Le voci di forti dissapori tra Jack Antonoff e Taylor Swift sono state ampiamente esagerate dalla stampa e dal web, e a confermarlo è lui stesso. Martedì 28 aprile il leader dei Bleachers è stato ospite del programma di Howard Stern su SiriusXM per promuovere il quinto album in studio della sua band, Everyone For Ten Minutes, e per smentire le indiscrezioni sul suo mancato coinvolgimento nella produzione e nella scrittura dei brani dell’ultimo album di Taylor, The Life of a Showgirl, uscito l’anno scorso.
«Sono grato solo per il lavoro che abbiamo svolto insieme», ha detto a proposito della sua collaborazione decennale con Swift, iniziata con l’album 1989, del 2014, e proseguita per diversi anni, prima della reunion della popstar con Max Martin e Shellback. «Forse è solo perché scrivo e canto le mie canzoni, ma capisco la necessità di collaborare con diversi artisti e di spaziare».
Jack Antonoff, che ha scritto e prodotto album di artisti come Kendrick Lamar, Lorde, Sabrina Carpenter, The Chicks e St. Vincent, ha affermato che la sua vasta gamma di collaborazioni dimostrerebbe come cambiare spesso sia assolutamente salutare. «Non credo sia normale lavorare sempre e solo con le stesse persone», ha spiegato a Stern. «E quando mi è capitato di farlo con qualcuno, ho pensato che fosse una sorta di miracolo».
Taylor Swift, Jack Antonoff e il “bridge dello sfogo”
Anche Taylor ha difeso il proprio rapporto con Antonoff in un’intervista per il New York Times, in occasione del numero speciale del magazine dedicato ai trenta migliori cantautori nel panorama musicale. «Jack Antonoff è un mio collaboratore e uno dei miei migliori amici», ha ribadito. «Abbiamo ideato questa cosa che adoriamo fare, e la chiamiamo “il bridge dello sfogo”. È fondamentalmente un flusso di coscienza, un’incessante effusione di emozioni, pensieri intrusivi, mescolati a metafore, discussioni, urla. Vogliamo che questo bridge dello sfogo trasmetta l’intensità massima di quel sentimento che stiamo cercando di esprimere nel corso della canzone, e vogliamo che sia una sorta di crescendo».
Il “bridge dello sfogo”, come spiegato dallo stesso produttore, è stato fondamentale per successi come Cruel Summer. Antonoff ha raccontato a Stern: «Passi un’intera canzone – strofa e ritornello – sai, essendo super poetico e danzando intorno a qualcosa… e poi arrivi a questo ponte e semplicemente esplodi. A quel punto te lo sei meritato, quindi è quasi come se potessi essere così libero. È qualcosa che sento essere una delle nostre cose speciali… Ci incitiamo a vicenda».
Federica Checchia





