La Commissione Europea ha dichiarato che taglierà i finanziamenti alla Biennale di Venezia, se gli organizzatori andranno avanti con il loro progetto di includere la Russia. L’organo dell’UE ha ribadito che qualsiasi violazione degli standard etici da parte della fondazione verrà considerata come un’inosservanza del contratto, con conseguente sospensione dell’accordo da due milioni di euro.
Il portavoce della Commissione, Thomas Régnier, ha sottolineato come la scelta di far partecipare la Russia non sia in linea con i valori e gli standard etici europei. «La Commissione condanna la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla Biennale d’arte del 2026», ha dichiarato. «La cultura, in Europa, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Questi valori non vengono rispettati nella Russia di oggi. In caso di violazione del contratto… la Commissione lo rescinderà o lo sospenderà».
Pochi giorni fa, inoltre, la vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, e il Commissario europeo per la Cultura, Glenn Micallef, hanno rilasciato una dichiarazione in cui condannano la decisione della Biennale. “Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, valuteremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la revoca di un finanziamento UE in corso alla Fondazione Biennale”, recita il comunicato.
La Biennale di Venezia invita la Russia a partecipare, ma l’Europa protesta
La scorsa settimana, gli organizzatori della Biennale avevano annunciato di aver concesso alla Russia la partecipazione alla rassegna d’arte contemporanea, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre, scatenando un’ondata di indignazione e accuse da parte dell’Ucraina, secondo cui la manifestazione offrirebbe «un palcoscenico per insabbiare crimini di guerra».
I ministri degli Esteri e della Cultura di ventidue Paesi hanno chiesto al polo museale di riconsiderare la decisione, citando la “distruzione sistematica” della vita e del patrimonio culturale ucraino, che passa attraverso l’uccisione di almeno trecentoquarantadue artisti, il danneggiamento o la distruzione di quasi duemila siti storici e di migliaia strutture culturali. “In questo contesto, concedere alla Russia una prestigiosa piattaforma culturale internazionale invia un segnale profondamente preoccupante”, hanno scritto in una lettera congiunta, indirizzata al consiglio di amministrazione.
Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, nominato nel 2024 dal governo di Giorgia Meloni, che però è contrario all’inclusione della Russia nella kermesse, ha dichiarato di aver invitato persone «provenienti da tutte le aree di conflitto a condividere i propri punti di vista». «Crediamo che dove c’è arte, c’è dialogo», ha poi aggiunto.
Il ministro Giuli chiede le dimissioni di Tamara Gregoretti
Nella giornata di ieri, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “ha chiesto alla rappresentante del Mic nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia”, come si legge in una nota del MIC. “Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”.
Tamara Gregoretti, tuttavia, non sembra intenzionata a farsi da paete. La rappresentante ministeriale ha così replicato alla richiesta di dimissioni: «Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono».
Federica Checchia





