Basket

LeBron James, Cleveland this is for you

4 anni fa ci svegliavamo ancora frastornati da ciò che era accaduto la notte prima. O meglio, le notti prima. 4 anni fa LeBron James e i Cleveland Cavaliers scrivevano una delle pagine più importanti della storia del gioco. Eppure il finale sembrava già scritto.

LeBron James, le finals

Abbiamo dedicato il titolo di questa ricorrenza a LeBron per tanti motivi. Sicuramente non perché ha vinto questo anello da solo, ma perché questo successo di tutti i Cavs è manifesto della fame, la tenacia di un marziano come lui.
8 finali Nba consecutive, soltanto tre vinte. Il primo anno a Cleveland, fu l’esempio di come nell’Nba parlare di vincenti e perdenti trova il tempo che trova. La squadra di The Land arriva alle finals con un quintetto non proprio da grandi palcoscenici. Oltre a Lebron, ci sono Dellavedova, Smith o Shumpert, Thompson e Mozgov. Insomma, con Love e Irving infortunati era già un miracolo non soccombere malamente, per questo nel 2016, sembrano esserci i presupposti per giocarsela, nonostante contro ci sia la Golden State da 73-9.
Ma l’Nba non è sempre una favola che segue il copione. Infatti le prime due gare sono dominate dai Warriors. In gara 2 addirittura i Cavs segnano solo 77 punti.
Il ritorno a Cleveland sembra poter invertire la rotta. Gara 3 dominata dal King e serie riaperta. La risposta fu immediata. 38 di Curry in gara 4, 3-1 e la percezione che si vada per un altro anno a mani vuote in quel di Cleveland.

LeBron James

Si torna a San Francisco senza Draymond Green, sospeso per aver raggiunto il numero massimo di tecnici in una stagione. Il tabellino alla fine dirà 82 per LeBron e Kyrie, 41 a testa. E’ la partita della svolta. Gara 6 si gioca in una bolgia a Cleveland. LeBron gestisce i ritmi della gara dal primo all’ultimo minuto, una stoppata su Curry apparecchia già per gara 7. Chi l’avrebbe mai detto. Ora si trona ad Oakland e sarà GAME 7, WIN OR GO HOME.

LeBron James
Lebron vs Curry
(photo credits: Skysport)

GAME 7

Le parole non sono abbastanza per descriverlo, come avevamo l’impressione che i nostri occhi non erano abbastanza per crederci. Una delle partite più belle di sempre, forse il manifesto migliore del basket moderno. Punto a punto dall’inizio alla fine, con un alternarsi di parziali e protagonisti. La mostruosa quasi tripla doppia di Draymond Green, le giocate di Livingston, le triple di Smith e i rimbalzi di Tristan Thompson, per non parlare dei soliti due. Curry e Thompson sbagliano la gara, James e Irving no.
La classica partita for the ages. E quando sembra che abbiamo assistito a tutto, succede ancora dell’altro. Non vi sto a raccontare della chasedown di LBJ o della tripla di Irving, la pelle d’oca al sol pensarci parlerà per me.
4 anni fa capivamo realmente cosa significa essere LeBron James. Significa percepire quando la squadra ha bisogno di te e andare oltre ogni più folle giocata. Qualsiasi cosa accada, LeBron è lì. E così Kyrie, che a fine partita parlò di Mamba Mentality.
4 anni fa si scriveva una pagina di storia del basket mondiale. Da 1-3 a 4-3, da centrocampo all’inchiodata al tabellone, da just a kid from Akron, al titolo in Ohio. Cleveland, this is for you.

LeBron James
Appena dopo la sirena.
(photo credits: Usatoday)

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