Adriana Volpe e Roberto Parli sono stati insieme per dieci anni. Ora li divide l’aula di un tribunale a piazzale Clodio. Lei lo ha denunciato per maltrattamenti. La pm ha chiesto per lui tre anni di carcere. Per violenze non fisiche ma psicologiche. Anche nei confronti di una bambina di 9 anni. «Lei fin dal primo momento ha voluto mettergli contro la piccola e questo atteggiamento di chiusura da parte della Volpe dura ancora oggi», dice l’avvocata Laura Corbetta, difensore di Parli durante l’udienza del 3 dicembre. «La ricostruzione della pm è piena di errori. E soprattutto mancano gli elementi di colpevolezza come l’abitualità delle condotte. La Volpe lo ha denunciato anche in Svizzera per gli stessi episodi e il procedimento per diffamazione, ingiuria e minaccia si è chiuso con un’archiviazione».
Cosa era successo tra Adriana Volpe e l’ex marito Roberto Parli
Nel 2021 la conduttrice ha denunciato Parli, dal quale ha avuto la figlia Giselle. Da quella denuncia sono partite le indagini, quindi il processo. E la richiesta di condanna che la pm ha formulato martedì 3 dicembre 2024, dopo aver sentito nelle scorse udienze diversi testimoni, tra i quali alcuni amici dell’ex coppia. Una persona vicina alla Volpe ha raccontato anche le minacce che l’imputato avrebbe rivolto alla conduttrice e volto noto Rai mentre era impegnata come concorrente del reality show, Grande Fratello Vip, in onda tra gennaio e marzo 2020.
«La ricostruzione della pm è piena di errori»
Una ricostruzione che la difesa non condivide e che promette di smentire punto dopo punto: «Per il reato di maltrattamenti il presupposto oggettivo è la abitualità – spiega l’avvocata Laura Corbetta che difende Parli – in questo caso si tratta di singoli episodi, di condotte reciproche di Parli che ha reagito alle ingiustizie subite dalla moglie».
E ha aggiunto: «La ricostruzione della pm è piena di errori. E soprattutto mancano gli elementi di colpevolezza come l’abitualità delle condotte. La Volpe lo ha denunciato anche in Svizzera per gli stessi episodi e il procedimento per diffamazione, ingiuria e minaccia si è chiuso con un’archiviazione».
La parte civile ha immediatamente replicato: «Il pubblico ministero non ha contestato pochi episodi – dichiara l’avvocato Giuseppe Marazzita – ma una serie di violenze morali e minacce che in un periodo di due anni hanno causato nelle persone offese paura e sofferenza».





