Chiunque, almeno una volta nella vita, ha sentito gravare sulle proprie spalle il peso di una discussione fallita. Chiunque può aver sperimentato quel senso di insoddisfazione o incomprensione a seguito di un dibattito. Pur non rappresentando la totalità dei casi, è molto probabile che in una di queste circostanze vi sia capitato di essere vittime di fallacie logiche. Parliamo, nello specifico, di discorsi, ragionamenti o frasi che impediscono una conversazione trasparente e corretta. Tendenzialmente gli esempi riportati per cogliere le varie sfumature inquadrano due interlocutori: l’interlocutore A che in genere inizia il dibattito e l’interlocutore B che attua le fallacie logiche. Vediamo insieme quali, tra queste, sono le più comuni e, al tempo stesso, subdole.

Perché è importante conoscere le fallacie logiche?

Conoscere, anche attraverso degli esempi pratici, quali fallacie logiche vengono utilizzate con maggiore frequenza è importante, ma perché? Le ragioni, in realtà, sono strettamente legate all’acquisizione di una consapevolezza superiore. Quini no, pur facendo comodo, non sono utili solo per vincere un dibattito o una discussione. Che si tratti di un politico, una testata giornalistica o un conoscente, è fondamentale per analizzare ed eventualmente confutare un ragionamento, anche se questo appare inattaccabile. Alla fine, e non per importanza, sarà efficace a voi per non cedere alla prima risposta che, alla fine di questo articolo, vi apparirà inconcludente.

Anche se il numero è elevato, vediamo insieme quelle più frequenti

  • Argumentum ad personam (o fallacia ad personam): Questa fallacia del ragionamento spinge ad attaccare la persona che tratta un tema specifico, non il tema stesso. Il focus, quindi, viene spostato dall’argomento all’interlocutore. Tuttavia, l’obiettivo non è insultare o prendere in giro il soggetto che parla, bensì sminuire l’affermazione.
    L’interlocutore A afferma: «Il fumo fa male, dovremmo smettere tutti».
    L’interlocutore B risponde: «Proprio tu lo dici, che sei un fumatore incallito?»
    L’interlocutore B, come si evince da questo breve esempio, cerca di sminuire l’affermazione (obiettivamente corretta) di A sfruttando a suo favore una caratteristica di quest’ultimo.
  • Reductio ad ridiculum (o riduzione al ridicolo): La seguente fallacia, pur apparendo simile alla precedente, porta con sé una peculiarità. In questo caso il perno che fa leva è un tono volto a ridicolizzare l’interlocutore. L’attuazione trova terreno fertile sul web o nei gruppi composti da più persone. Non vi è il reale desiderio di confutare quanto detto, ma farla apparire futile o sciocca.
    L’interlocutore A dichiara: «Dovrebbe esserci l’uguaglianza di genere, senza alcuna distinzione».
    B risponde: «È un’assurdità, donne e uomini sono diversi. Come potrebbero essere uguali in tutto?»
  • Reductio ad absurdum (o riduzione all’assurdo): Molto simile alla precedente, questa tecnica spinge a credere che l’argomentazione trattata sia falsa visto che, qualora si rivelasse vera, porterebbe a delle conseguenze contraddittorie o assurde.
    Poniamo che A si mostri favorevole all’impiego delle energie rinnovabile e che voglia comunicarlo attraverso gli innumerevoli vantaggi. B, a quel punto, potrebbe dire che se dobbiamo utilizzare il sole per produrre elettricità tanto vale vivere di nuovo come i primitivi.
  • Straw man fallacy (o argomento fantoccio): Ciò avviene quando B non è in grado di smontare in alcun modo l’argomentazione di A, pertanto decide di creare una correlazione tra affermazione X (avanzata da A) e Y (tirata in ballo da B). Pur non sussistendo alcun nesso tra queste due, l’argomento fantoccio permette a B di confutarla dando per assodato che lo sia anche X per correlazione.
    A dice: «Lo Stato dovrebbe stanziare più fondi per l’istruzione».
    B a quel punto risponde: «Quindi lo Stato dovrebbe smettere di investire nella sanità per destinare tutto all’istruzione? È impensabile, le persone hanno bisogno di essere curate».
  • Argumentum ad misericordiam (o appello alla pietà): B cerca di far leva sul senso di pietà per avvalorare la propria tesi. Si cerca, quindi, di far valere una verità oggettiva che non riguarda in alcun modo la condizione emotiva, facendo così passare l’interlocutore per insensibile.
    A afferma: «Il numero di cani randagi è aumentato, dovrebbero realizzare più canili per tutelari».
    B risponde: «Non ti importa di tutti i gatti randagi?»

Altre 5 fallacie logiche da conoscere

  • Argumentum ad baculum (o argomento del bastone): In questo caso è la paura, la minaccia o l’abuso della propria posizione a far credere che se non viene rispettata condizione X automaticamente si verificherà condizione Y.
    A dichiara: «Io non sono favorevole a questa legge, ho intenzione di votare “no”».
    B risponde: «È importante votare. Se voterete “no” ci saranno delle conseguenze negative che ricadranno anche su di te».
  • Cum hoc vel post hoc, ergo propter hoc (o con questo o dopo questo, quindi a causa di questo): È una fallacia che avviene quando si assume che se due eventi avvengono insieme o in sequenza, uno sia necessariamente la causa dell’altro.
    Cum hoc: «Oggi ho dimenticato l’ombrello a casa e ha piovuto. Se non porto l’ombrello pioverà sicuramente».
    Post hoc: «Ho passato l’esame dopo aver salutato mio fratello».
  • Sono stato frainteso: Questa è una tecnica più comune di quanto si possa pensare e avviene appena B sente che A ha smentito la sua affermazione. A quel punto dichiarerà di essere stato frainteso, modificando quanto detto affinché A non possa smentirlo una seconda volta.
    A fa notare a B che non basta avere amici queer per non essere considerato omofobo. B cambia la propria frase dicendo: «Ma no, non hai capito. Intendo dire che se fossi omofobo non potrei uscire con delle persone queer».
  • Reductio ad grammaticam: Avviene quando B sceglie di attaccare A non per la falsità della dichiarazione, ma per un errore grammaticale commesso. In genere, per rafforzare la fallacia, si tende a rincarare la dose puntando sull’ignoranza e sul fatto che un’affermazione, se posta in modo scorretto, automaticamente e sbagliata.
  • Argumentum ad verecundiam (o testimonial usato a sproposito): Nell’ultimo esempio assistiamo a B che, per smentire la posizione di A o favorire la propria argomentazione, utilizza un’autorità riconosciuta a sproposito.
    L’interlocutore B dice: «Voglio iniziare a prendere integratori X, quel noto bodybuilder li ha consigliati».
    A, quindi, risponde: «Quegli integratori sono adatti a chi, come lui, è sottoposto a un certo sforzo fisico».
    B allora controbatte: «Ma lui è un famoso bodybuilder, ne saprà più di te e me messi insieme. Se li consiglia sicuramente saranno adatti».

Stefania Cirillo