L’iconografia dell’adorazione di Betlemme ha un’origine antica quasi quanto la cristianità stessa. Le prime rappresentazioni appartengono a fregi e catacombe, ma è nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo che abbiamo la prima versione colorata e dettagliata. I tre re magi sono vestiti con calzoni orientali e berretto frigio e si genuflettono allo stesso modo, ma hanno le barbe di colore diverso. Quest’accenno di differenziazione individuale verrà approfondito nel corso del tempo, quando Gaspare verrà rappresentato come il più anziano e il più europeo, mentre Baldassarre assumerà tratti somatici africani e Melchiorre tratti medio-orientali. Ma furono i maestri del rinascimento italiano ad innalzare il tema dell’adorazione dei magi ai vertici dell’arte figurativa del loro tempo.

L’adorazione dei magi nell’arte: la cometa di Giotto

Ph: padova musei civici

La manifestazione della divinità di Cristo agli uomini è un passaggio fondamentale nelle storie di Gesù della cappella degli Scrovegni a Padova. I tre re sono ancora rappresentati tutti con la pelle bianca, ma sono differenziati dall’età e dai doni che distribuiscono. Il primo re, quello anziano, è già inginocchiato: il suo regalo è probabilmente il reliquiario d’oro tenuto dall’angelo a destra. Il secondo re, di età matura, porta un corno colmo di incenso, mentre quello più giovane una coppa di cui solleva il coperchio per mostrare l’unguento di mirra. I tre doni sono simboli che raccontano già l’intera storia di Cristo: dall’incenso ritualistico, simbolo della divinità, alla mirra, usata per profumare i cadaveri.

Due dettagli esotici sono la presenza dei cammelli, raffigurati con spiccato naturalismo, e la sostituzione della tradizionale stella ad otto punte con una cometa, anch’essa molto realistica. Considerando che gli affreschi furono eseguiti intorno al 1304, Giotto potrebbe essere stato ispirato dal passaggio di una vera cometa, forse proprio la cometa di Halley che solcò i cieli nel 1301.

Sandro Botticelli e la celebrazione di una dinastia

Quando il banchiere Gaspare Zanobi del Lama gli commissionò un dipinto per la sua cappella funebre in Santa Maria Novella, Sandro Botticelli era un giovane pittore protetto dalla ricchissima famiglia dei Medici. Nella sua Adorazione dei Magi introdusse una rivoluzione formale che avrà molto successo, ossia la visione frontale della scena, con le figure sacre al centro e gli altri personaggi disposti prospetticamente ai lati. Prima di questa infatti, si usava svolgere la scena in maniera orizzontale, con la Sacra Famiglia a un’estremità e i Magi col proprio seguito che procedevano verso di essa.

Una novità tematica invece è l’introduzione dei personaggi della corte medicea all’interno del soggetto religioso epifanico: camuffati da re magi infatti sono Cosimo il vecchio, capostipite della dinastia, e i suoi due figli Piero e Giovanni. La giustificazione della potestà politica avviene attraverso l’investitura divina di Maria. Ma anche il loro entourage illuminato è rappresentato: nel dipinto sarebbero riconoscibili, infatti, le figure di Angelo Poliziano, Pico della Mirandola e dello stesso Botticelli.

Leonardo Da Vinci e l’adorazione incompiuta

Nel 1481 i monaci di San Donato a Scopeto commissionarono a Leonardo Da Vinci un’Adorazione dei Magi, che rimase allo stadio di abbozzo monocromatico. Leonardo lasciò l’opera incompiuta quando entrò alla corte di Ludovico Sforza a Milano. Rimasta al suo amico Amerigo Benci, successivamente entrò a far parte della collezione della famiglia Medici.

I personaggi rappresentano la parte artisticamente più significativa dell’opera: una turba di persone che ruotano attorno alle figure principali e che con i diversi atteggiamenti, con i loro scambi e con le loro relazioni reciproche costituiscono la grande novità della pittura di Leonardo di quel tempo. Egli si focalizza su un momento ben preciso, ricercandone il più profondo senso religioso, cioè nel momento in cui il Bambino, facendo un gesto di benedizione, rivela la sua natura divina agli astanti quale portatore di Salvezza. Al posto dei visi compassati di Botticelli, qui i personaggi reagiscono con sorpresa, gioia e incredulità alla manifestazione divina. I moti dell’animo sono al centro del dipinto.

Da notare come l’artista abbia organizzato lo spazio: c’è una specie di vuoto circolare attorno alle figure della Madonna e del Bambino. Dietro, gli astanti si dispongono a semicerchio: si sporgono, indicano, manifestano con chiarezza i loro sentimenti. Ancora più indietro, sembra che stia infuriando una battaglia, sulla destra, mentre a sinistra notiamo le porzioni d’un edificio, apparentemente in rovina, in realtà in costruzione, vicino al quale s’agita un’ulteriore piccola folla.

Lorenzo La Rovere

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