Attualità

Israele e Hamas: una guerra senza fine

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Non sembra voler cessare la guerra tra Israele e Hamas, un conflitto che va avanti ormai da anni e che ha ripreso vita in questi ultimi giorni. Nel 2005 il premier israeliano Ariel Sharon portò a compimento un piano di ritiro unilaterale dei soldati e dei coloni israeliani dalla Striscia di Gaza, che fu così consegnata all’Autorità Nazionale Palestinese, anche se Israele conservò il controllo dei confini e dello spazio aereo. Le elezioni del 2006 vennero vinte da Hamas e a quel punto Israele, gli Stati Uniti e l’Unione Europea reagirono imponendo sanzioni contro, che consideravano l’organizzazione terroristica.

Il bilancio delle vittime: 72 nella Striscia e 7 in Israele

Dunque negli ultimi due giorni è scoppiato nuovamente un conflitto tra Israele e la Striscia di Gaza da dove sono partiti ormai migliaia di razzi verso il territorio israeliano. Soltanto questa nottata ha visto il numero delle vittime salire di almeno 50 unità, tra cui 14 bambini, all’interno della Striscia e almeno 5 in Israele. Il bilancio complessivo è di 72 vittime, tra cui 17 minori, nella Striscia e 7 per gli israeliani tra cui un bambino di 6 anni. Il Jerasulem Post riferisce che i feriti sono almeno 20 questa notte, tra cui una donna alla 39esima settimana di gravidanza. Intanto Biden dagli Stati Uniti, come apprendiamo dall’Ansa, ha spedito Hady Amr, l’inviato per il conflitto israelo-palestinese per incontrare le parti e trovare un punto d’incontro.

L’origine del conflitto risale al qualche giorno fa quasi al termine del Ramadan, il mese in cui gli islamici praticano il digiuno, quando i palestinesi si sono scontrati con le autorità israeliane dopo che queste avevano allestito delle barriere per impedire i raduni che avrebbe portato l’Iftar, la cena per celebrare la fine del digiuno, nella città vecchia di Gerusalemme.

Hamas e la Jihad Islamica hanno continuato, e stanno continuando, a lanciare razzi parte dei quali viene prontamente annientato dal sistema di difesa Iron Dome, il sistema antimissilistico israeliano finanziato dagli Stati Uniti. A Dimona, dove c’è la centrale nucleare, sembrano essere destinati 15 razzi, verso Beer Sheva nel Negev e attorno a Tel Aviv.

Ali Jarbawi: “La dinamica del conflitto e’ stato un crescendo”

Intanto, La Repubblica, ha intervistato Ali Jarbawi, professore di scienze politiche a Bir Zeit che in passato è stato anche ministro all’interno del governo di Salem Fayyad. Zeit ha spiegato che il conflitto nato in questi giorni è nato si dallo scontro tra palestinesi e autorità israeliano, ma non soltanto da questo: “La dinamica è abbastanza chiara: è stato un crescendo che tutti possono ricostruire andando a rileggere i giornali, le notizie dei siti israeliani e palestinesi diciamo dell’ultimo mese. La questione decisiva è quella del quartiere arabo di Gerusalemme di Sheikh Jarrah, dove 12 famiglie palestinesi rischiano di essere sfrattate per una decisione della giustizia israeliana dalle abitazioni dove vivono da decenni. Una giustizia che viene considerata dai cittadini palestinesi strumento delle pressioni dei coloni ebrei e dell’ultradestra che vuole liberare Gerusalemme dalla presenza dei palestinesi. Poi c’è stato lo scontro attorno al Bab Al Amoud . La polizia ha installato delle barriere, i giovani che volevano riunirsi la sera per il Ramadan hanno iniziato a manifestare e a scontrarsi. Poi c’è stata l’esplosione di violenze sulla Spianata delle Moschee, con gli scontri che tutti avete visto in tv, con i fumogeni che sono entrati perfino all’interno della moschea di Al Aqsa“.

Sulla possibilità di una guerra generalizzata ha affermato: “Al momento, se non ci saranno episodi gravi ma sempre possibili, io penso che la situazione tornerà sotto controllo in alcuni giorni“.

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