Sono le 20.30 di giovedì 8 agosto 2024 e una parte del mondo, quella che si ritrova a seguire l’atletica unicamente per i Giochi Olimpici, sta per conoscere Letsile Tebogo. L’atleta del Botswana, partito dalla settima corsia, strabilia tutti e batte il temibile trio statunitense composto da Bednarek, Lyles e Knighton, riuscendo così a conquistare l’oro olimpico sui 200m. L’aspetto curioso è che si tratti del primo storico oro vinto da un atleta africano sulla distanza. Un fatto che ha mandato in visibilio gli appassionati, ma soprattutto l’intero continente africano che lo ha largamente celebrato. Dalla parte occidentale a quella orientale, passando ovviamente per quella meridionale: non si è fatto altro che parlare di lui. Il Botswana ha istituito una giornata di festa nazionale e tutti gli Stati geograficamente vicini si sono uniti ai festeggiamenti. Insomma, non solo un eroe nazionale: Letsile Tebogo è diventato un eroe continentale e ora potrebbe essere davvero il nuovo volto dello sport panafricano.
La storia di Letsile Tebogo: dal successo di Calì al trionfo ai Giochi

Come si diceva in apertura, l’intero mondo ha conosciuto Tebogo in estate, ma in realtà per gli appassionati di atletica il suo nome risuonava già incessantemente tra ‘i campioni’ da qualche anno. Ricercare una data di inizio per le sue gesta internazionali è anche semplice: basta tornare indietro a Cali 2022, ovvero ai campionati del mondo U20 che si tennero proprio nella città colombiana. Il talento del Botswana in quell’occasione vinse il secondo oro consecutivo della rassegna sui 100m, che fece seguito al successo di due anni prima registrato a Nairobi. A stupire però fu soprattutto il tempo, quel 9″91 che in un colpo solo gli permise di far segnare il nuovo record nazionale e il nuovo primato mondiale U20.
La corsa al soprannome partì in quel momento con la voce di “Erede di Bolt” che cominciò ad attaccarsi al suo pettorale. Dalla sua, in fondo, aveva già dimostrato di avere i geni di un campione. Lo si vide con il tempo e con quella celebrazione esuberante cominciata 20-30 metri prima del traguardo, che suscitò lì per lì non poche polemiche poi spente dal suo intervento ai microfoni della World Athletics: “La motivazione era scendere in pista e godersi la gara. Se qualcuno l’ha presa come una forma di mancato rispetto, mi dispiace veramente tanto. Ho visto i tifosi ed era per fare in modo che tutti coloro che stavano guardando da casa potessero godersi la gara, per ricordar loro un po’ di ciò che Usain Bolt aveva fatto ai suoi tempi. Lui è il mio idolo, la persona che ammiro di più”.
Tuttavia, il rischio di ricevere un epiteto così pesante è quello di sentirsi in qualche modo arrivati e spegnersi via via. Un fatto che con Letsile Tebogo non si è verificato, anzi lo sprinter del Botswana è riuscito a catturare sempre di più la scena internazionale anche nei campionati senior. Prima l’argento e il bronzo ai mondiali di Budapest nel 2023, rispettivamente sui 100m e 200m, e poi l’oro con ai mondiali di staffette con la 4×400 del proprio Paese. D’altra parte, la prova del nove sarebbe potuta essere soltanto una, ovvero i Giochi Olimpici di Parigi.
Qui per la prima volta abbiamo assistito ad un Tebogo diverso. Un Tebogo cambiato tanto in termini di carattere anche, e probabilmente soprattutto, a causa della morte della mamma, avvenuta lo scorso maggio. Occhi fissi sull’obiettivo, poche parole e una tempesta di emozioni dentro, espresse pubblicamente con quelle lacrime in un’intervista post-gara avvenuta dopo il trionfo sui 100m nella tappa di Diamond League tenutasi a Roma lo scorso 30 agosto: “Ho avuto troppi crolli a livello mentale poche ore prima della gara. Ho provato ad essere positivo, ho cercato di mantenere tutto positivo”. A Parigi il velocista si è preso prima un sesto posto importante nella finale dei 100m più veloce di sempre. Poi è arrivato quell’oro storico per il suo Paese e per il suo continente e infine anche un argento nella staffetta 4×400 maschile. Risultati che testimoniano come la strada da seguire sportivamente parlando sia ormai stata tracciata.
Perché legare il nome di Letsile Tebogo al panafricanismo?
Per spiegare questo apparentemente bizzarro accostamento di termini, bisogna compiere un veloce salto all’indietro. Il 1960 è stato definito da molti storici come “L’anno dell’Africa“. Nell’arco di quell’annata, infatti, ben 17 Stati africani conquistarono l’indipendenza dalle potenze coloniali europee. Per tale motivo, a cavallo di quegli anni molti leader africani cominciarono ad elaborare delle prospettive in cui i nuovi Paesi indipendenti si sarebbero dovuti inserire. Ecco dunque che ad occupare la scena furono i temi panafricani, ovvero tutte quelle correnti di pensiero, nonché azioni politiche, che prevedevano la realizzazione di un’unità sociale, politica ed economica dell’intera Africa. Con la nascita dell’Organizzazione per l’Unità Africana nel 1963 si pose il primo vero tassello di questo processo, che portò poi alla successiva creazione dell’attuale Unione Africana.
Tra gli elementi che svolsero un ruolo fondamentale nella lotta al colonialismo in Africa ci fu anche lo sport. Da un lato era una forma di aggregazione utile per sfuggire al controllo coloniale, dall’altro alcuni territori caratterizzati per la loro multietnicità, lo vedevano come un ponte per abbattere le differenze ed unirsi appunto contro le potenze colonizzatrici. In Nigeria, ad esempio, sotto la guida di Nnamdi Azikiwe, che dal 1960 sarebbe stato il primo presidente autoctono dello Stato, si spinse a lungo per la creazione dei “West African Games” e dei “Pan-African Games“: prendendo spunto dalle competizioni europee, il leader nigeriano sperava di poter utilizzare questa “unificazione sportiva” per una successiva unità politica degli Stati africani.
Azikiwe sulle pagine di uno dei giornali da lui creati, il “West African Pilot“, si soffermò a lungo sull’analisi di queste potenzialità unificatrici dello sport, soffermandosi in particolare sul calcio e sull’atletica, quest’ultimo uno sport che aveva a lungo praticato da giovane durante le esperienze di formazione negli Stati Uniti. È proprio qui che entra in gioco, magari inconsapevolmente, Letsile Tebogo. Il suo trionfo in un palcoscenico dall’estrema visibilità non è passato inosservato, anzi per una volta è riuscito a mettere veramente al centro l’intero continente africano, tanto che si è unito anche nell’ambito dei festeggiamenti.
L’oro olimpico non è l’unica motivazione
Non è solo una questione di successo, poiché in altri casi atleti africani sono riusciti ad eccellere nelle discipline sportive, ma senza questa risonanza. Il primo nome che può venire in mente, per citarne uno, può essere quello di Wayde Van Niekerk attualmente detentore del record del mondo dei 400m. Tuttavia, a fare la differenza questa volta è da una parte la personalità di Tebogo, dall’altra le sue parole. Probabilmente non vedremo mai un atleta da ‘show’ alla conferenze stampa o in pista perché, come lui stesso ha chiarito, non è nel suo carattere. Questo non vuol dire che non contribuisca allo stesso modo alla crescita dello sport, con un occhio rivolto soprattutto all’Africa.
Pochi giorni dopo la fine della stagione, l’atleta ha rilasciato una lunga ed interessante intervista alla World Athletics in cui ha affrontato anche questi temi. In primo luogo, si è soffermato sulla sua scelta di non trasferirsi negli Stati Uniti, elemento che nel corso degli anni ha contraddistinto molti atleti africani: “E’ una domanda complessa a cui rispondere, ma negli Stati Uniti c’è molta competizione, quindi una volta che prendi una gemma dall’Africa e la metti lì, verrà distrutta. Lì c’è sempre qualcuno che viene fuori, ma per l’Africa è raro vedere qualcuno come me. Così ho deciso di non andare lì, ma di sedermi e partire dal lontano 2016 per osservare i progressi degli atleti africani che andavano in America. Ho scoperto che molti atleti africani riescono a uscire dal college, ma poi non riescono a diventare professionisti“.
Già attraverso queste parole si può notare come effettivamente Tebogo non faccia un’analisi del Botswana, bensì parla dell’Africa nella sua interezza e di atleti africani. Nulla vieta che possa trattarsi di una casualità, ma in realtà anche nelle parole pronunciate successivamente nella medesima intervista riemergono concetti simili, quando si sofferma sulle grandi celebrazioni avvenute in patria: “Il supporto è stato incredibile da vedere. C’erano 80mila persone allo stadio e lungo la strada. Credo che la mia vita sia cambiata e di aver cambiato molte vite nel mio Paese, qualcosa che cercavo di fare per il continente africano. Gli ho mostrato che contro ogni previsione tutto è possibile”.
Insomma, la rinascita dello sprint africano e, perché no, più in generale dello sport del continente potrebbe partire proprio dal grande successo del velocista e dalle sue parole. Il Botswana ha preso spunto e si prepara ad investire su infrastrutture sportive e sullo sviluppo sportivo dei giovani. A questo punto, non resta che attendere per vedere se gli altri Stati proveranno ad imitare tale processo. Intanto, se lui lo vorrà, Tebogo può davvero diventare il nuovo volto dello sport panafricano. O forse inconsapevolmente lo è già.
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