Ammettiamolo, alla Finlandia dobbiamo molto; lì hanno infatti avuto origine la sauna, l’indistruttibile Nokia e anche lo scolapiatti. A questa serie di colpi di genio possiamo aggiungere anche Kalsarikännit; un termine difficile da scrivere e ancor più da pronunciare, se non si è madrelingua, ma che diventerà la parola preferita di tutti i pantofolai del mondo.
Cugino di primo grado del danese hygge danese, dello svedese mys e del tedesco Gemütlichkeit, che indicano la tendenza al cercare e creare atmosfere intime e familiari e, quindi, a prediligere ambienti domestici, il Kalsarikännit ha un significato analogo, ma con una marcia in più. Sta, infatti, a indicare l’abitudine di trascorrere piacevoli serate tra le mura di casa, bevendo. Il nome, dopotutto, ammicca all’alzare il gomito, essendo nato dall’unione di kalsari (biancheria intima) e kännit (ebbrezza, ubriachezza); ubriacarsi in mutande, letteralmente.
Kalsarikännit: pigri di tutto il mondo, unitevi (uniamoci)
In Europa, una versione edulcorata di questa tradizione scandinava (i ragazzi finlandesi sono più propensi a ubriacarsi per davvero), è diventata celebre dopo l’uscita del libro di Miska Rantanen Päntsdrunk: Kalsarikänni, The Finnish Path to Relaxation, un manuale che spiega tutti i benefici di questa tecnica di relax alternativa. Anche il sito ufficiale dedicato alla cultura finlandese prodotto dal Ministero degli Affari Esteri sembra andare molto fiero di questo escamotage, e ne fa più volte menzione. Anche un episodio della trentacinquesima stagione de I Simpson ha dedicato un simpatico momento a questa usanza. Homer, infatti, inizia a lavorare in una centrale nucleare finlandese; il nuovo capo gli spiega i principi aziendali, spiegandogli anche il Kalsarikännit e la filosofia dello stare in casa a bere in mutande. Una spiegazione a cui il protagonista dell’amata serie TV non può che rispondere: «Ma io lo facevo già prima che diventasse fico!».
Se l’hygge, parente prossimo originario della Danimarca, prevede l’impiego di candele, luci soffuse e scelte più aestethic, la controparte finlandese appare molto più spartana e finalizzata al bere per il piacere di farlo. In più, se a Copenhagen ci si riunisce tra amici per questo tipo di serate, a Helsinki e dintorni si celebra una beata solitudine. Gli unici partner ammessi sono gli alcolici, dalla birretta defaticante al rosso pregiato, senza limiti di quantità; dopotutto, si è al sicuro, tra le mura domestiche. Che si stia davvero in mutande o con una più pratica tuta, poco importa: la parola d’ordine è comodità. E allora, alla salute, anzi, Kippis!
Federica Checchia
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