Ambiente

L’Occidente usa i paesi poveri per i rifiuti di plastica

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Avete mai sentito parlare di razzismo ambientale? Questo si esprime nella misura in cui diverse etnie si trovano svantaggiate o con poca influenza nelle decisioni politiche. Solitamente si tratta di comunità indigene che abitano in zone povere e maggiormente esposte a inquinamento e degrado ambientale. Questa forma di discriminazione riguarda anche i rifiuti di plastica che vengono spediti nei paesi più poveri che a volte ci costruiscono un vero e proprio mercato, pericoloso per la salute umana e per l’ambiente.

Il mercato dei rifiuti di plastica

Si tratta di un meccanismo che riguarda soprattutto i paesi in via di sviluppo, i quali vengono usati come discariche: dagli anni Novanta al 2020, solo in Africa, sono state importate circa 172 milioni di tonnellate di plastica. Alcuni di questi paesi hanno trovato il modo di riutilizzare i rifiuti costruendoci sopra un vero e proprio mercato. Ciò avviene però attraverso metodi estremamente pericolosi per le persone e per l’ambiente in quanto prevedono la fusione della plastica all’aria aperta, rilasciando sostanze altamente tossiche e gas serra. Questa spedizione viene chiamata “Commercio globale dei rifiuti” ma la verità è che di commercio ha ben poco dato che il valore della plastica di scarto è bassissimo.

Dove non vengono riutilizzati, i rifiuti tendono ad accumularsi. È il caso dell’India, dove esiste una collina alta 22 metri, chiamata Monte Pirana, composta da rifiuti organici e plastica. Ogni giorno si aggiungono al mucchio quattromila tonnellate di nuovi rifiuti e trovandosi vicino a un centro abitato, crea diversi problemi di salute alle persone.

La plastica è un problema per la salute umana

L’UNEP, inoltre, avverte che la plastica può causare tutta una serie di problemi di salute. Essendo un importante inquinante marino è un pericolo per quelle comunità che vivono principalmente di pesca, in quanto il pesce è infestato da microplastiche tossiche entrate nella catena alimentare. Le donne – sottolinea – sono più esposte alla tossicità della plastica, in quanto se ne trovano particelle nei prodotti per la cura della pelle e ciò porta ad alto rischio di cancro e aborti spontanei. È infatti importante portare l’attenzione su uno studio pubblicato a inizio 2021 – denominato “Plasticenta: First evidence of microplastics in human placenta” – sono stati trovati frammenti plastici anche nella placenta umana.

I rifiuti, specialmente quelli di natura plastica, sono altamente inquinanti e rappresentano un grave problema ambientale all’interno della crisi climatica. È quindi importante affrontare al più presto la situazione e trovare una soluzione che tenga conto anche dei paesi in via di sviluppo, quelli più colpiti dall’emergenza ecologica.

Martina Cordella

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