Cultura

La celebrazione della figura materna nella poesia d’autore: quattro componimenti poco noti

Un’analisi della figura materna all’interno della poesia d’autore. Nel nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’Infanzia, in occasione della Festa della Mamma, alcuni versi poco noti di grandi autori dell’800 e del 900.

La celebrazione della figura materna nella poesia: Che cos’è una mamma? di Francesco Pastonchi

L’analisi sulla figura materna all’interno della poesia, inizia con Francesco Pastonchi; poeta ligure nato nel 1874, sono probabilmente fra le più note nelle antologie di un tempo. Che cos’è una mamma è una fra le poesie più conosciute e recitate soprattutto dai bimbi di un tempo. Versi semplici che descrivono l’amore materno a discapito di tutto: una madre si priva di ogni cosa, anche a costo della propria sofferenza, se questo significa veder felice suo figlio.

Una mamma è come un albero grande
che tutti i suoi frutti ti dà:
per quanti gliene domandi,
sempre uno ne troverà.
Ti dà il frutto, il fiore, la foglia;
per te di tutto si spoglia; anche i rami si toglierà.
Una mamma è come un albero grande.

Una mamma è come il mare:
non c’è tesori che non nasconda.
Continuamente come l’onda
ti culla e ti viene a baciare.
Con la ferita più profonda
non potrai farlo sanguinare;
subito ritorna ad azzurreggiare.
Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero.
Tutto comprende, tutto perdona,
non coglie il fiore per la sua corona.
Puoi passare da lei come straniero,
puoi calpestarla in tutta la persona:
ti dirà: – Buon cammino, bel cavaliero!
Una mamma è questo mistero.

Pastonchi utilizza delle similitudini precise alla fine di ogni verso: una mamma è come un albero grande, che dona tutti i suoi frutti anche a costo di rimanerne priva. Una madre è come il mare: nonostante le tempeste, torna sempre ad ”azzurreggiare”, dice il poeta; ovvero ritrova sempre la sua serenità, l’amore da elargire ai propri figli. Una mamma è quindi un mistero profondissimo che nessuno può spiegare o analizzare; è comprensiva, tutto perdona, non pensa a sé stessa ma sempre ai propri figli. Infine, gli ultimi tre versi, delineano la potenza emotiva di questa poesia: un figlio può anche calpestare una madre, offenderla in tutta la sua persona. Quest’ultima, nonostante il dolore, augurerà al proprio figlio solo felicità; ecco, di il poeta Pastonchi ”una mamma è questo mistero”.

La Canzone della Mamma di Renzo Pezzani

Si continua la celebrazione della figura materna nella poesia d’autore insieme a Renzo Pezzani anche noto come ”il poeta dei bambini”. Quello che impressiona di Renzo Pezzani è la copiosa produzione letteraria riservata al mondo dell’infanzia: una penna semplice e senza orpelli, solo componimenti che rifuggono le leziosità poiché imbevuti di genuinità, umiltà, amore. Ma chi è il poeta per Pezzani? Colui che non rifugge il proprio passato di bambino, né dimentica il bambino che è stato ma, anzi, lo accoglie. 

Più vecchia, più assai
di quella vecchina che viene
ogni giorno e le dai
qualcosa, per un po’ di bene,

è vecchia la canzonina
che canti. Piaceva
al bimbo, alla bambina
che ad altri la ripeteva.

Scordarla, così breve
e viva, chi mai lo può.
Avrò in capo la neve
e ancora la canterò.

Vorranno tutti sapere
chi fu che me l’insegnò:
le rondini? le capinere?
Ma io non lo dirò.

Pezzani si batte per l’utilizzo della poesia come strumento educativo e, per l’appunto, in questo componimento traspare una dolce memoria dell’infanzia; una vecchia canzoncina che la mamma ha insegnato da bambino e che, ancora, canticchia. Una nenia breve e semplice che tuttavia il poeta, come recita la quarta strofa, continuerà a cantare anche quando il biancore della canizie inizierà a far capolino nella sua vita, messaggero del tempo trascorso. Ecco l’utilizzo del verbo chiave nell’ultima strofa: insegnare. Il poeta immagina che chiunque voglia conoscere la provenienza di questa canzoncina: ”chi fu che me l’insegnò”? Tuttavia, resterà un dolce e segreto che Pezzani non rivelerà.

 A mia madre, Edmondo De Amicis

 A mia madre di Edmondo De Amicis è un componimento pubblicato nella raccolta Poesie del 1881. De Amicis è noto per aver scritto Cuore, uno dei libri più popolari della letteratura mondiale per ragazzi. Eppure, il poeta originario di Oneglia, scrisse non solo testi rivolti alla giovinezza e opere impegnante, ma fu anche un prolifico autore di poesie. Per celebrare la figura materna all’interno della poesia d’autore, non si può prescindere dal citare due componimenti appartenenti al poeta ligure. La prima poesia è A mia madre:

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto. […]Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!

In questi versi Edmondo De Amicis esprime un forte affetto e un’enorme ammirazione nei confronti della madre. Nella poetica di De Amicis è consuetudine ritrovare proprio la famiglia come argomento principale dove primeggia particolarmente la devozione verso la figura materna. A tal proposito, ecco un’altra poesia sulla figura materna meno nota dell’autore, La mamma:

Anche povera come l’uccello
che, fuor del nido, nulla possiede,
sempre la mamma ha cuore da dare
ché suo figlio non abbia a penare.
Sempre la mamma è il fiore odoroso
che tutto intorno riempie di sé,
anche se sta lontano da te
col suo pensiero ti vive accanto.
Splende il suo cuore come una stella,
vive il suo amore come una fonte:
alla sua acqua riprendi lena,
alla sua luce rischiari la fronte.
Tu ti nascondi, ma lei ti vede;
tu non le parli, ma lei t’intende;
sulla tua soglia sempre si siede;
pena le dai e letizia ti rende.
Come albero che goccia nel sole
rivestito di subito incanto,
se tu le dici dolci parole
diventa luce pure il suo pianto

Anche in questo caso, la figura centrale di questa trasposizione poetica è la mamma. L’amore che sgorga da una madre è fonte di protezione, dolcezza, tenerezza, comprensione: ”pena le dai e letizia ti rende”, scrive il poeta in uno dei suoi versi; proprio perché, una madre, ha sempre in come priorità la felicità di un figlio.

La celebrazione della figura materna della poesia: A mia madre di Giovanni Pascoli

In Giovanni Pascoli domina il mondo delle piccole cose. Nella poesia Mia madre, contenuta nella raccolta Canti di Castelvecchio del 1907, il poeta ricorda con dolcezza la figura materna:

Zitti, coi cuori colmi,
ci allontanammo un poco.
Tra il nereggiar degli olmi
brillava il cielo in fuoco.
… Come fa presto sera,
o dolce madre, qui!
Vidi una massa buia
di là del biancospino:
vi ravvisai la thuia,
l’ippocastano, il pino…
… Or or la mattiniera
voce mandò il luì;
Tra i pigolìi dei nidi,
io vi sentii la voce
mia di fanciullo… E vidi,
nel crocevia, la croce.
… sonava a messa, ed era
l’alba del nostro dì:
E vidi la Madonna
dell’Acqua, erma e tranquilla,
con un fruscìo di gonna,
dentro, e l’odor di lilla.
… pregavo… E la preghiera
di mente già m’uscì!
Sospirò ella, piena
di non so che sgomento.
Io me le volsi: appena
vidi il tremor del mento.
… Come non è che sera,
madre, d’un solo dì?
Me la miravo accanto
esile sì, ma bella:
pallida sì, ma tanto
giovane! una sorella!
bionda così com’era
quando da noi partì.co.

… Come fa presto sera,
o dolce madre, qui!
Vidi una massa buia
di là del biancospino:
vi ravvisai la thuia,
l’ippocastano, il pino…
… Or or la mattiniera
voce mandò il luì;
Tra i pigolìi dei nidi,
io vi sentii la voce
mia di fanciullo… E vidi,
nel crocevia, la croce.

I versi di Giovanni Pascoli, in questo caso, sono intrisi di nostalgia. È una poesia sul ricordo della madre: come spesso accade nella poetica pascoliana, l’autore rivive la dimensione dell’infanzia. La tenerezza del componimento sta nella mancanza che si evince in ogni strofa. Pascoli rivede sua madre giovane, bella – utilizza la similitudine ”Come una sorella ” – bionda com’era quando lasciò la terra, riferendosi alla sua prematura dipartita.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino

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