Cultura

L’intervista a Simone Tempia ed il suo “Viaggio con Lloyd”: un nuovo modo di fare poesia

Da Facebook alla carta stampata: ci riesce Simone Tempia, il suo Viaggio con Lloyd è il fenomeno contemporaneo che combatte le paure della vita con la semplicità della parola.

(Foto dal Web)

Brevi dialoghi tra lui e il suo maggiordomo inventato sulle inquietudini e i timori della vita di ognuno di noi: l’abbiamo conosciuto così Simone Tempia, dietro post su Facebook che scriveva dal buio della sua cameretta. E l’abbiamo poi visto spiccare il volo con la pubblicazione dei suoi due libri, Vita con Lloyd e Viaggio con Lloyd (Rizzoli Lizard). Eppure, dietro tutto questo successo c’erano solamente i baffi scuri di un uomo che sognava di fare lo scrittore.

L’abbiamo sognato un po’ tutti, a quattordici anni, ma Simone Tempia ci è riuscito con un mezzo sottovalutato: la semplicità.

Ha fatto, in fondo, una cosa semplice ma che ha risvegliato il vero senso (nascosto) dei social: creare e condividere. E quando quello che crei viene condiviso dagli altri non è più solo retorica.

La vita con Lloyd è diventato un nuovo modo di raccontare, un’alternativa moderna forma di poesia. Un senso di calma che svela il caos esistenziale.

Ma ancor prima che un prodotto editoriale, La vita con Lloyd è una raffinata catarsi. E se Simone Tempia si è inventato un maggiordomo per non piangere da solo, beh ora non lo facciamo più neanche noi. Grazie a Lloyd. E questo lo sapete già, qual è invece la verità di Simone la scopriamo adesso.

Simone Tempia
(foto dal Web)

 MMI: “Dal social ai libri, quindi dalla tastiera alla carta: è stato un percorso programmato e voluto, oppure è stata una sorprendente ascesa? Insomma, ti aspettavi questa evoluzione ed era quello a cui aspiravi?”

S. T.: “In realtà, già dai primissimi momenti, Vita con Lloyd nasce come progetto letterario pubblicato su Facebook. La cura che ho riversato nei testi, il fatto che ho voluto accanto a me, da subito, delle persone che mi aiutassero a “scremare” i dialoghi buoni da quelli meno buoni (ricoprendo una sorta di ruolo redazionale), aveva come funzione quella di creare un libro su una piattaforma differente. La pubblicazione, se devo essere sincero, è stata sì sorprendente e una grandissima soddisfazione, soprattutto per il prestigio che il nome Rizzoli Lizard porta con sé, ma al contempo anche fortemente voluta e programmata da subito. Ne approfitto peraltro per ringraziare le persone che ancora oggi mi aiutano sulla pagina di Vita con Lloyd: Valentina Pederiva, Andreina Lombardi Bom, Paolo Madeddu e Monia Balsamello.”

MMI: “Lloyd è il tuo interlocutore immaginario, ma è chiaramente un gioco interiore. La scrittura è diventata, allora, un modo per esorcizzare le tue paure? E’ un processo catartico per la solitudine? Credo che tu voglia un maggiordomo più per compagnia che per farti servire del the caldo!”

S.T.: “Come disse una volta Fausto Paravidino “Non costringerei nessuno a pagare per assistere alla mia psicanalisi“. Lloyd è uno spunto per guardarmi dentro, per farmi capire cosa accade nel mio universo interiore. È di fatto una domanda (o una serie di domande) che mi pongo ogni qual volta qualche accadimento esterno mi crea dei tumulti interiori. E comunque mi son creato un maggiordomo immaginario perché ne volevo uno vero, ça va sans dire.

MMI: “Che peso hanno i social oggi, secondo la tua esperienza, nel mercato dell’editoria e del successo? Il tuo caso è un frutto della cultura convergente: superamento della separazione tra i vari media e campi culturali; sei un nodo tra la poesia, il fumetto, i social media. Credi che senza uno di questi canali avresti avuto lo stesso riscontro?”

S.T.: “Credo che senza le persone, i lettori che hanno popolato e popolano la magione immaginaria in cui vivono Lloyd e sir non avrei avuto le enormi soddisfazioni che questo libro mi ha portato. Credo che senza i librai e le libraie d’Italia, non avrei potuto raccontare le avventure di Lloyd e sir a così tante persone. Credo che senza i fumettisti e gli illustratori che mi hanno fatto dono della loro arte, divenendo di fatto dei regali che scartavo ogni mercoledì, non avrei avuto la spinta per raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato. Credo che senza gli autori che hanno formato, non avrei tenuto la penna nello stesso modo. Credo che senza le figure di Pasquale La Forgia (editor di Rizzoli Liard) e Roberto La Forgia (grafico di Rizzoli Liard), non avrei tenuto tra le mani i migliori libri possibili per le mie parole. Credo che senza Simone Romani e la sua follia, non sarei qui a rispondere a queste domande.”

MMI: “Forse prima parlavi a bassa voce con Lloyd, oggi c’è più rumore. Com’è cambiato il tuo rapporto con lui? In fondo da una stanza ora siete addirittura in viaggio!”

S.T.: “In realtà in viaggio ci sono andato solo io, lasciando Lloyd a casa. Ma questo perché sono più sciocco di quello che si pensa. O forse un po’ più saggio di quanto ero prima. Però, nonostante questa magione sia cresciuta per ospitare molte più persone di quante ne immaginavo sarebbero giunte, continuiamo a parlare con un tono di voce consono: per non disturbare gli altri e senza avere il bisogno che tutti ci sentano.”

MMI: “E invece senza Lloyd, Simone Tempia chi è?”

S.T.: “Un uomo di 34 anni che porta due baffi scuri in faccia e sotto la giacca, nella tasca deputata alle cose importanti che non si possono perdere, conserva un ragazzino di 14 anni che voleva fare da grande lo scrittore.”

La cover del secondo volume

 

Rossella Papa

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