La notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, 1.162 volontari guidati da Giuseppe Garibaldi partirono da Quarto, nei pressi di Genova, su due piroscafi: il Piemonte e il Lombardo. La spedizione dei Mille avvenne in quella fatidica notte, ma lo scoglio di partenza, il vero ‘scheuggio’, non è proprio quello della storia..
Spedizione dei Mille, a capo l’eroe dei due mondi

Alla volta della Sicilia. Lo scopo della spedizione, era di appoggiare le rivolte scoppiate sull’isola e rovesciare il governo borbonico. Garibaldi aveva gli ultimi ultimi dubbi a intraprendere il viaggio, fino a qualche giorno prima della partenza. A causa dei pericoli prospettati da alcuni fedeli del generale Bixio sulla difficoltà dell’impresa, che avrebbe potuto concludersi male come nei casi di Gioacchino Murat, Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera.
Nella notte fra il 5 e 6 maggio, le camicie rosse s’imbarcarono dallo scoglio di Quarto; un vero ‘scheuggio’ (scoglio), nel quartiere stesso, anticamente chiamato “Quarto al Mare“, che divenne “Quarto dei Mille“, nel 1915 in ricordo della celebre impresa. Quella notte, sotto il comando di Nino Bixio, un gruppo di garibaldini si impadronì delle due navi, simulando il furto, come da accordi. Bixio, anch’egli di Genova, era al comando del piroscafo Lombardo, mentre sul Piemonte era comandante Garibaldi stesso. A spedizione conclusa, alla società di navigazione Rubattino, proprietaria delle navi, sarà riconosciuta, con decreto dittatoriale di Garibaldi del 5 ottobre 1860, la somma di 1,2 milioni di lire come risarcimento per la perdita del Piemonte e del Lombardo, e del piroscafo Cagliari adoperato da Pisacane nella fallita spedizione del 1857.
Spedizione dei Mille: partenza dal vero scoglio di Quarto
Il numero dei volontari era troppo alto per esser tutti imbarcati dagli spazi ristretti in quel di Quarto. Una parte s’imbarcò dalla Foce, antico quartiere genovese di pescatori, per poi raggiungere gli altri e partire insieme, per un successivo incontro a Camogli. A conferma, vi è una lapide riportante tal avvenimento, murata sulla facciata della Casa dei Pescatori, sulla rotonda in fondo alla Sopraelevata. Mentre si disputa una diatriba tutta genovese: perché lo scultore Eugenio Baroni realizzò un monumento celebrativo, e ad inaugurarlo presenziò Gabriele D’Annunzio nel 1915. Ma la scelta della collocazione fu fatta in base allo spazio disponibile, e alla miglior “postazione visiva” dello scoglio su cui costruirlo. Pare, che il vero ‘scheuggio’, si trovi a breve distanza, più piccolo e meno visibile dalla strada. E una breve rampa di scale, vi dà l’accesso ai bagnanti d’estate.
I Mille provenivano prevalentemente dalle regioni centro-settentrionali e, tra essi, non c’erano solo italiani, ma anche volontari stranieri. Il più giovane del gruppo, imbarcatosi all’età di 10 anni, 8 mesi e undici giorni, assieme al padre Luigi, fu Giuseppe Marchetti, nato a Chioggia nel 1849. Tra di loro anche una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Francesco Crispi. E presente Ippolito Nievo, che scriverà il “Diario della spedizione dei Mille“.
Rosse come il sangue
Tutti i mille garibaldini erano armati di vecchi moschetti (a canna liscia) e privi di munizioni e polvere da sparo. Così i due vapori piemontesi avrebbero dovuto incontrarsi nella notte con alcune scialuppe che avevano il compito di rifornirli, ma non vi riuscirono a causa di misteriose e controverse circostanze. Le camicie rosse indossate, erano ricavate dal panno trovato di fortuna: una stoffa con la quale si facevano i camici dei macellai. Erano rosse perché si confondesse il colore del sangue versato dagli animali condotti al macello, pronte a essere macchiate da altro sangue.
Dalle memorie di Garibaldi si legge: “Al far del giorno, tutto era a bordo. L’ilarità del pericolo, delle venture e della coscienza di servire la causa della patria, era sulla fronte dei Mille! Erano Mille, quasi tutti Cacciatori delle Alpi…gli stessi Mille che si presentarono due volte, chiamati in Genova, e che mille volte si presenteranno, ove si tratti di dar la vita all’Italia!
Belli…erano quei miei giovani veterani della libertà italiana; ed io superbo della loro fiducia mi sentivo capace di tentare ogni cosa“.
Gente comune ha fatto l’Italia
Sbarcarono l’11 maggio a Marsala e, grazie al contributo di volontari meridionali e a rinforzi alla spedizione, aumentarono di numero, creando l’Esercito meridionale. Dopo una campagna di pochi mesi con alcune battaglie vittoriose contro l’esercito borbonico, i Mille e il neonato esercito meridionale riuscirono a conquistare tutto il Regno delle Due Sicilie, permettendone l’annessione al nascente Regno d’Italia.
Federica De Candia
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