La situazione concernente quella che ormai al pubblico è nota come “la famiglia nel bosco” sta subendo ulteriori variazioni. Il complesso susseguirsi degli eventi sembra stia peggiorando una dinamica già delicata. Attualmente il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha ordinato il trasferimento dei bambini in un’altra struttura e il conseguente allontanamento della madre Catherine Birmingham. A cosa è dovuto questo provvedimento?
La famiglia nel bosco: perché sono stati avanzati questi provvedimenti?
Il giorno in cui erano previste le perizie psicologiche sui tre figli della coppia anglo-australiana il Tribunale ha avanzato la richiesta di cui sopra. Il collegio, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano ha rivalutato l’intera situazione. Si è avvalsa delle nuove relazioni disposte dalla casa-famiglia, dal servizio sociale e dal servizio di neuropsichiatria infantile. Da queste riconsiderazioni Angrisano ha posto nuovamente l’accento sull’importanza di avanzare con gli interventi educativi e sanitari. Inoltre è stata sottolineata l’importanza di un inserimento graduale nel sistema scolastico italiano. Eppure, quali sono state le criticità specifiche che hanno spinto i giudici a questa decisione?
È emerso alla luce delle ultime relazioni che la situazione all’interno della casa-famiglia è degenerata repentinamente. I bambini hanno iniziato a manifestare atteggiamenti aggressivi e distruttivi non solo rompendo oggetti, ma colpendo occasionalmente anche le educatrici. Come riportato da Euronews, una delle operatrici, seppur non gravemente, è rimasta ferita. Simultaneamente, la madre in più occasioni ha ignorato le regole imposte dalla comunità. Catherine, infatti, per lunghi periodi ha portato i figli nel proprio alloggio. Ha in primo luogo ostacolato la supervisione del personale, agito in contrasto con le direttive e ha suggerito ai bambini di non curarsi delle osservazioni degli operatori.
I pareri riguardanti i provvedimento del Tribunale
In risposta all’ordine emesso dal Tribunale, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, si è mostrata contraria. Ha chiesto, infatti, che venga sospeso il provvedimento in attesa di «un ulteriore approfondimento medico indipendente sulle possibili conseguenze di questa separazione sulla salute dei minori». Marco Marsilio invece ha definito la decisione «intempestiva, inopportuna e sproporzionata», mostrando vicinanza alla famiglia e augurandosi che si possa giungere a una soluzione serena e rapida.
Anche il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori e Garante per l’infanzia della Calabria, Antonio Marziale, ha così descritto la dinamica: «In poco più di tre mesi i minori hanno subito due allontanamenti. Si tratta di passaggi che incidono sulla stabilità emotiva e affettiva di bambini che avrebbero bisogno di continuità e punti di riferimento certi. Proprio per queste ragioni, il secondo allontanamento e il trasferimento in un’altra struttura suscitano seria preoccupazione».
Il caso riguardante la famiglia del bosco ha attirato l’attenzione anche della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha commentato il provvedimento affermando che potrebbe infliggere «un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre». La presidente ha poi esternato sfiducia nella decisione, sostenendo che «non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici». In contrapposizione Luana Zanella, la capogruppo di Avs alla Camera ha accusato le forze politiche. Secondo Zanella è evidente che il caso venga strumentalizzato e sfruttato «come arma di propaganda referendaria e per un attacco scomposto alla magistratura». Una vicenda che, tra perizie e scontro politico, resta lontana da una risoluzione definitiva.
Stefania Cirillo





