La giunta militare alla guida del Mali ha arrestato tre soldati, dei quali due sono ancora in servizio e uno in pensione: sono accusati di essere coinvolti nell’attacco coordinato risalente allo scorso 25 aprile, quando alcuni gruppi armati hanno colpito diverse basi militari. Secondo il procuratore del tribunale militare, che sta gestendo le indagini, un altro soldato, anche lui tra gli ideatori del raid, sarebbe morto durante gli scontri.

La scorsa settimana, i soldati hanno colpito principalmente la zona della capitale Bamako. Le autorità, tuttavia, hanno segnalato esplosioni anche nella vicina città di Kati, dove si trovano sia il quartier generale dell’esercito, che la residenza del leader Assimi Goïta. Il capo della giunta è al potere dal 2021, grazie a un colpo di Stato. Nonostante l’esercito abbia dichiarato di aver ripristinato la situazione in breve tempo, gli scontri sono proseguiti per diverse ore.

L’attacco in Mali del 25 aprile è stato il più grave dell’ultimo decennio

Le azioni militari del 25 aprile hanno riguardato anche Sévaré, nella parte centrale del Paese, e a Gao e Kidal, nel nordest. Il Fronte per la liberazione dell’Azawad (FLA), un gruppo armato attivo in Mali, ha fatto sapere di aver preso il controllo totale delle due città, ma nessuno ha potuto verificare l’informazione con assoluta certezza. Azawad è una vasta regione, in gran parte desertica, nel nord del territorio Ad abitarla sono le persone di etnia tuareg, ed è da decenni teatro di conflitti fra lo Stato maliano e gruppi locali che chiedono autonomia o l’indipendenza.

Protagoniste dell’aggressione sono state principalmente due forze militari: il FLA, appunto, e il Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), un gruppo associato ad al Qaida. Dopo il tentato colpo di Stato di sabato scorso, in cui sono riusciti a uccidere il ministro della Difesa, Sadio Camara, hanno continuato a scontrarsi con l’esercito regolare in diverse zone del Mali, specialmente intorno alla capitale, in quello che gli esperti hanno giudicato essere il più grave ed esteso attacco nel Paese da oltre un decennio.

Federica Checchia