Esteri

La crisi internazionale per le rivolte in Libia: cosa sta succedendo

La rivolta è esplosa in tutte le città dopo la preghiera del venerdì sera, paralizzando la Libia e aggravando il blocco delle esportazioni di greggio. Una protesta contro condizioni di vita sempre peggiori, con i prezzi che aumentano e la condizione paradossale di ritrovarsi senza elettricità nel Paese del petrolio: un intero popolo che si sente inghiottire nel baratro mentre si consuma lo stallo politico con due governi che da marzo si contendono il potere

Tobruk i manifestanti hanno assaltato la sede del parlamento nazionale: le forze di sicurezza si sono ritirate e la folla ha saccheggiato gli uffici vuoti, appiccando il fuoco agli archivi. Le fiamme hanno distrutto molti dei locali, lasciando l’edificio in condizioni desolanti. Anche a Misurata, la città costiera delle milizie più agguerrite, e a Sabha, nel Fezzan desertico, palazzi amministrativi sono stati devastati. Più pacifiche la dimostrazioni a Tripoli, dove però nella notte ci sono state sparatorie intorno alla sede del governo, a Sirte e a Bengasi.

La crisi locale però ha una pesante ripercussione internazionale: le forniture di petrolio sono interrotte in gran parte dei giacimenti e la National Oil Corporation è stata costretta a dichiarare lo stato di forza maggiore. Molti impianti e terminal sono stati occupati: si stima che le casse statali abbiano perso nelle ultime settimane tre miliardi di euro e l’esportazione sia calata di 865 mila barili al giorno, provocando l’impennata delle quotazioni del greggio. Una situazione così grave da spingere il governo tedesco a un passo formale per chiedere la ripresa delle esportazioni

La situazione politica in Libia

Dall’inizio di marzo il Paese nordafricano si ritrova con due governi rivali. A Tobruk infatti il Parlamento ha riconosciuto un governo ostile a quello della capitale, un esecutivo, guidato dall’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha; l’esecutivo che è sostenuto dall’uomo forte nell’Est, il maresciallo Khalifa Haftar, è in concorrenza con quello frutto degli accordi politici siglati sotto l’egida dell’Onu.

Da allora, diversi gruppi armati e manifestanti hanno sostenuto l’uno o l’altro esecutivo. I giovani manifestanti sono scesi in strada anche nella capitale con indosso giubbotti gialli e davanti al Consiglio comunale di Bengasi, dove hanno chiesto lo svolgimento delle elezioni.

Nella città di Sirte i manifestanti hanno bloccato la strada e dato fuoco ai pneumatici, e si sono succedute proteste in varie zone del Paese per chiedere la fine della fase di transizione e il rovesciamento dei due governi. L’Onu ha definito “inaccettabile” l’assalto al Parlamento: “Il diritto del popolo a protestare pacificamente deve essere rispettato e protetto, ma i disordini e gli atti di vandalismo come l’assalto al quartier generale della Camera dei rappresentanti la scorsa notte a Tobruk sono totalmente inaccettabili”, ha detto Stephanie Williams, consigliere speciale dell’Onu per la Libia.

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