Di Timothée Chalamet si è parlato parecchio, negli ultimi tempi, non solo per la sua strepitosa performance in Marty Supreme, ma anche per la cantonata mediatica presa con le sue dichiarazioni su opera e balletto. A rompere il silenzio, in queste ore, è stato anche un regista che lo conosce benissimo: Luca Guadagnino.

Luca Guadagnino con il suo ‘Elio’

Stiamo parlando di Luca Guadagnino, che con Chalamet ha già avuto modo di lavorare in film come Chiamami col tuo Nome e Bones and All. Il regista di Suspiria ha ovviamente riconosciuto la natura inopportuna delle dichiarazioni della star di Dune, ma ha anche tentato di abbassare i toni di una polemica che, a suo dire, avrebbe raggiunto proporzioni inaspettate e ingiustificate.

In un’intervista a La Stampa, rilasciata in vista della prima dell’opera The Death of Klinghoffer al Maggio Musicale Fiorentino il 19 aprile, Guadagnino ha commentato la vicenda dicendo: “Io non uso i social media e non capisco come un singolo commento possa diventare una polemica planetaria. Forse Timothée avrebbe potuto risparmiarsela, ma lui è giovane, intelligente, sensibile e ha paura che il cinema possa diventare qualcosa di marginale. E questo è esattamente il motivo per cui tutte le forme d’immaginazione dovrebbero essere coltivate. Noi dobbiamo unire le arti, non separarle” sono state le sue parole.

L’importanza delle parole

Che le parole dell’attore di Marty Supreme abbiano scatenato un’orda di indignazione nel mondo possiamo capirlo. Tuttavia è giusto vederle anche da un punto di vista differente. Luca Guadagnino si inserisce in questo discorso difendendo il suo beniamino attore con un’importantissimo messaggio. Le arti devono coordinarsi, collaborare, al di là di quanto Chalamet volesse intendere. Un punto deciso e fermo che viene da uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo e che ci fa riflettere sull’importanza delle parole. Tanto più se vengono da un’interprete sotto i riflettori come Timothèe, dalla carriera in rapida ascesa.