La giornalista statunitense Shelly Kittleson, rapita da una milizia alleata dell’Iran e trattenuta per una settimana, è stata ufficialmente liberata. Secondo quanto riportato da alcuni funzionari iracheni, il rilascio è avvenuto a seguito della scarcerazione di alcuni membri della milizia. La medesima notizia è giunta anche dal Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio e dalla milizia stessa.

Shelly Kittleson liberata in cambio della scarcerazione di alcuni membri della milizia

Rubio ha confermato la notizia in un post sui social martedì sera, dichiarandosi profondamente sollevato dal fatto «che questa cittadina americana sia ora libera». Successivamente ha ringraziato il Consiglio giudiziario supremo iracheno e i «partner iracheni» per aver garantito la sua liberazione. «Questa risoluzione -aggiunge il Segretario di Stato- riflette l’incrollabile impegno dell’Amministrazione Trump per la sicurezza e l’incolumità dei cittadini americani, ovunque si trovino nel mondo».

La milizia, Kataib Hezbollah, ha dichiarato in un comunicato che il rilascio di Kittleson è avvenuto esclusivamente «in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche» del primo ministro iracheno, il quale aveva negoziato per la sua liberazione. Tuttavia, «questa iniziativa non sarà ripetuta in futuro», afferma Abu Mujahid Al-Asaf, comandante della sicurezza del gruppo. Oltre a ciò, il gruppo ha espressamente chiesto che la giornalista lasci immediatamente l’Iraq.

Dalle prime negoziazioni iniziate un giorno dopo il rapimento di Kittleson, la tensione americana riguardo i gruppi armati allineati con l’Iran in Iraq è rapidamente cresciuta. Per questa ragione l’ambasciata statunitense a Baghdad, a marzo di quest’anno, ha invitato tutti i cittadini americani a lasciare immediatamente l’Iraq. Come evidenziato dal New York Times, il gruppo si trova in prima linea nelle azioni di ritorsione legate al conflitto tra Stati Uniti-Israele contro l’Iran. Inoltre, i ripetuti attacchi ai luoghi occupati dall’esercito americano in Iraq e Siria ha inevitabilmente spinto Washington, nel 2009, ad additarli come organizzazione terroristica straniera. L’insieme degli eventi ha messo in luce l’instabile equilibrio tra governo iracheno, milizie filo-iraniane e presenza americana nella regione.

Stefania Cirillo