In Israele la nazione divampa in protesta contro le ultime misure di Netanyahu… Ed era ora! Il premier israeliano sta letteralmente giocando con il fuoco: ormai a Gaza assistiamo a quello che non fatica a definire un massacro senza fine, con 400 morti in pochi giorni, 130 bambini uccisi. Israele ha ripreso i bombardamenti sulla Striscia di Gaza con una violenza devastante, interrompendo bruscamente il cessate il fuoco. La scia di sangue conta già oltre 400 vittime palestinesi, tra cui 130 bambini, una cifra che non può essere definita altro che una strage di innocenti. Netanyahu ha giustificato questa offensiva sostenendo che Hamas non ha rispettato gli accordi di tregua, ma la realtà è che Israele continua a esercitare una punizione collettiva su un popolo già stremato da decenni di occupazione e blocco economico.
Il vero obiettivo di Netanyahu è sabotare la tregua e rafforzare l’estrema destra
L’offensiva su Gaza arriva in un momento cruciale: il governo israeliano è sotto pressione e le proteste interne stanno crescendo. Netanyahu sa che la guerra rafforza il suo consenso tra gli estremisti e lo aiuta a distogliere l’attenzione dalla crisi politica in corso. Il premier ha più volte sabotato i negoziati per il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas, preferendo continuare a bombardare la Striscia. La logica è chiara: più conflitto, più paura, più potere per lui e per la sua coalizione di estrema destra.
Mentre Gaza brucia, la rabbia monta anche in Israele. Oltre 40.000 persone sono scese in piazza a Tel Aviv per denunciare l’operato di Netanyahu e la sua mossa autoritaria di licenziare Ronen Bar, capo dello Shin Bet, i servizi segreti interni. La manifestazione, una delle più grandi degli ultimi mesi, ha visto i manifestanti urlare contro il “Signor Abbandono”, accusandolo di anteporre la sua carriera alla sicurezza del Paese. “È un pericolo per la nazione”, ha dichiarato l’ex capo del Mossad Tamir Pardo, sottolineando che Netanyahu sta spingendo Israele sull’orlo dell’autodistruzione.
Israele protesta contro Netanyahu: “è ora di rovesciare il dittatore”
Il licenziamento di Ronen Bar, ancora in attesa di approvazione ufficiale, segna un ulteriore passo verso la radicalizzazione del governo Netanyahu. Mai prima d’ora un capo dello Shin Bet era stato rimosso in Israele: una mossa che sa di regolamento di conti politico. L’attuale premier vuole circondarsi solo di fedelissimi, eliminando qualsiasi figura che possa rappresentare un freno alla sua agenda ultranazionalista.
Netanyahu è fuori controllo, la comunità internazionale deve agire. La verità è che Israele non è mai stato così diviso: la popolazione è stanca di una guerra senza fine e del leader che la sta trascinando sempre più nell’isolamento internazionale. La comunità internazionale non può più permettersi di rimanere a guardare. È necessario un intervento deciso per fermare questa escalation di violenza e chiedere conto a Netanyahu delle sue azioni. Non si tratta più solo del destino di Gaza o di Israele, ma della stabilità dell’intera regione.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





