Era il 1896 e, mentre il mondo si apprestava a varcare la soglia di quello che si sarebbe rivelato uno dei secoli più complessi e violenti della storia moderna e contemporanea, al musicista grego Spyros Samaras, italianizzato in Spiro Samara, venne affidato un grande onore e un enorme onere: comporre l’Inno Olimpico.
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), costituito poco tempo addietro per merito di Pierre de Coubertin, era in cerca di nuova linfa vitale per l’evento sportivo, e desiderava un’identità musicale che unisse la solennità della tradizione allo spirito innovativo di fine Ottocento. Il trentacinquenne Samaras, già piuttosto conosciuto per le sue opere liriche, incarnava alla perfezione entrambi i mondi. L’artista accettò con entusiasmo la sfida, e si mise subito al lavoro sull’Ολυμπιακός Ύμνος, con parole tratte da un poema dello scrittore e poeta greco Kostis Palamas.
Il testo dell’Inno Olimpico
Di seguito, il testo dell’inno, tradotto in italiano.
Antico spirito immortale, fonte pura
del bello, del grande e del vero,
scendi, appaiati e splendi qui attorno
a’ la gloria della terra e cielo tuoi.
Alle corse, alle lotte e ai lanci,
dei giochi nobili illumina l’ardore
e incorona con ramo florido
e ferreo e abile plasma il corpo.
Valli, monti e mari brillano con te
come un tempio magno bianco e porpora;
e accorre qui al tempio, tuo fedele
ogni popolo,
oh antico spirito immortale,
ogni popolo.
Il trionfo, l’oblio, la riscoperta
L’autore eseguì per la prima volta l’inno il 6 aprile 1896 allo Stadio Panathinaiko di Atene, nel corso della cerimonia d’apertura dei Giochi. Il pubblico presente e Re Giorgio I di Grecia apprezzarono così tanto la performance di Samaras da richiedere a gran voce un bis, e lui li accontentò ben volentieri. Dopo quella serata trionfale, tuttavia, l’Inno Olimpico cadde nell’oblio per oltre sessant’anni.
I Paesi ospitanti delle successive edizioni dei Giochi si limitarono a inni nazionali o brani delle loro tradizioni, fino a quando, nel 1958, il CIO permise al pezzo di risorgere dalle proprie ceneri, reintroducendolo come inno ufficiale a partire dalle Olimpiadi di Tokyo 1964.
Ad oggi, l’Inno è una presenza costante nelle cerimonie olimpiche. La composizione di Samaras di adatta a diverse lingue e culture, senza però snaturarsi e, anzi, mantenendo intatto il proprio spirito. La musica, d’altronde, trascende ogni tipo di confine, inclusi quelli nazionali, e vola in una dimensione ideale di corale armonia, proprio come dovrebbero fare i Giochi Olimpici.
Federica Checchia





