che colpiti da una pioggia di fuoco, appaiono ricoperti di piaghe purulente.

Virgilio come per il canto in cui apparve Farinata, invita Dante a fermarsi per ascoltare le tre anime che, staccatesi dal gruppo, si rivolgono a lui dopo averlo riconosciuto come Fiorentino. È un canto in cui ci sembra di sentire il suono dell’acqua del fiume, di quelle sue sue cascate che andranno a gettarsi nel cerchio successivo. Un canto che ci lascia nell’attesa di Gerione, creatura mostruosa al punto da poter dubitare della sua stessa esistenza.

I dannati del XVI canto-fonte web
I dannati del XVI canto-fonte web

Tegghiaio Aldobrandi, Iacopo Rusticucci, Guido Guerra

Dante, esortato da Virgilio, che gli spiega come aldilà del loro miserevole aspetto, quelle anime siano personaggi illustri, si ferma, e un dolore lacerante lo colpisce a quella vista. I dannati infatti, scorticati e feriti, per non smettere di camminare, iniziano a girare in tondo, tenendo lo sguardo fisso su di lui; come facevano i lottatori che si studiavano per affrontarsi. Sarà Iacopo Rusticucci a presentare a Dante, Guido Guerra che lo precede, e Tegghiaio Aldobrandi, che invece lo segue. Il primo è nipote di donna Guadraca, e in vita compì tante buone azioni, il secondo, è un altro esponente di quella buona società fiorentina in cui visse lo stesso Dante. Dante stesso è tentato di abbracciarli per la gioia che prova nel rivederli, e la pena che gli suscita lo stato in cui versano. Pena che non lo abbandonerà per molto tempo.

La corruzione di Firenze

Iacopo, dal momento che un altro dannato giunto da poco nel girone ha portato tristi notizie, chiede a Dante se nella loro splendida città regnino ancora virtù cavalleresche come la cortesia e il valore . E’ qui che il poeta, come punto sul vivo, e per motivi personali, e per ragioni politiche, si abbandona ad una radicale recriminazione contro la gente nuova , gli immigrati, che attratti dai facili guadagni derivanti dal commercio, hanno infettato e corrotto i buoni costumi di Firenze. Dante pronuncia la sua invettiva con la faccia levata, mentre i dannati rattristati si ritirano, pregandolo di non dimenticarli, quando una volta tornato tra i vivi, parlerà del suo viaggio.

L’ascesa di Gerione

Gerione-fonte web
Gerione-fonte web

È a questo punto, quando Dante e Virgilio riprendono il loro viaggio, che sembra di risentire più forte il rumore dell’acqua, forte al punto da coprire le loro voci. Qui Virgilio, in un’immagine molto suggestiva, srotolerà giù nel precipizio la corda che Dante porta in vita, e che servirà per richiamare dall’abisso il mostruoso Gerione. Creatura mitologica descritta dal volto umano, il corpo di serpente, zampe di leone e coda di scorpione, apparirà soltanto nel canto seguente; ma Dante giura che tutto quello che racconterà sarà vero, lasciandoci sospesi e curiosi.

Seguici su Facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA