Il governo israeliano ha ufficialmente deciso di chiudere Galei Zahal (GLZ), la storica emittente radiofonica controllata dall’esercito. GLZ è una delle stazioni più conosciute a Israele, fondata nel 1950. La sua peculiarità è che, pur essendo sotto la protezione militare, beneficia di indipendenza editoriale. Al suo interno, infatti, lavorano sia civili che soldati, proponendo una programmazione giornalistica molto varia.

Annientamento del pluralismo di idee

Katz, il ministro della difesa israeliano, ha accusato l’emittente di trasmettere contenuti politici in contrasto con i valori delle forze armate, proponendone così la chiusura. Il primo ministro Netanyahu ha appoggiato la decisione, sostenendo che una radio gestita dai militari sia inconciliabile con una democrazia moderna. Ha aggiunto che in altri Stati emittenti simili si limitano a intrattenere le truppe, senza fornire informazioni specifiche o dibattiti di alcun tipo. Il termine delle trasmissioni, fissato per il 1° marzo 2026, ha suscitato polemiche e preoccupazioni sia dal Consiglio della stampa che dall’Unione dei giornalisti. Questa scelta, vista da entrambi le organizzazioni come un attacco diretto alla libertà di espressione e di informazione, li ha spinti a presentare ricorso alla Corte Suprema. Anche il procuratore generale ha espresso disaccordo, definendo il provvedimento illegittimo e sottolineando che una delibera governativa non è sufficiente a sancirne la chiusura.

Le iniziative mosse dal governo israeliano per censurare i media e impedire alla popolazione di essere informata adeguatamente sono iniziate all’inizio della guerra a Gaza. Tra queste, figura la legge che permette di bandire testate straniere ritenute pericolose per la sicurezza nazionale, già attuata per bandire Al Jazeera – una delle poche emittenti arabe a operare sulla striscia di Gaza -. La legge è stata prorogata fino al 2027. Pertanto la chiusura di GLZ si inserisce tra le manovre volte ad annientare le voci critiche e il pluralismo delle idee.

Stefania Cirillo