Arte e Intrattenimento

Jackie Ormes, l’unica fumettista nera d’America

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Per la rubrica “Esseri Unici” oggi raccontiamo la storia di Jackie Ormes. Nata  Zelda Mavin Jackson il 1° agosto 1911 a Pittsburgh, Pennsylvania, è conosciuta come la prima vignettista afroamericana. Fu la creatrice del fumetto Torchy Brown e del pannello Patty-Jo ‘n’ Ginger. Iniziò la sua carriera come correttore di bozze per il Pittsburgh Courier, un settimanale afroamericano. Tra il 1937 e il 1938 il giornale pubblicò il suo fumetto, Dixie to Harlem, che presentava il formidabile personaggio Torchy Brown, una giovane donna di colore del Mississippi che si trasferisce a New York per diventare la star del canto del Cotton Club. La striscia fu presto apparsa su quindici giornali neri in tutto il paese, rendendo Jackie la prima donna nera fumettista d’America.

Il suo lavoro è stato unico e del tutto senza precedenti. Non solo i suoi personaggi principali erano femminili, ma erano forti, eleganti, intelligenti, spiritosi e spesso conducevano vite estremamente glamour e colte. I fumetti e i personaggi di Jackie sfidarono le caricature dispregiative delle persone di colore, e specialmente delle donne di colore, che di solito apparivano nei fumetti in quel momento. La sua inclinazione politica di sinistra finì nei suoi fumetti affrontando questioni politiche e sociali. Così ha trattato argomenti come il razzismo, il sessismo, il diritto del lavoro e l’istruzione.

Jackie Ormes, la carriera

Nella foto un fumetto di Jackie Ormes photo credit: pinterest.it
Nella foto un fumetto di Jackie Ormes photo credit: pinterest.it

Nel 1936, Jackie sposò Earl Ormes, un direttore d’albergo, con il quale visse un felice matrimonio. La coppia si trasferì a Chicago nel 1942 e Jackie divenne presto una figura importante nella società afroamericana. Iniziò a scrivere come editorialista per il Chicago Defender, uno dei principali giornali neri degli Usa, e la sua striscia di cartoni animati, “Candy“, su una cameriera intelligente e saggia, è apparsa anche sul giornale per diversi mesi.

Alla fine della seconda guerra mondiale, il lavoro di Jackie era tornato sul “Pittsburgh Courier“. Questa volta con una nuova striscia mono pannello chiamata “Patty-Jo ‘n’ Ginger“. Presentava un duo sorella maggiore / sorellina con Ginger che era l’elegante e bella sorella maggiore, e Patty Jo la sorella minore precoce e schietta. Quest’ultima era anche l’unica responsabile della narrazione. Il fumetto andò in stampa per 11 anni.

La bambola Patty-Jo

Nella foto la bambola Patty-Jo prodotta dalla Terry Lee Doll Company photo credit: blackhistoryheroes.com
Nella foto la bambola Patty-Jo prodotta dalla Terry Lee Doll Company photo credit: blackhistoryheroes.com

La popolarità della striscia portò la “Terri Lee Doll Company” a produrre nel 1947 una bambola di nome Patty-Jo. Fu la prima bambola nera americana ad avere una vasta linea di vestiti e, a differenza di prodotti simili che tendevano ad essere caricature grossolane, rappresentava una vera bambina. Sono state migliaia le bambole Patty-Jo vendute e oggi sono oggetti da collezione molto ricercati. Jackie è stata la prima fumettista a evidenziare le questioni ambientali, soprattutto perché tendevano a colpire i quartieri neri. In una particolare striscia, Jackie raffigurò una fabbrica che riempiva l’atmosfera di fumo acre e inquinava l’approvvigionamento idrico locale attraverso il suo sistema di drenaggio

Jackie si ritirò dalla produzione di cartoni animati nel 1956, ma continuò a muoversi e lavorare in circoli artistici, producendo murales, ritratti e nature morte. Fece parte del consiglio di amministrazione del “DuSable Museum of African-American History and Art.” Jackie Ormes morì a Chicago il 26 dicembre 1985 di emorragia cerebrale e nel 2014 fu inserita (postuma) nella National Association of Black Journalists Hall of Fame.

di Loretta Meloni

Immagine di copertina (Jackie Ormes) photo credit: twitter.com

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