Nella giornata di ieri, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il limite di due ore d’aria al giorno stabilito per i detenuti con il regime del cosiddetto “carcere duro”, il 41-bis. Anche loro, dunque, avrebbero diritto a quattro ore d’aria, salvo eccezioni. Le singole carceri o i magistrati di sorveglianza potranno dunque decidere di ripristinare il vecchio orario se ci saranno motivi validi e giustificati, o in caso di qualche situazione particolare.
Il caso è arrivato alla Corte dopo il ricorso di un detenuto del carcere di Bancali, dove si trova anche l’anarchico Alfredo Cospito, che aveva a sua volta protestato contro le restrizioni. L’uomo aveva portato avanti per mesi un lungo sciopero della fame, riuscendo ad attirare l’attenzione di tutto il Paese, e dando vita a un accesso dibattito a riguardo.
Cos’è il regime carcerario 41-bis?

Il regime carcerario del 41-bis e sottoposto a molte limitazioni e restrizioni, che gli sono valse la definizione di “carcere duro”. Questa tipologia è prevista per reati associativi come mafia e terrorismo e, negli ultimi anni, è stato ampliato anche ad altri crimini. Il detenuto vive in uno stato d’isolamento quasi totale, al fine d’interrompere i legami con l’esterno e con la sua rete criminale. Per questo motivo, sarà possibile avvalersi delle ore d’aria solo con un gruppo di persone molto ristretto. Il numero non dovrà essere superiore a quattro e sarà «opportunamente selezionato dall’amministrazione penitenziaria».
I giudici hanno spiegato che aumentare il numero di ore al di fuori della cella renderà la detenzione «più rispondente al senso di umanità», e più conforme alle raccomandazioni espresse di recente su questo tema dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti.
Federica Checchia
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