Sarebbero ventidue gli italiani arrestati a bordo della Global Sumud Flotilla; a comunicarlo è Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri ha aggiunto che tutte le persone fermate sono «in buone condizioni», e che il consolato a Tel Aviv e quello generale a Gerusalemme le assisterà, sia al porto di Ashdod, sia durante le procedure di rimpatrio. Per chi, tra loro, rifiuterà di abbandonare Israele, è prevista l’espulsione per ordine dei giudici entro settantadue ore. L’europarlamentare Benedetta Scuderi (Alleanza Verdi e Sinistra) e il senatore Marco Croatti (Movimento 5 Stelle), che erano sulla Morgana, si trovano già in un centro di identificazione e detenzione. Da diverse ore, il profilo Instagram della flotta sta pubblicando i nomi di chi si trovava sulle imbarcazioni fermate e prese in custodia da Israele. Ha diffuso, inoltre, un video registrato dai partecipanti in caso di arresto.
Questo il comunicato stampa del ministero: «Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato in contatto con il Ministro degli Esteri israeliano Sa’ar in merito all’assistenza dei cittadini italiani a bordo della Flotilla che sono stati fermati dalla Marina israeliana. L’intero equipaggio delle navi sarà trasferito al porto di Ashdod e trattenuto in centri adibiti a tal fine. I membri della Flottilla potranno scegliere tra due alternative. La prima è accettare l’espulsione volontaria immediata, che avverrà nei tempi più rapidi possibili. La seconda è rifiutare l’espulsione immediata, accettando una detenzione in carcere in attesa di rimpatrio forzato. In questo caso, i membri della Flottilla dovranno attendere il provvedimento di respingimento dell’Autorità giudiziaria, la cui pronunzia giunge generalmente dopo 48-72 ore. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv segue il caso con la massima attenzione e ha già preparato un programma di assistenza consolare».
Israele non avrebbe potuto fermare la Global Sumud Flotilla
Anche questa volta, come già accaduto in passato, i militari israeliani hanno intercettato le barche in acque internazionali, a circa dodici miglia nautiche di distanza dalle coste di qualsiasi Paese. Si tratta di un luogo che esula dalla giurisdizione degli Stati e nel quale vige il diritto del mare.
Benjamin Netanyahu ha sempre sostenuto di poter intervenire sulla Global Sumud Flotilla, poiché i suoi equipaggi avevano manifestato l’intenzione di rompere il blocco navale imposto sulla Striscia di Gaza, che si estende fino a venti miglia nautiche. Per giustificare le proprie azioni, si è appellato al Manuale di San Remo. Il documento, redatto nel 1994, prevede in effetti la possibilità di intercettare le imbarcazioni pronte a violare i blocchi militari. Impedisce, tuttavia, che tale misura venga imposta a un territorio la cui popolazione non sia «adeguatamente fornita di cibo e altri oggetti essenziali per la sua sopravvivenza».
L’occupazione israeliana della Palestina, inoltre, è considerata illegale da diverse organizzazioni e tribunali internazionali, prima fra tutte la Corte internazionale di giustizia. Va aggiunto, infine, che, per il diritto del mare, abbordare imbarcazioni straniere in acque internazionali non è legale, a meno che la nave non stia compiendo atti di pirateria, tratta di schiavi o trasmissioni radiofoniche abusive. Come ben sappiamo, la Flotilla non rientra in nessuna di queste categorie.
Federica Checchia





