La coalizione di governo giapponese non ha più la maggioranza nelle due Camere del Parlamento. Secondo quanto riporta l’emittente radiotelevisiva NHK la Camera dei Consiglieri (il ramo alto del Parlamento) non è più maggioritario per i due gruppi politici facenti parte dell’esecutivo, ovvero il Partito Liberal Democratico e Komeito. Situazione analoga a quanto verificatosi lo scorso ottobre con la perdita del controllo della Camera Bassa (Camera dei rappresentanti). Questo è un duro colpo inferto al governo, il quale non decade automaticamente, ma vede accrescere l’instabilità sotto il profilo politico.

Il primo ministro non vuole dimettersi dal proprio l’incarico per poter affrontare la spinosa questione dazi

Chi prova ad uscire vivo da questo trambusto generale è proprio il primo ministro Shigeru Ishiba. Il Pil giapponese in calo e le tensioni politiche accumulate negli ultimi mesi hanno provocato un forte scossone, diventato terremoto in conseguenza dei dazi del 25 % imposti dall’amministrazione statunitense nei confronti delle esportazioni di Tokyo. Questa misura dovrebbe entrare in vigore l’1 agosto e Ishiba dovrà fare di tutto per sedersi al tavolo di Trump e farlo ragionare su questa decisione scriteriata. Se non dovesse riuscire in questo intento, la mossa del Giappone potrebbe essere quella dei controdazi, elaborata già dalle istituzioni dell’Ue in vista della guerra commerciale contro gli Usa.

Cos’è il Partito Liberal Democratico e perché è così importante

Negli ultimi tempi le difficoltà economiche del Paese del Sol Levante hanno portato ad un indebolimento della leadership politica, suffragato nel concreto dagli eventi che si stanno succedendo nel corso dell’ultimo anno. La direzione dell’esecutivo, però, continua a rimanere nelle mani del Partito Liberal Democratico e, nello specifico, del premier Shigeru Ishiba. Ma perché questo gruppo politico svolge un ruolo chiave nello scacchiere nipponico? Innanzitutto diciamo che dal 1955 (anno della sua fondazione) e fino al 1993 ha sempre espresso il primo ministro, cedendo il passo successivamente in pochissimi casi e continuando a dominare la politica giapponese. Ha partecipato attivamente alla costruzione del miracolo nipponico (anni 50/60), in pratica l’equivalente del nostro boom economico. Quello che fa specie di questo lunghissimo regno è la quasi assenza di alternanza di partiti al potere. Ha dell’incredibile in uno dei Paesi più marcatamente democratici del mondo.

Claudio Cucinotta