Lo scandalo che ha travolto Sean Combs, in arte P Diddy, ha scatenato una serie di effetti collaterali che sta investendo Hollywood e, soprattutto, molte personalità della musica, vicine al produttore discografico. Tra queste, c’è anche Jay-Z, sulla cui testa pendono accuse gravissime. Un mese fa, infatti, una donna, la cui identità è rimasta anonima per volere del giudice, ha sporto denuncia contro di lui e contro lo stesso Diddy, sostenendo di essere stata violentata dai due nel 2000 durante un afterparty dei VMAs. All’epoca, lei aveva solo tredici anni.
Il rapper, tuttavia, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda, e ieri ha presentato una nuova mozione per bloccare la causa intentata nei suoi confronti. La sua richiesta è che il giudice respinga il caso, in base a delle “incongruenze” che sarebbero state rilevate dai suoi avvocati nel racconto dell’accusatrice. Il team legale di Jay-Z, al secolo Shawn Carter, ha evidenziato come la stessa presunta vittima avrebbe ammesso, nel corso di un’intervista alla NBC, di aver «commesso alcuni errori» nel ricostruire quella sera.
Jay-Z accusato di stupro: il racconto della vittima

La donna ha presentato la denuncia originale a ottobre, modificandola poi a dicembre e inserendo anche il nome di Carter. Stando ai suoi racconti la ragazza, oggi trentottenne, avrebbe conosciuto fuori dal luogo in cui si tenevano i Video Music Awards un uomo che si sarebbe identificato come l’autista di Diddy e l’avrebbe condotta al party privato del magnate della Bad Boy Entertainment. Al suo arrivo, dopo aver firmato un accordo di non divulgazione, si sarebbe mischiata tra i presenti. Avrebbe poi accettato di bere un drink, che l’avrebbe stordita. Si sarebbe quindi infilata in una stanza vuota per riprendersi ma, di lì a poco, sarebbero entrati Combs, Carter e una celebrità femminile rimasta anonima.
Nei documenti si legge: «Combs si è avvicinato aggressivamente alla querelante con uno sguardo folle, l’ha afferrata e le ha detto: “Sei pronta a fare festa?”». Gli uomini l’avrebbero violentata a turno, sotto lo sguardo della vip. Infine, dopo aver tirato un pugno a Combs, sarebbe riuscita a fuggire dalla casa e a chiamare suo padre per farsi venire a prendere.
Le incongruenze nella deposizione
Il suo racconto, però, è stato messo in dubbio dalle dichiarazioni dello stesso papà. L’uomo ha infatti detto di non ricordare di essere mai andato a salvare sua figlia. Un viaggio, tra andata e ritorno, della durata di circa dieci ore, e quindi difficile da rimuovere. Inoltre Benji Madden, secondo l’accusatrice tra gli ospiti del party, all’epoca era in tour con i Good Charlotte, e si trovava a Chicago.
Il team di Carter ha evidenziato altre incongruenze, come il fatto di aver assistito ai VMAs tramite un maxischermo o la descrizione della dimora di Combs con un «vialetto a forma di U» a circa 20 minuti da Midtown Manhattan, abitazione mai posseduta dall’uomo. «Il fatto che quasi tutti i passaggi della narrazione della querelante» – si legge nel comunicato- «dall’arrivo ai VMA alle interazioni con l’autista della limousine e con le celebrità fino al viaggio con il padre – si rivelino falsi o altamente improbabili, mette in forte dubbio l’affermazione della querelante secondo cui il signor Carter l’avrebbe violentata, cosa che non è avvenuta».
Jay-Z denuncia Tony Buzbee
Tra le richieste di Jay-Z al giudice distrettuale Analisa Torres, c’è anche una sanzione pecuniaria a carico dell’avvocato della donna, Tony Buzbee. «Firmare una memoria che accusa qualcuno di un crimine così orribile senza vagliare adeguatamente le accuse – in particolare quando il rilievo dell’imputato significa che le accuse saranno ripetute nei titoli dei giornali di tutto il mondo – è profondamente sbagliato e non etico», ha affermato Alex Spiro, legale di Carter, «Se gli avvocati non andranno incontro a conseguenze per un tentativo così spregiudicato di distruggere la reputazione di un’altra persona e di infliggere danni emotivi ai suoi cari, questa tattica prolifererà».
Buzbee, dal canto suo, ha replicato che non si farà «bullizzare o intimidire» dal rapper e dal suo entourage. «Con questi depositi frenetici, il suo team mostra una certa disperazione. Lui e il suo team pensano che le leggi e le regole non si applichino a loro. Si sbagliano di grosso. Pensano anche di poter bullizzare o intimorire i legali delle vittime presentando documenti inutili, pieni di bugie e mezze verità. Anche in questo caso, si sbagliano di grosso… Affronteremo l’assoluta mancanza di merito con il suo deposito presso la Corte, piuttosto che con la stampa».
Federica Checchia
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