Ex numero uno al mondo e vincitore di ben quattro Ryder Cup, Luke Donald… che fine ha fatto?

Luke Donald: gli anni al top

Luke Donald ha al suo attivo ben 17 vittorie e 4 partecipazioni in Ryder Cup, tutte portando a casa la vittoria. È stato N.1 al mondo per parecchi mesi a cavallo tra il 2011 ed il 2012. Il suo anno d’oro è sicuramente quello del 2011, dove vince sia l’ordine di merito europeo sia quello statunitense diventando il primo giocatore a riuscirci. Una delle sue più importanti vittorie è sicuramente quella al WGC- Accenture Match Play Championship nel 2011, dove ha battuto Martin Kaymer in finale.

Luke Donald
Luke Donald con il trofeo della Race to Dubai nel 2011 (Photo – Fran Caffrey/www.golffile.ie)

Il Major solo sognato

Nei suoi major disputati si classifica 8 volte nella top ten e, come miglior risultato, può vantare il terzo posto al Masters del 2005 e, sempre arrivato terzo, al PGA Championship dell’anno successivo. La sua ultima prestazione degna del suo nome in un major arriva nel 2013, dove si classifica ottavo allo U.S. Open. Il giocatore inglese viene così considerato da molti come un perdente per non essere mai riuscito a vincere un major in carriera. Raggiungere la posizione N.1 al mondo, vincere 17 tornei e 4 Ryder Cup sono solo il sogno di questi critici, la carriera di Luke Donald è stata strepitosa anche senza un major.

Luke Donald (Credit: Sam Greenwood/Getty Images)

Il lento declino

Purtroppo negli ultimi anni il giocatore inglese non si sta esprimendo sul campo come sua abitudine. È passato dall’essere all’interno dei primi 100 al mondo fino al 2017, ad uscirne e sprofondare fino alla 919° posizione, toccata ad inizio 2019. Questo declino verticale è dovuto soprattutto ad un infortunio alla schiena, che lo ha costretto a giocare pochi tornei durante gli ultimi due anni. Un paio di top ten nel 2019 possono far sperare in un suo rientro, sicuramente non al livello di una decina di anni fa, ma comunque dove merita: non la posizione attuale nel World Ranking, la numero 433.

Riuscirà il giocatore inglese, a 42 anni, a ritrovare la forma e tornare a competere ai massimi livelli?
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