Cultura

Irpinia, un terremoto lungo quarant’anni

Molti articoli che capita di leggere sul terremoto d’Irpinia del 1980 iniziano citando i numeri di quella tragedia… non delle semplici cifre. Ogni singola persona di quei paesi colpiti è stata toccata da quest’evento. Segni indelebili di quel 23 novembre 1980, scalfiti nella memoria e tramandati alle generazioni seguenti.

La sensazione di chi vi scrive, nato in questa terra negli anni successivi al sisma e che vive tuttora in uno dei paesi simbolo di quell’evento, Teora, è quella di una data che segna uno spaccato nella terra e nel tempo.

Il dolore ed i primi soccorsi

Dai racconti di chi ha vissuto in prima persona quella insolita calda sera di novembre, ciò che emerge è in primo luogo un senso di vuoto lasciato da quelle vite spezzate sotto le macerie. Sentimento con cui si convive tuttora, con la memoria di quel giorno di quarant’anni fa, con il ricordo di chi non c’è più e di quello che è stato fatto successivamente, nell’immediato e nel corso degli anni.

Irpinia, terremoto: le macerie a Teora - Photo Credits: wikipedia
Irpinia, terremoto: le macerie a Teora – Photo Credit: Wikipedia

I soccorsi tardivi, l’inadeguatezza dei mezzi di aiuto, perché come ricordano i più “non avevano neanche le pale”, hanno innescato un segnale avvertito in prima persona dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che in un discorso di un paio di giorni più tardi, appena rientrato dalle zone terremotate, lanciò un appello:

“Qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana. Tutti gli italiani devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi loro fratelli colpiti da questa sciagura. Perché credetemi, il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”.

Parole peraltro non lontane da quelle pronunciate da Sergio Mattarella soltanto qualche giorno fa, in cui faceva richiamo alla collaborazione tra le forze politiche per fronteggiare questo periodo di pandemia. Situazioni in qualche modo anche confrontabili, il virus ed il terremoto, per la conta di tante morti ed un’emergenza sociale da affrontare.

Irpinia, ricostruzione e speranze

La ricostruzione (buona o cattiva che sia) in Irpinia è avvenuta, ma ci si è illusi di poter costruire un futuro a carattere industriale. Aziende che, una volta ottenuti i finanziamenti per rinnovare le apparecchiature sono tornate al Nord ed una politica arraffona e clientelare, sono fattori che hanno contribuito allo spopolamento già in corso negli anni precedenti. Di quelle case nuove la maggior parte oggi sono vuote. Le nascite sono ben inferiori ai morti ed i giovani, una volta completati gli studi, sono spesso costretti a trovare lavoro altrove. Segno che quel terremoto è ancora in atto. Ma forse più di altrove, l’attaccamento alle proprie radici rimane profondo.

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