L’esercito israeliano ha colpito obiettivi di Hezbollah nella parte meridionale del Paese dopo che l’Aeronautica militare dello Stato ebraico ha intercettato questa mattina tre razzi provenienti da oltreconfine. Il premier Netanyahu ha ordinato all’Idf di agire con forza contro ‘decine di obiettivi terroristici’. ‘Rischiamo una nuova guerra’, è l’allarme del primo ministro libanese Nawaf Salam. ‘Preoccupati per l’escalation’ la missione Onu Unifil e il ministro degli Esteri Tajani. Israele aveva dichiarato che avrebbe risposto “duramente” all’attacco del Libano nella prima mattinata di sabato, quando sono stati lanciati razzi verso il nord di Israele. L’esercito israeliano ha dichiarato che i razzi intercettati avevano come obiettivo la città israeliana di Metula.

Secondo il cessate il fuoco raggiunto a novembre, le forze israeliane avrebbero dovuto ritirarsi da tutto il territorio libanese entro la fine di gennaio. La scadenza è stata poi prorogata al 18 febbraio da un accordo tra Libano e Israele. Da allora, però, Israele è rimasto in cinque località del Libano, di fronte a comunità del nord di Israele, e ha effettuato decine di attacchi aerei sul Libano meridionale e orientale, affermando di aver attaccato Hezbollah. Il Libano ha fatto appello alle Nazioni Unite affinché facciano pressione su Israele affinché si ritiri completamente dal Paese.

Il lancio di razzi dal Libano a Israele non è stato rivendicato: Hezbollah ha detto che non ne ha responsabilità e che sta continuando a rispettare il cessate il fuoco in vigore dallo scorso novembre.

L’accordo della tregua, scritto in maniera vaga e articolato in 13 punti, prevedeva la fine delle ostilità, ma Israele si assicurava il diritto di colpire eventuali depositi e postazioni di Hezbollah, assieme a quello di intraprendere attacchi preventivi. Inoltre, nel testo era stato formalizzato il ritiro completo delle truppe israeliane dal Libano in due mesi, poi prolungato fino al 18 febbraio e mai avvenuto. Oggi Israele mantiene cinque postazioni in territorio libanese, a ridosso del confine.