Negli ultimi quattro anni la Costituzione in Kazakistan ha già subito una modifica e, a seguito di un referendum, i cittadini ne hanno approvata una nuova domenica scorsa. Una buona maggioranza degli elettori ha votato a favore del referendum tuttavia, secondo alcuni esperti, la seguente riforma potrebbe rafforzare ulteriormente i poteri del presidente.
La nuova Costituzione in Kazakistan rafforza i poteri del presidente in carica
L’attuale presidente in carica, Kassym-Jomart Tokayev, governa il Paese in modo autoritario ormai dal 2019. La riforma approvata dalla maggioranza degli elettori gli permetterà di mantenere il suo potere oltre il 2029. Infatti, nonostante il mandato in Kazakistan duri solo sette anni, il sistema non prende in considerazione il periodo che intercorre tra il 2019 e il 2022. Questa scelta è da ricondurre proprio al periodo in subentrò al posto del presidente Nursultan Nazarbayev che si era dimesso.
La nuova Costituzione di cui stiamo parlando apporta delle modifiche significative. Innanzitutto, il nuovo assetto semplifica notevolmente il Parlamento, trasformandolo in un organo monocamerale. La riforma ha infatti abolito il Senato e, in contrapposizione, ha ripristinato la carica di vicepresidente, che mancava dal 1998. Questo significa che «se il nuovo parlamento monocamerale rifiuterà per due volte di approvare le nomine ad altre cariche, il presidente potrà scioglierlo e promulgare temporaneamente atti con forza di legge». La preoccupazione per la nuova Costituzione viene anche segnatala dall’Human rights watch, la quale sostiene che «comporta restrizioni eccessive e ingiustificate alla libertà d’espressione, di associazione e di riunione pacifica».
Il rischio, inoltre, è che per il governo sarà ancora più semplice reprimere eventuali manifestazioni anti-governative, poiché potrebbero «minare la moralità della società o violare l’ordine pubblico». Nonostante ciò la vittoria del sì è stata considerata abbastanza scontata, specie se teniamo conto del fatto che molto spesso le elezioni e i referendum sono volti a convalidare le decisioni dei leader.
Stefania Cirillo




