Dagli spalti in tripudio, chissà in quanti attendevano Oronzo Canà sfiorare l’erba verde dello stadio. Giacca in spalla e passo felpato, è sceso in campo anche il dodicesimo uomo. Se ci fosse un nome sulla maglia, a caratteri stampati si leggerebbe Canà. La Longobarda arrivava in serie A per la prima volta. E lo faceva in grande stile, con l’ingaggio, direttamente dalla Puglia, di un allenatore di serie B. Tutta tecnica e fervore. Che realizzava il suo sogno: arrivare a preparare la massima serie. “L’allenatore nel pallone“, stasera in tv: Oronzo Canà e il mondo del calcio degli indimenticabili anni ’80.
Tutti sanno, anche gli armadietti negli spogliatoi, anche i tacchetti degli scarpini, chi è l’eroe delle domeniche, al grido di “Risorgeremo!”: Oronzo Canà, Lino Banfi. Accompagnato dal ritmo di samba, scandito dai tamburi, di quei tifosi brasiliani che vivono lo stadio come un carnevale. Perché il film stasera in tv “L’allenatore nel pallone“, targato 1984, del regista Sergio Martino, fu proprio girato tra lo stadio Maracanà e il Flaminio. Dove, i più veterani possono ricordare il Pelé dei panini alla piastra: la saudade brasiliana lasciava il posto, all’allora, già presente, camion-bar. Mobile, ma fisso come una colonna aggiunta al noto ponte romano, dove si ristoravano tutti i tifosi. Nel montaggio della pellicola, sono state inserite immagini vere, di squadre in trasferta che giocavano sempre con la maglia bianca. Secondo la regola in vigore ai tempi. Lo stesso colore della divisa della Lomgobarda. Con l’illusione di ottenere un filmato autentico, vedendo la squadra di Oronzo Canà, gareggiare contro quelle, reali, di serie A.
Le regole del calcio e quelle alla Canà
Per tesserati e non, adoranti e curiosi sotto la curva del grandissimo mediano di rottura Oronzo Canà, lo spettacolo è stasera in tv, con “L’allenatore nel pallone“. Ma anche i grandi hanno un idolo. Oronzo Canà, voleva imitare la flemma, e, cosa difficile, la postura e l’espressione, del vero Nils Liedholm. Dalla Svezia, la freddezza era arrivata al Milan di Berlusconi, e aveva fatto breccia nel cuore di un pugliese, tutto algoritmo (5, 5, 5) e anima. Quando il commendatore Borlotti, presidente della società sportiva, neopromossa, Longobarda, fa il nome di Oronzo Canà come allenatore, lui è a casa davanti il televisore. Di fronte una bottiglia di vino in tavola, sviene. Sorretto dalla moglie e dalla figlia.
Da Milanofiori hanno inizio le contrattazioni del calciomercato. Le premesse per una grande campagna acquisti ci sono. E grazie ad Andrea Bergonzoni (Andrea Roncato) e a Giginho (Gigi Sammarchi), si scoprirà il talento brasiliano Aristoteles (Urs Althaus). Prelevato da Rio de Janeiro, l’attaccante verdeoro, è un fuoriclasse insolito. Sarà Oronzo Canà a dormire con lui nelle trasferte: l’allenatore, compagno di stanza e consolatore dei suoi pianti, in canottiera e retina reggi capelli notturna, canterà “la nostalgia du Brasil” al campione. Sofferente perché non sopportato e discriminato dai compagni.
La rimonta di un allenatore, Oronzo uno di noi
Oronzo, eroe virtuoso, senza macchia e senza paura, spartiacque tra i campi di calcio. Impavido, come solo Mazzone fu poi, correndo sotto la curva bergamasca, imprendibile come un tuono. Dovrà combattere contro gli interessi personali del dirigente, che l’aveva ingaggiato perché cercava, con un allenatore poco competente, di non rimanere per più di un anno, ai vertici del calcio italiano, dai costi troppo elevati. Vinceranno i famelici intrighi di mercato, o il cuore di burro di Canà, morbido come il tocco del ‘cucchiaio’ prima del tuffo? Il presidente Borlotti: “Lei è un disoccupato, lo sa?“. “E lei è un cornuto, lo sa?“, senza rancori da Canà.
“Le migliori tattiche di preparazione nascono da ‘Covercieno’ “. A parlare è Oronzo Canà. Ma spiegare la sua Bizona, non è cosa facile. Ancora meno attuarla. Sull’equivoco dell’accento pugliese, il mister soprannominato ‘iena del Tavoliere’, ha fatto scuola. Una filosofia di vita, che diviene dizionario calcistico da citare. La morale ferrea di un integerrimo, puro come le sue invocazioni “a te, mammeta… e Socrates!”. Con Oronzo Canà e le sue gesta, Giuliana Calandra nel ruolo di Mara Canà, la moglie. Personaggi caratteristici, come il funereo Crisantemi, Antonio Zambito, notorio iettatore, “dalla faccia col pallore fisso“. O la suocera di Canà, Viviana Larice, soprano con la mania dei riti propiziatori. “Ma siamo sicuri che il metodo ‘funzionae’?” Neanche l’acqua Santa di Trapattoni portata in panchina, poteva far sperare meglio.
L’allenatore nel pallone: fallo di cuore
Una gran sfilata di giocatori, Carlo Ancelotti, Francesco “Ciccio” Graziani, Zico, Oscar Damiani. E giornalisti sportivi, Fabrizio Maffei, Giampiero Galeazzi, Aldo Biscardi. Tutto scandito dalle colonne sonore di Guido e Maurizio De Angelis. Brani un po’ carioca, un po’ maracas, come ritmate da orecchiette pugliesi. Pur sempre sonorità nostalgiche ed evocative, di quel grembo materno che ti accoglie, che è lo stadio.
“O torniamo a vincere, o vi dimenticate le vostre mogli, attricette, sgallettate varie”. Oronzo Canà sa essere anche uomo di polso. Le sue guerre psicologiche in campo, le viscerali paternali, le dottrine all’ultimo grido, da interpretare, “Lascia la palla!“, sono fremiti per un tifoso. Realmente ispirato ad un allenatore esistito, Oronzo Pugliese, che portava le galline in campo, vuoi per leggenda o verità. Noi ci siamo innamorati di questo Canà, genuino come quelle interminabili partite nei pomeriggi d’infanzia. Quando con una palla tra i piedi, si giocava al passaggio generoso al compagno, alla scivolata, alla rimonta impossibile, al dribbling che ostentava vanità. Che sia stato il campo di un oratorio, o sull’asfalto bruciato, quante ferite esistenziali ha sanato il calcio? Ne “L’allenatore nel pallone” c’è dentro un po’ di ogni squadra, di ogni eroe. Che abbia anche gambe storte, ma che potrà sempre essere il migliore. Perché una partita si può vincere all’Oronzo Canà, anche al 91°. Anche se sei un pantofolaio, se non sai niente del magico sinistro, anche se della Longobarda sei allenatore.
Federica De Candia. Seguici su MMI e Metropolitan Cinema.





