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Larrazabal: la vittoria aspettando i pantaloni corti

La Race to Dubai ricomincia e porta con sé molte novità: dai vestiti agli interpreti…

Vestiti

La novità più attesa ed inaspettata: il dress code. Ebbene sì, dopo anni, anzi secoli di rigore sul vestiario, anche il golf professionistico ha scelto di lasciarsi andare. Via libera ai pantaloni corti.
Se negli anni scorsi era concesso solo nei giri di prova, da questa nuova stagione, quando la temperatura sarà veramente bollente (più di 40°) per la salute e la comodità dei giocatori saranno concessi i pantaloni sopra il ginocchio.

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Ernie Els durante una Pro-Am dopo il torneo, rigorosamente in pantaloncini corti
Photo credits: Jan Kruger/Getty Images

Emozioni invece le abbiamo in campo.
Come ogni anno i primi tornei si giocano nel Sud Africa e ad inaugurare è stato l’Alfred Dunhill Championship, al Leopard Creek Country Club.
Il Club si trova al limite Sud del Kruger Park, costeggiato da un fiume colmo di ippopotami e coccodrilli. In questa cornice novizi ed esperti del circuito maggiore europeo si sono dati battaglia.

La visita di un ippopotamo all’Alfred Dunhill Championship 2016
Photo Credits: Richard Heathcote/Getty Images

Una testa-calda al Sole

Protagonista è un “big divot man”, un ragazzo che la zolla la tira via facilmente, Pablo Larrazabal. Carattere “caliente” che spesso l’ha fatto scivolare in classifica.
L’anno scorso ha lavorato tantissimo sullo swing, anche nel pieno della stagione, scelta che ha fatto discutere ma che ha inevitabilmente sta dando i suoi frutti.
Il 2019 ha portato pochi risultati, non certo eclatanti, ma qualcosa segnalava il ritorno di questo ragazzo.
La domenica Pablo partiva con 3 colpi di vantaggio ma dopo 9 buche: chi è davanti alla TV fatica a crederci. Chiude le prime 9 con 41 colpi. 5 bogey, 1 doppio ed un birdie e la testa solitaria abbandonata.
Non ci crede nessuno, nemmeno gli avversari.
Pablo è in evidente difficoltà, anche fisica. Zoppica vistosamente e la palla non è mai in pista. Sul green non c’è nemmeno la freddezza giusta per imbucare dei par fondamentali.

Larrazabal
Larrazabal non vinceva sul Tour dal 2015
Photo Credits: Jan Kruger/Getty Images

Risalita

Esce dalle “front nine” con un brutto +5. Serve un miracolo, serve una svolta. Servono 3 birdie nelle ultime 5 buche, un putt risvegliato ed il pugno sempre pronto a chiudersi per esultare. Manca un birdie all’ultimo par 5 per vincere: missione compiuta.

Dichiarerà a fine gara che in campo pratica non si sentiva bene: non voleva partire e le vesciche ai piedi erano troppo dolorose. Poi ha deciso di andare e provarci. 
Ha dimostrato che in questo sport non è il pantalone lungo o corto che ti fa vincere un torneo ma la tenacia, la grinta, la voglia di riuscire e crederci.
Credere in se stessi e credere di poter svoltare quando le cose non vanno.

Tutti noi saremmo crollati dopo le front nine. Anche lui sarebbe caduto l’anno scorso ma in questa stagione… è un altro Larrazabal.

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