Dopo dieci anni e oltre mille tributi resi, l’artista britannico Chris Barker ha terminato la sua ultima cover di Sgt. Pepper’s. Ogni dicembre, dal 2016, Barker ha trascorso gli ultimi giorni dell’anno a mettere insieme la sua personale dedicata a personaggi famosi deceduti, odiati e amati che fossero, il tutto assemblato in un gigantesco e sovraffollato montaggio che rende omaggio all’iconica copertina dei Beatles per il loro album del 1967 Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Il progetto del 2025 è stato di sicuro uno dei più affollati di sempre, con duecentoquarantacinque nomi in lista, dai più attesi (Ozzy Osbourne, Rob Reiner, Gene Hackman, il genio dei Beach Boys Brian Wilson, i e il wrestler Hulk Hogan) ad alcune scelte decisamente eccentriche che troveranno riscontro tra i fan britannici, ma che potrebbero non essere troppo conosciute altrove. Nelle ultime ore, l’artista si è visto costretto a fare anche un’aggiunta dell’ultimo minuto, ovvero la diva francese Brigitte Bardot.

“Sgt. Pepper’s” 2025: da Robert Redford a David Lynch

Il “Sgt. Pepper’s 2025” presenta una “comitiva” che spazia davvero in tutti i sensi: da Osbourne in prima linea, affiancato dal campione di pugilato dei pesi massimi George Foreman, al batterista dei Blondie Clem Burke, ad Ace Frehley, dalla star de Le Iene Michael Madsen a Robert Redford, a Val Kilmer, a Diane Keaton, a David Lynch.

«Era la notte delle elezioni americane. Ero rimasto sveglio fino a tardi nel Regno Unito per vedere l’America eleggere la sua prima presidente donna… o almeno così pensavo», ha raccontato Barker a Billboard, parlando delle origini del suo progetto. «Ma poi le cose hanno preso una piega inaspettata. I commentatori hanno iniziato a dire cose come “La Florida è troppo vicina per essere definita”. Io ho iniziato a pensare a quanto strano fosse stato quell’anno. Volevo mettere nero su bianco le mie sensazioni sull’anno appena trascorso. Per qualche motivo è uscita come una parodia della famosa copertina dell’album dei Beatles. L’ho pubblicata online e sono andato a letto. Quando mi sono svegliato – guarda caso, proprio il giorno del mio compleanno – tutto era cambiato. Trump era presidente e il mondo era sotto shock. Io avevo tra le mani una hit virale e il Washington Post mi paragonava ad Andy Warhol. Basti dire che è stato qualcosa di enorme».

Federica Checchia