Ingrid Bergman, ‘Le grandi attrici hanno sempre grossi guai’

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Di Federica De Candia

Si poteva incontrarla in un mercato a Roma a fare la spesa. Il suo fascino dava lezioni nei luoghi più impensati. Ma nell’estate 1949, quando in pochi sanno dove si trovano le isole Eolie (esotiche o paradisiache?), esplode lo scandalo che raggiunge ogni luogo. Si scriverà a seguito della relazione con Rossellini, che Ingrid Bergman la dea svedese, è reclusa volontariamente in casa, a lavare i piatti. Con detersivi che si fa spedire direttamente da New York, esposti in fila, là dove un tempo, brillavano gli Oscar.

Dal mercato ai fatti in piazza

Ingrid Bergman, foto da Flickr e Turista per caso

Il senatore Edwin C. Johnson di Washington è severo contro l’attrice: «cultrice del libero amore, distillatrice del male e della depravazione». Sul Corriere, Irene Brin scrive, oramai, dell’imbarazzo della Bergman a far la spesa nei mercati di Roma. «… Stava lì tra gli scaffali, alta sulle scarpette nere a tacco basso, con un gran cappotto turchino, la voce esitante, i gesti complicati, il frequente sorriso delle straniere al mercato». La notizia è diffusa. È amore tra il regista di “Roma città aperta” che alloggiava all’Excelsior con la compagna Anna Magnani, e la diva di “Casablanca“, che con Humphrey Bogart era stata giudicata la coppia più romantica del cinema. “Il bacio è un dolce scherzo che la natura ha inventato per fermare i discorsi quando le parole diventano inutili“, recitava il copione del film nel 1942. Allo stesso modo, i due freschi amanti, incoscienti e incuranti, lasciano al proprietario dell’Hotel Luna Convento ad Amalfi, una foto mano nella mano. Arriverà ai posteri. Lettere di insulti, tante al giorno, recapitate all’indirizzo di Ingrid. Da santa ad adultera, per aver abbandonato il marito e una figlia di sei anni.

Se all’estero tuonavano disapprovazioni al cospetto dei due innamorati, a Roma, si mescolavano rimproveri e santificazioni. La stampa era dalla parte di Nannarella. Il Vaticano si schierava contro il regista, e il governo in carica Dc, tentennava in imbarazzo. Ma dall’altra parte, a Via Veneto, regno della «dolce vita», si benediva tutto; si poteva consumare ogni trasgressione, come un mantecato al tavolo de il Café de Paris.

Indiscrezioni bollenti

Marcello Sorgi ne “Le amanti del vulcano” (il libro che narra dell’incendio nella primavera del 1948, che distrugge la sede romana della Minerva film, mandando in fumo chilometri di pellicola. E miracolosamente si salva dal fuoco una lettera, indirizzata a Roberto Rossellini…), racconta che solo Ernest Hemingway, che lei chiamava “papà”, manifesta comprensione per Ingrid. E le scrive: «Ascoltami, figliola, voglio farti un discorsetto. Abbiamo una sola vita di fronte a noi (…). Tu sei una grande attrice. Le grandi attrici hanno sempre grossi guai, prima o poi; se non li hanno, vuole dire che sono stronze (puoi cancellare le parolacce). E tutto ciò che le grandi attrici fanno, viene perdonato».

Lo stesso Sorgi, nel libro edito da Rizzoli, descrive i moti dell’animo incandescenti come la rivalità delle due donne, che sembrano trovare reale rappresentazione nell’ambiente circostante. Fuochi e scintille in eruzione, come dalla punta dei due crateri, Stromboli e Vulcano: «Nell’immaginario dei protagonisti era come se, invece di restare ancorate al fondo del mare con le loro radici di lava pietrificata, avessero preso a muoversi con l’agilità di veloci navi da guerra». Il saggio Anthony Quinn, un po’ Salomone e un po’ diplomatico, dichiarò: “I due più grandi talenti con cui ho lavorato sono stati Ingrid Bergman e Anna Magnani“. 

Ingrid ferma il cinema in un bacio

Era spesso ospite alle cene di Alfred Hitchcock. E lui se ne era innamorato. E la storia d’amore della Bergman con il celebre fotografo di guerra Robert Capa, è stata l’ispirazione per “La finestra sul cortile” del 1954, di Hitchcock. Fu proprio Robert Capa a spingerla a interessarsi al neorealismo italiano; così Ingrid vede “Roma Città Aperta” e “Paisà” e decide di scrivere per la prima volta a Mr. Rossellini. Quando Luchino Visconti avrebbe voluto Ingrid e Marlon Brando per il film “Senso“, Rossellini ne impedì la partecipazione. Per gelosia: non vuole che la sua donna lavorasse con altri. Resta nella mente dei nostalgici, e negli annali di celluloide, il lunghissimo bacio di Ingrid Bergman con Cary Grant: il più duraturo per lunghezza, della storia cinematografica. Un record scolpito nel bianco e nero della scena. A lei, però, piaceva Gary Cooper, perché a differenza di molti colleghi attori, non doveva recitare su piani rialzati. Guardandosi negli occhi, senza sollevarsi sulle punte, per uguagliare il suo metro e ottanta di beltà svedese.

Ma il triangolo più famoso del cinema, lo sintetizza e spiega, ancora Sorgi. Lui che descrive Rossellini come regista lunatico, capace di cogliere contemporaneamente la drammaticità e l’ironia, la retorica e la miseria, le speranze e gli alibi dell’Italia del conflitto. «La novità – scrive – è che l’Italia era cambiata così rapidamente che neppure lo sguardo prensile di Rossellini aveva fatto in tempo ad accorgersene… dalla tragedia della sconfitta era nata insomma la commedia all’italiana, anche se Rossellini non era riuscito a capirlo».

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