Motomondiale

Intervista ad Aldo Drudi: “Il motociclista, come il grafico, cerca la linea perfetta”

Aldo Drudi, iconico personaggio della sua Drudi Performance, si è prestato a noi per qualche domanda. Dalla MotoGP, iniziata domenica scorsa in Qatar, abbiamo poi sviscerato varie tematiche. I suoi primi passi in questo campo, per parlare poi di Rossi, Morbidelli, Migno, Simoncelli e tanti altri. Non solo moto, ma anche America’s Cup per infine lanciarci in ipotesi sulla seconda gara del Qatar e non solo.

Aldo Drudi è conosciuto da molti come colui che dà colore alla velocità. Ora designer e grafico romagnolo, la sua carriera è iniziata parallelamente con Giancarlo Morbidelli e Graziano Rossi, padre di Valentino. Da quell’esperienza, egli non ha più lasciato il Motomondiale e il mondo delle corse in generale.

Aldo Drudi commenta il primo weekend di gare

“Ciao Aldo Drudi, intanto ti chiedo come stai perché in questo periodo è una domanda più che lecita”.

“Ciao Riccardo. Allora, ho fatto tutto già. Ho avuto il Covid, passato per fortuna senza nessun tipo di ripercussione negativa. Giusto qualche linea di febbre, ma ora sto bene. In compenso ho un sacco di anticorpi. Sfortunatamente ci sono passato anche io, ma a questo punto devo dire fortunatamente dato che non ho avuto problemi fisici. Adesso posso stare relativamente tranquillo e aspettiamo il vaccino quando sarà ora”.

“Partiamo dalla gara di domenica, la MotoGP è finalmente iniziata. Quali sono le tue impressioni dopo questa prima gara?”

“Guarda, c’è un livellamento impressionante. Nonostante il Qatar sia una pista in cui il motore Ducati poteva fare la differenza, alla fine ha vinto Viñales. In questi ultimi anni la tecnologia e la tecnica delle moto sembrava che avessero preso il sopravvento sulla guida del pilota. Invece io credo proprio di no, le moto si equivalgono più o meno tutte. La differenza in questo campionato la farà l’attitudine dei piloti al relax. Quello con meno tensione sulle spalle quando guida, sarà quello che vincerà. Tutte le moto hanno caratteristiche diverse: ad esempio la Suzuki è la più bilanciata, la Yamaha è fortissima nel misto, la Ducati ha un gran motore… però la verità è che si equivalgono. Quindi sarà il pilota che farà la differenza. Non tanto come talento, ma come attitudine”.

“Sul podio del Qatar c’era anche il tuo tocco, dal casco di Viñales alla livrea della Ducati di Bagnaia. Parlaci di queste collaborazioni, devi esserne orgoglioso”.

“Certo, questo mio lavoro mi permette di essere nel Motomondiale e collaborare con diversi team e con diversi piloti. Ad esempio disegnare la livrea della Yamaha ufficiale o quella della Ducati ufficiale presuppone determinati parametri. Noi già da molti mesi eravamo al corrente delle linee della moto in termini di soluzioni aerodinamiche oppure degli sponsor. Naturalmente negli anni abbiamo avuto un atteggiamento di estrema correttezza e ad oggi lavoriamo con diversi team, anche con quello del povero Fausto, e con tanti piloti della stessa categoria e che almeno con noi non peccano di gelosia”.

Aldo drudi
Aldo Drudi ha curato la grafica del nuovo casco di Viñales e della livrea della Ducati ufficiale – Photo credit: motogp.com

Come tutto è iniziato per Aldo Drudi

“Oggi sei considerato un po’ come colui che da colore al Motomondiale. In che modo è nata questa passione per la velocità?”

“Devo dirti che è stato tutto molto naturale e ho avuto una gran fortuna. Dopo aver fatto le superiori, mi ero iscritto all’Università. Erano gli anni bollenti della rivoluzione studentesca. Anni molto belli socialmente e che ci hanno insegnato un sacco di cose. Quando d’estate fai i lavoretti, perché non si può stare senza far niente, mi chiamò Giancarlo Morbidelli che era un costruttore di moto. Erano gli anni d’oro di Pileri e di Bianchi. Mi chiamò perché aveva costruito una 500 monoscocca 4 cilindri e il pilota sarebbe dovuto essere da lì ad un anno Graziano Rossi. Cominciai a disegnare per lui queste moto tutte colorate. Nel frattempo mio fratello aveva una discoteca ad Urbino per gli studenti universitari e mi disse che andava da lui questo pilota velocissimo che assomigliava a Gesù Cristo. Era un bello Graziano”.

Aldo drudi casco rossi 2008
Graziano Rossi con in mano il casco disegnato da Aldo Drudi per Valentino Rossi e indossato nell’edizione 2008 del Mugello – Photo Credit: motogp.com

“Lì c’era la Stefania, la mamma di Valentino, che era di Urbino. E io gli disegnai la prima tuta, misi delle scritte con il nome della discoteca di mio fratello. In parallelo con questa cosa di Morbidelli, mi ritrovai a disegnare per i piloti del Motomondiale. Non avendo la possibilità di comprare una moto da corsa, facevo le volate con la mia moto da strada sulla Panoramica. Lì ho cominciato ad allenarmi con Graziano. Ci allenavamo anche con le moto da enduro sulla spiaggia. Quella volta si poteva fare, ora se lo fai ti sparano. Quindi è nato tutto per caso, poi è stata un escalation di conoscenze. Avevo l’età dei piloti che erano in pista in quel periodo e quindi si condivideva lo stile di vita. Loro correvano, erano più fortunati di me. Io alla fine ho intrapreso questa avventura grafica che mi da grande felicità”.

“Proprio parlando di Graziano. Il primo casco che realizzasti fu per lui, il babbo di Valentino. Come hai detto, fu un’esperienza un po’ inaspettata”.

“Non mi sono reso conto che stavo prendendo quella strada lì. Né io né i miei genitori che mi avevano dato la possibilità di alimentare questa attitudine al disegno. Disegno e velocità: ho poi realizzato negli anni che c’è una grande relazione tra grafica e motociclismo. Il motociclista, come il grafico, cerca la linea perfetta. O almeno è nella sua intenzione. Cerchiamo entrambi la nostra traiettoria ideale. Ricordo che quando disegnavo per pomeriggi interi sulla scrivania, il pomeriggio avevo bisogno di inforcare la mia moto e andare sulla Panoramica a fare una volata. Mi mancava quel movimento che cercavo di ricreare sui fogli bianchi. Per quanto un grafico sia bravo, è sempre racchiuso nella geometria del foglio. Invece nel mio caso, sposavo le due cose. Disegnavo perché era la mia attitudine e nel frattempo quello che mi mancava nel disegno lo andavo a cercare nella velocità”.

Aldo Drudi e Valentino Rossi, ma non solo

“Ora lavori molto a stretto contatto con Valentino. Quanti caschi hai realizzato per lui in carriera? Svelaci, se puoi, qualche curiosità sulla nascita di alcuni?”

“Il conto non l’ho mai tenuto, abbiamo fatto delle mostre dove avevamo tutta la collezione. Io e Vale siamo gli unici ad avere tutti i caschi. I caschi che facciamo come minimo sono due copie, raramente ne abbiamo fatto solo uno. Uno torna da me per contratto, ho questo accordo con Vale e con tutti i piloti per cui lavoro. Ed è un originale, non un replica fatto dalle aziende. Purtroppo se ti devo dire un numero non me lo ricordo. Un altro bell’aspetto del mio lavoro è che, essendo in pista tutte le domeniche con i caschi dei piloti, mi stimola il cervello a guardare al futuro. Ho la sindrome di Peter Pan, i piloti che corrono adesso in Moto3 potrebbero essere miei nipoti”.

mostra Aldo drudi Rimini 2018
Nel 2018 a Rimini, come evento pre GP di Misano, venne allestita una mostra con le creazioni di Aldo Drudi. Qui la stanza dedicata a Valentino Rossi – Photo Credit: autore

“E’ un aiuto, un po’ come succede per Valentino. I ragazzi dell’Academy lo aiutano a rinfrescare il suo approccio allo sport, all’allenamento e alla gara. Ha attraversato diverse epoche e stili di guida. Con Vale troviamo sempre un motivo per fare una grafica. Lo avevo proposto anche a Schwantz, Doohan, ma eravamo sempre nell’ambito estetico. Con Vale invece abbiamo iniziato a lanciare dei messaggi con i caschi. Questo mi ha permesso di considerare il mio lavoro in un modo diverso. Ormai è abitudine, è bello dare un siginificato al lavoro che facciamo. Non ricadi più nel giudizio del bello o brutto, è una questione di comunicazione. Il pilota vuol dire qualcosa e lo fa con i colori e la grafica che io disegno per loro”.

“Abbiamo visto il nuovo casco di Valentino. Che cosa volevate comunicare? Parlacene un po’, quali sono le idee che ci sono dietro”.

“Lui negli ultimi anni ha corso con un casco che era l’essenza del SoleLuna, il suo tema grafico. Eravamo arrivati all’essenza. Prima quindi gli feci un casco test pennellato interamente a mano. Poi per la stagione feci qualcosa di più solido, è un senatore a vita di questo sport e abbiamo consolidato tutto in termini di colore e grafica. Quindi Sole e Luna molto dettagliati e colori molto contrastanti, blu scuro e giallo. E dietro il nome Valentino Rossi, come i grandi piloti di tradizione degli anni ’60/’70, tipo James Hunt oppure Barry Sheene. Quest’anno, nonostante Vale mi avesse detto di rimanere con quel casco perché era difficile fare meglio, ho detto: “Ma come…ti rilanci in una sfida nuova a 42 anni e cambi team. C’è un rinnovamento e quindi anche io voglio farlo“.

Aldo Drudi rossi 2021
Il nuovo casco SoleLuna di Valentino Rossi per la stagione 2021 ideato da Aldo Drudi – Photo Credit: Petronas SRT Official Facebook Page

“Ho proposto lo stesso impianto grafico, ma aggiungendo il colore. L’idea vincente è stata quella di sfocare le linee del sole e della luna. Questo è un casco energetico, lui cerca sempre energia. Il sole e la luna danno energia. Il casco lo abbiamo inteso come una fonte di energia in più. Poi c’è una cosa a cui Vale tiene molto, ovvero che le cose abbiamo un senso circolare. Una sorta di cerchio energetico. Se guardi il giro dei colori su quel casco è praticamente la notte, l’alba il tramonto e poi di nuovo la notte. E’ un circolo che si ripresenta. Io devo onorare il fatto che qualcuno mi conosca come colui che colora la velocità. Cosa faccio, Vale corre per l‘ennesimo anno e io non tento di fare un’evoluzione del suo casco? Non esiste“.

“Non solo Rossi, ma anche Morbidelli, Migno, Bastianini, Quartararo e Giovinazzi in F1. Chi di loro ha le idee più stravaganti, chi ha già ben chiaro come vuole il suo casco, chi invece arriva da te senza avere idea di cosa mettersi in testa?”

“Gli ultimi non te li dico, ti dico quelli che hanno un po’ più le idee chiare. Decisamente Morbidelli, che ha un approccio diverso alla corsa e alla vita. Ha un suo stile anche molto bello, perché tutti quelli che hanno a che fare con Vale è facile che diventino succubi del suo carisma. Lui e Migno, grandi amici di Vale, hanno però una loro logica. Si manifestano in maniera diversa. Mig ha un casco con colori bellissimi, rivoluzionari, inusuali. Color granata come dice lui, perché è appassionato del Torino, e arancio con un poco di azzurro. Gli piace il rigore delle linee pur essendo romagnolo”.

franco Morbidelli 2021
Il nuovo casco che Aldo Drudi ha realizzato per Morbidelli. Mantenute le bandiere e aggiunti dei magnifici fiori – Photo Credit: motogp.com

“Morbido invece ha fatto una scelta che lo aiuta a ricordarsi da dove viene. Lui è mezzo brasiliano e mezzo italiano e ha riconosciuto da qualche tempo questo suo binomio eccezionale. Già noi siamo latini, abbiamo il sole e il mare. Pensa un po’ se ci aggiungi il carico di un brasiliano… Lui ha sempre avuto le due bandiere sul casco, quest’anno ci abbiamo messo il carico e lui mi ha detto: ”Voglio mantenere le bandiere, però dimmi te”. Io gli ho proposto di aggiungere, che è inusuale per un pilota, dei fiori. Era gia successo in passato. Per Morbido ci azzeccano proprio, sono sinonimo di un approccio alla vita e alle gare originalissimo. E lui si è riconosciuto come persona e come stile e in quel momento è andato più forte. Quindi ho voluto rimarcare le sue caratteristiche con un casco molto bello, adatto a lui”.

“Quanto tempo ci vuole in media per preparare interamente la grafica di una casco, quali sono i passaggi chiave?”

“L’idea è la cosa basilare, perché ormai ho tanta esperienza nel tratto e nel disegno che è l’idea che mi deve venire. Viene quando parli con il pilota. Quando l’interlocutore non è così curioso o non ha voglia di approfondire, il lavoro viene superficiale. Quando il pilota invece ha piacere diventa tutto più interessante e quando consegniamo il casco, lo vediamo insieme ai ragazzi ed è una festa. E’ una cosa che cerchiamo di tenere anche un po’ segreta, potremmo fare mille video del momento clou. Ma siccome è una cosa talmente personale per loro e anche per me, perché ogni creazione è una cosa originale, abbiamo pudore a renderla pubblica. I media tendono un po’ ad appiattire le emozioni, standardizzando un po’ tutto. Quindi quelle cose ce le teniamo per noi”.

“Il lavoro poi, dietro cui ci stanno diverse persone, lo vedi sfrecciare a 300 all’ora in diretta mondiale. Quello basta ad amplificare il lavoro che abbiamo fatto. Tutte le altre piccole storie sono in qualche modo da tenere segrete, che mi e ci gratificano. Fanno parte delle tante avventure sportive della vita di questi personaggi. Poi Vale è diventata una star, ma noi ci appassioniamo anche del pilotino del campionato italiano. Li trattiamo allo stesso modo perché loro ci mettono il fegato. Quando tu sei in pista e cadi e poi devi risalire in moto tutto acciaccato per inseguire la tua passione, la differenza non la fa in che campionato corri. Se cadi e ti fai male puoi essere anche alle prove libere. Quindi vanno rispettati e le storie intime dei loro caschi vanno un po’ difese”.

Aldo Drudo sul Sic: “Tu hai un profilo che rimarrà nella storia”

“Il progetto più grande a cui hai collaborato penso sia quello della realizzazione delle vie di fuga di Misano. Tanto colore nel circuito che rappresenta la terra dei motori, intitolato al Sic. Com’era lavorare con Marco? Se vuoi e se puoi, raccontaci qualche aneddoto legato alla vostra collaborazione”

“Marco è una ferita aperta, ci manca. Aveva stimolato riflessioni per come approcciava lo sport e la vita. Gli feci lo slogan Race your Life, dicendogli: “Guarda che tu hai un profilo che rimarrà nella storia”. Pochi personaggi, con il loro volto, rimangono indelebili nella memoria. Marco era uno di quelli. E’ rimasto nel nostro immaginario con quella cesta di capelli ricci. Race your Life è stata una delle cose più belle che abbia fatto per un pilota. Se n’è andato facendo la cosa più bella per lui. Ha corso la sua vita fino all’ultimo secondo, è un insegnamento. Nessuno di noi è abituato a considerare la propria fine. I piloti non lo fanno in maniera esplicita, ma ci fanno i conti. Eppure prendono le loro decisioni. Questo per un uomo è una delle cose più belle. Decidere del proprio destino e prendersi le responsabilità di quello che si fa”.

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Il logo Race your Life creato da Aldo Drudi per Marco Simoncelli – Photo Credit: autore

“Il motociclismo diventa uno sport diverso. Non di rischio o di deficienti, ma di gente che ama e valorizza la vita tanto da metterla sul piatto. Non è un monito al rischio, perché nessuno dei piloti vuole rischiare. Li conosco. Hanno e abbiamo, perché anche io vado in moto, paura di farci male. Però te la giochi te la partita. La droga, la vigliaccheria, vendere l’anima per fregare qualcuno sono cose diverse, ma correre una gara rispettando gli avversari perché il motociclismo lo prevede è bellissimo. È uno degli sport nobili secondo me. Qualcuno quelle regole lì le ha raggirate. Abbiamo visto rovinare le teorie sul motociclismo puro, anche quello ci deve far pensare. Di suo il motociclismo è però meraviglioso: è un insegnamento di vita, di amore per la vita. Tornando a Marco, eravamo fratelli. Lui mi ha insegnato qualcosa e io probabilmente ho insegnato qualcosa a lui”.

Dalla MotoGP all’America’s Cup con Prada Luna Rossa ed Emirates New Zealand

“Moto, macchine, ma recentemente c’è stata anche l’America’s Cup. Basta che ci sia velocità insomma. Hai realizzato la grafica dei caschi sia per Prada Luna Rossa che per Emirates New Zealand. Come è nata questa collaborazione?”

“C’è un personaggio che si chiama Max Sirena, lo skipper di Luna Rossa in questa edizione. Qualche anno fa, era imbarcato con New Zealand. In quel periodo ci siamo conosciuti. Lui è un grande appassionato di moto e io di mare. I nostri mondi si sono incrociati, Max è eccezionale. Mi ha detto: “Ti piacerebbe fare i caschi per Emirates New Zealand?” Io naturalmente ho accettato. Poi quest’anno è tornato con Prada Luna Rossa e mi ha detto: “Quest’anno ce li devi fare per Prada”. Nel frattempo, quelli di Emirates: “Anche se il tuo amico Sirena se né andato, bisogna che ci rifai i caschi”. Quindi mi sono trovato in finale i due equipaggi con i caschi della Drudi Performance. Da italiano preferivo Prada, ma onore a New Zealand che in questo momento è la più forte. Essere lì con i miei caschi è stato davvero molto bello”.

“Ritorniamo alle moto. Chiudiamo la nostra chiacchierata con delle considerazioni sui nostri italiani, il 2021 è iniziato così così tra sfortune e problemini. Solo Bagnaia, Antonelli e Di Giannantonio ci hanno portato un po’ in alto. Volevo sapere che cosa prevedi per la seconda gara del mondiale e per il resto del campionato. Chi vedi come favorito nelle tre classi?”

“Domenica ci sarà la riscossa di Morbidelli. Franco nella scorsa stagione aveva trovato un bilanciamento perfetto con Forcada. Lui è uno dei più forti e si completano. Per me è la squadra ideale, poi Franco è un grande amico. Quindi sono un po’ di parte. Pecco lo conosco più superficialmente. Comunque è un bell’elemento, ha il suo stile e questo è importante. Ha dimostrato di essere davvero in gamba. Secondo me è più forte lui di Miller. Miller ha l’approccio un po’ alla cazzotti sullo sterno e via con quella grinta che farà la differenza in certe gare, non parte battuto. Però Pecco mi piace di più, più italian style e più vicino al mio modo di vedere le cose. Loro si faranno vedere, Morbido e Pecco. Antonelli sicuramente perché ormai è un veterano, spero Suzuki. Anche se non è italiano, è un caro ragazzo e corre per Paolo Simoncelli”.

Andrea Migno 2021
Il nuovo concept realizzato da Aldo Drudi per il casco 2021 di Andrea Migno – Photo Credit: Andrea Migno Official Facebook Page

“Migno è stato sfortunato, si farà vedere. Era pronto a giocarsela. Bastianini è un altro che ha dato grandi soddisfazioni, è molto veloce. Diggianon ha i miei caschi, ma corre con le moto disegnate da me per il team Gresini. Poi Vale è un senatore, può fare sempre la sorpresa. Sono curioso di vederlo con una gomma che gli garantisca di battersi al meglio. Non vorrei mai imbattermici negli ultimi 5 giri. Per il titolo non voglio fare pronostici, sono una lotteria. Come dicevo, sarà bello vedere chi per primo rilasserà i muscoli del collo. La cosa che mi piace dei personaggi che ti ho nominato, è che sul podio non gli si gonfia la vena. Gli spagnoli sono più carichi, urlano. Quando sali sul podio goditela, fai una bella risata. In questo siamo più bravi. Spero che i nostri possano fare qualche sorriso in più sul podio”.

Termina qui la nostra chiacchierata con Aldo Drudi, della Drudi Performance. La sua avventura, cominciata quasi per caso, lo ha portato ad affermarsi nel panorama sportivo mondiale. Nella nostra intervista abbiamo scoperto un personalità disponibile, profonda e davvero sul pezzo. Non potevamo aspettarci altro da uno che non solo viene dalla terra dei motori, ma che nella vita ha deciso di colorare la velocità.

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Riccardo Zoppi

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