Beppe Grillo dà addio definitivamente alla sua creatura politica dopo aver perso per la seconda volta le votazioni sulle modifiche dello statuto del Movimento 5 stelle. E lo fa con il solito messaggio criptico via social.
Infatti la base degli iscritti al M5S ha approvato con l’80,5% dei voti alcuni punti chiave del Movimento fondato dal comico genovese: l’eliminazione del ruolo del Garante e della regola dei due mandati, così come maggiori poteri al presidente Conte. Grillo ha perso anche la sfida del quorum, ovvero il numero minimo di partecipanti richiesti affinché una votazione sia considerata legittima. Al voto ha partecipato il sessantacinque per cento degli iscritti (58.029 persone) in aumento rispetto al sessantuno per cento del voto contestato di novembre, in cui parteciparono in cinquantaquattromila.
Nelle ultime settimane Grillo aveva cercato di ostacolare le modifiche invitando a boicottare il voto, minando il processo con provocazioni, come un video girato all’interno di un carro funebre in cui dichiarava la morte del Movimento, e una lettera ironica alla leader del Partito democratico, Elly Schlein, descrivendo Conte come un politico utile solo a portare voti ai dem.
Le modifiche statutarie approvate dagli iscritti del M5s danno anche il potere al presidente Giuseppe Conte di proporre un cambiamento al simbolo del Movimento, previa approvazione del Consiglio nazionale e del voto degli iscritti. Lo stesso simbolo che Grillo aveva considerato come un baluardo della sua eredità politica. «Questa è l’onda dirompente di una Comunità che non conosce limiti e ostacoli, in cui tutti contano davvero», ha commentato su Instagram Conte, annunciando oggi alle 16.00 una diretta per commentare il risultato politico.
Beppe Grillo perde ancora, cosa farà ora?
Il primo fronte sarà quello legale. «Adesso mi riprendo il simbolo», ha fatto sapere Grillo. C’è anche un’altra strada però. Quella dell’azzeramento del voto che ha incoronato Conte nel 2022. Dove però Beppe potrebbe mandare avanti uno degli aventi diritto al voto. Sarebbe in ogni caso un primo passo. Mentre per la guerra del simbolo nelle scorse settimane l’ex Garante si è consultato con professionisti romani. Che gli avrebbero consigliato la strada migliore da seguire. C’è anche la possibilità di una terza votazione online. «Ogni volta che delibera l’assemblea Grillo può chiedere il rinnovo della votazione», spiega al quotidiano l’avvocato Lorenzo Borrè, patrocinatore di tante cause contro il M5s. «L’attuale statuto prevede ancora la figura del garante che sarà eliminata solo con l’approvazione del nuovo testo modificato. E a mio avviso anche in tal caso Grillo potrà chiedere il rinnovo della votazione non essendo immediatamente efficace la delibera di modifica».
Ma sul tavolo c’è anche l’idea del ritorno alle origini. Ovvero a liste grilline per comuni e regioni per rubare voti al Movimento. «Gli elettori potranno scegliere se votare Beppe, ovvero l’originale, o questa deriva senza colore», è il ragionamento. La decisione naturalmente impatterebbe non solo sul M5s ma sull’intero Campo Largo. Che potrebbe a quel punto perdere partite decisive in comuni e regioni magari per un pugno di voti. Ma l’idea delle nuove liste sembra essere popolare più tra i grillini che presso Grillo. Anche se in effetti tutto cominciò con gli «Amici di Beppe Grillo» e i forum. L’idea di ritrovare quelle liste con un simbolo grillino (la faccia di Beppe?) solletica molti.





