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La triste storia di Sacco e Vanzetti, ingiustamente condannati a morte

Quella di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti è passata alla storia come una delle vicende più tristi dell’immigrazione italiana. Il primo, Sacco, era originario di Torremaggiore, un paese in provincia di Foggia. Emigrò negli Stati Uniti giungendo a Boston il 2 maggio 1913 e trovò lavoro come operaio in una fabbrica di scarpe. Il secondo invece, Vanzetti, era originario di Villafalletto, in provincia di Cuneo. Raggiunse New York il 19 giugno 1908.

La vicenda e il processo

La triste storia di Sacco e Vanzetti, ingiustamente condannati a morte

I due si conobbero nel 1916 quando entrarono entrambi a far parte di un gruppo di anarchici composto da italoamericani. Si rifugiarono in Messico allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma una volta rientrati nel Massachusetts vennero inseriti in una lista di sovversivi. Gli agenti segreti statunitensi iniziarono allora a pedinarli. Quando un loro amico anarchico detenuto da tempo, Andrea Salsedo, venne ritrovato morto, i due organizzarono un comizio per protestare sull’accaduto. Non riuscirono però a prendervi parte, poiché vennero arrestati prima del suo svolgimento. L’accusa era quella di una rapina avvenuta a Boston in cui avevano perso la vita un cassiere ed una guardia giurata.

Probabilmente se Sacco e Vanzetti non fossero stati due immigrati italiani avrebbero subito un destino differente. Il verdetto fu drammatico: entrambi condannati a morte con esecuzione sulla sedia elettrica. Si trattò di una sentenza emanata dal pregiudizio e dalla volontà di proseguire una politica del terrore. I due avevano reso noti i loro ideali politici radicali, e nonostante non avessero nulla a che fare con i comunisti il governo statunitense decise comunque di etichettarli come tali. Ciò non poté che aggravare la loro condizione in un periodo storico dove in America regnava la cosiddetta “paura rossa”.

Il tragico epilogo di Sacco e Vanzetti

Quando venne emanata la sentenza si tenne una manifestazione davanti al palazzo del governo di Boston che durò ben dieci giorni. Anche il governo italiano, presieduto da Benito Mussolini, si mosse a sostegno dei due condannati, ma neanche la lettera che il Duce scrisse in prima persona all’ambasciatore statunitense a Roma servì a salvare la vita di Sacco e Vanzetti. Molti intellettuali provenienti da tutto il mondo invocarono la loro liberazione, ma purtroppo non produssero alcun risultato.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vennero giustiziati il 23 agosto 1927 dopo sette anni di udienze. Ciò innescò numerose rivolte popolari in diverse parti del mondo. Ci vollero anni prima che l’Italia ebbe il coraggio di rivendicare l’innocenza dei due, che venne però non venne mai proclamata. I condannati vennero in compenso assolti dal governatore del Massachusetts Michael Dukakis il 23 agosto 1977, a 50 anni dall’esecuzione. Molte furono le opere dedicate a questa vicenda, tra cui il celebre film del 1971 Sacco e Vanzetti, diretto da Giuliano Montaldo. La pellicola ha come colonna sonora il brano Here’s To You composto da Ennio Morricone ed eseguito da Joan Baez, una ballata magnifica e struggente.

Ludovica Nolfi

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