Love Me Tender è il secondo lungometraggio diretto da Anna Cazenave Cambete uscirà in sala con Wanted Cinema a partire dal 23 aprile 2026. Il film, dopo il suo esordio internazionale alla Settimana della Critica del Festival di Cannes è ora in concorso ai Rendez Vous – il Festival del Nuovo cinema francese di Roma. La pellicola ci dà l’occasione di indagare il mondo di una madre: potente, travagliato, responsabile, in continua evoluzione.

Una storia che celebra il tempo

Al centro della narrazione c’è Clémence, una donna che, alla fine dell’estate, confessa all’ex marito di avere relazioni sentimentali con altre donne. Una scelta che segna una frattura irreversibile: l’uomo le sottrae la custodia del figlio. Inizia così un percorso doloroso e ostinato, in cui Clémence lotta per restare madre senza rinunciare alla propria libertà di essere donna.

Con uno sguardo asciutto e rigoroso, Love Me Tender affronta uno dei tabù più profondi della nostra società: quello della “madre imperfetta”, mettendo in discussione i modelli tradizionali e interrogando lo spettatore sul confine tra responsabilità, desiderio e autodeterminazione. Nonostante la sceneggiatura si bagni di una folla di personaggi, divagando e diluendo, forse troppo, la narrazione, la storia tocca tanti temi di spessore, dalla maternità al significato più viscerale della libertà.

L’ardente amore per la libertà

Ciò che impressiona di più di questa sceneggiatura – tratta dal romanzo omonimo di Constance Debré – è la caratterizzazione della protagonista. Il film dipinge in maniera candida e sottile il mondo di Clémence, che non è una madre “convenzionale”. Ha infatti avuto il coraggio, da una parte, di tagliar di netto dei fili della sua esistenza: il suo matrimonio e il lavoro da avvocatessa; ma anche di cucirne di nuovi: l’attività della scrittura, come nuovo lavoro, e una vita sentimentale più libera,  aprendosi a relazioni con altre donne.

La scelta è il tema centrale del film. La donna che sceglie accede ad un’incredibile libertà di stare al mondo, ma allo stesso tempo è tacciata di tracotanza, subendo lo stigma dell’ex marito e l’allontanamento del figlio. Clémence vive il peso dell’attesa, mentre il processo per l’affidamento di suo figlio si svolge secondo i tempi biblici della burocrazia. E nel frattempo ritaglia, seppur a fatica, una quotidianità in solitudine, che racconta in voice-over e sulle pagine di diario, a noi spettatori.

Il corpo al centro: gestualità fisica e metaforica

Love Me Tender sin dall’inizio celebra i movimenti del corpo. La donna protagonista nuota, corre, va in bici, balla in discoteca. Il corpo in questo film è sempre libero di muoversi, come libera è finalmente Clémence, dopo aver divorziato. Tuttavia non sempre avvertiamo la sua serenità d’animo. Nei primi due atti del film, infatti, il movimento fisico non corrisponde ad un movimento realmente felice, a causa del processo in cui è coinvolta per l’affidamento di suo figlio. Nl terzo atto, invece, si libera dell’angoscia che grava sul suo cuore, con quella pedalata in bici tutta in discesa, con il gesto disinvolto di chi non rincorre nulla e nessuno. Il sole delicato e sottile riscalda una pellicola che prima del finale è sempre votata ad una fotografia per lo più nordica. Il film si dichiara così un percorso catartico e psicoanalitico, con il corpo come narratore.

Maternità rara e rarefatta

La sceneggiatura, adattata dal romanzo di Debret, restituisce sul piano del visivo un inedito specchio dell’inconscio, facendo aderire mondo esterno a quello interno. Il tutto è tanto riuscito grazie all’ennesima brillante interpretazione di Vicky Krieps (Il filo nascosto). L’ attrice lussemburghese scava nel dolore con una sicurezza granitica e una precisione chirurgica, la stessa di tutte le sue precedenti interpretazioni. Anche stavolta Krieps è il diamante del film, elevando il suo personaggio ad una creatura sfaccettata e profondissima. Il suo personaggio stupisce per una maternità rara, che non condanna, non giudica e che libera il figlio da ogni senso di colpa. Ma anche rarefatta, che si esprime da lontano, con i pensieri e le pagine di diario.

E se Love Me Tender è anche il titolo di una nota canzone di Elvis Presley, forse non è una coincidenza. Il brano celebra il desiderio di un amore tenero, incondizionato, eterno. E forse quello che il film francese mette al centro è proprio questo: una richiesta d’amore, ma con una differenza. Questo amore non pretende, non soffoca, e sa aspettare, con tutta la tenerezza che solo una madre è capace di avere.