La procura di Budapest ha accusato Gergely Karácsony, sindaco della città, di aver contribuito all’organizzazione e alla promozione del Pride che si è svolto la scorsa estate illegalmente, e ha chiesto che venga multato. Si tratta di un nuovo scontro politico tra il primo cittadino, progressista di centro sinistra ed ecologista, e il governo conservatore e autoritario di Viktor Orbán.

La magistratura, che in Ungheria è ampiamente influenzata dal primo ministro, sostiene che Karácsony abbia violato la legge sul diritto di assemblea, che il parlamento aveva modificato a marzo dello scorso anno proprio per vietare il Pride. L’emendamento proibiva tutte le manifestazioni che «rappresentano o promuovono» l’omosessualità ai minori di diciotto anni. Si basava su una norma del 2021 per la «protezione dei minori», che impedisce di affrontare temi legati all’omosessualità in contesti pubblici frequentati da bambini, considerando la sensibilizzazione sui diritti LGBTQ+ come uno strumento per promuovere la pedofilia e l’ideologia del gender.

Gergely Karácsony è fiero di aver contribuito a organizzare il Pride

Il sindaco di Budapest si era subito detto contrario alle nuove regole e, a giugno del 2025, le aveva aggirate dichiarando il Pride una manifestazione del comune: così facendo, la polizia non aveva potuto fare nulla. Il clamore mediatico sollevatosi intorno alla questione, inoltre, aveva attirato solidarietà e partecipazione da tutto il mondo, e migliaia di persone, provenienti anche dall’estero, avevano preso parte al corteo.

In base alla legge sul diritto di assemblea, gli organizzatori di eventi che «promuovono» l’omosessualità rischiano fino a un anno di carcere, e i partecipanti una multa fino a duecentomila fiorini ungheresi, più o meno cinquecento euro. Sui social propri canali social, Karácsony non si è tirato indietro e ha difeso le proprie scelte; ha affermato di essere passato dall’essere un «fiero sospettato» a un «fiero imputato».

Federica Checchia