Questa sera alle 21:30 su Rai3 va in onda Lazzaro felice di Alice Rohrawacher, con Adriano Tardiolo e Alba Rohrwacher.
Quando mi ritrovo intrappolata in un discorso difficilmente deglutibile, dove l’interlocutore esordisce con parole tipo “Tutti le regie migliori sono degli uomini, non sarà un caso”. Alt! “Hai mai visto un film di Alice Rohrwacher? “. E soprattutto avete mai visto Lazzaro felice?
Lazzaro felice, terza regia della Rohrwacher e capolavoro indiscusso della regista fiesolana.
La pellicola è una parabola pagana costruita attorno alle membra di Lazzaro, protagonista di questo lungometraggio ambientato in una campagna bucolica e famigliare. Lazzaro è un ragazzo ingenuo, innocente, “quasi ‘stupido’ “ dice Alice Rohrwacher, “ma di una stupidità che fa riferimento al suo significato etimologico, e cioè ‘stupore’ ”. Lazzaro è un ragazzo buono, mite, puerilmente votato al Bene. Ma cosa ha in riserbo il mondo per un ragazzo così?

La Marchesa Alfonsina de Luna possiede una piantagione di tabacco e con la piantagione 54 schiavi che la coltivano. I contadini non chiedono nulla in cambio se non la possibilità di sopravvivere sui suoi terreni ammassati in casupole fatiscenti e umide. Addirittura viene negata loro la luce elettrica di una lampadina, perché a loro deve bastare la luce della luna. In mezzo a quella piccola comunità contadina si muove Lazzaro, un ragazzo che non sa neppure di chi è figlio ma che è comunque grato di stare al mondo, e svolge i suoi inesauribili compiti con la generosità di chi è nato profondamente buono. A completare la trama l’amicizia tra Lazzaro e Tancredi (figlio della marchesa) che lo porterà ad escogitare un finto piano di rapimento mettendo nei guai Lazzaro e quanti vivono nella tenuta.
A metà fra crudo realismo e favola canonica Alcie Rohrwacher si muove con la macchina da presa all’interno della piantagione regalandoci delle immagini pittoresche e tenui di un mondo (quello contadino) al suo tramonto.
Seguici su MMI





