La Francia del presidente Macron si smarca ancora una volta dai suoi alleati più stretti, e dai partner del G7. A sorpresa, il capo dell’Eliseo pubblica in serata, sui social, la lettera inviata al presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, in cui conferma l’intenzione della Francia di diventare la prima grande potenza occidentale a riconoscere uno Stato palestinese.
Sebbene il riconoscimento della Francia fosse atteso da diversi mesi (in effetti la breve guerra tra Israele e Iran ha costretto a rinviare il vertice su Israele e Palestina con l’Arabia Saudita e gli alleati europei che Parigi aveva guidato), non ci si aspettava che arrivasse in questo modo. “Ho parlato al telefono con altri colleghi e sono certo che non saremo gli unici a riconoscere la Palestina a settembre”, ha dichiarato giovedì alla CNN un alto funzionario della presidenza francese, dopo l’annuncio di Macron.
Ora l’attenzione si sposterà probabilmente sul Regno Unito, forse anche sulla Germania. La prospettiva degli Stati Uniti, il più stretto alleato di Israele anche senza la presidenza di Trump, sembra impossibile.
Il riconoscimento, annuncia Macron, sarà formalizzato a settembre, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma intanto la fuga in avanti di Parigi, benché anticipata nelle scorse settimane, “spariglia” le carte a poche ore dai colloqui sul disastro di Gaza chiesti dal premier britannico Keir Starmer agli omologhi di Parigi e Berlino. Se in Europa diversi partner hanno già espresso la volontà di riconoscere lo Stato palestinese o lo hanno già riconosciuto, come la Spagna, altrove la mossa francese ha già scatenato attriti e aperte critiche.
La mossa è stata accolta da Hamas come un “passo positivo”. Ai leader israeliani, invece, non è andata affatto bene. Il riconoscimento “premia il terrore”, ha affermato giovedì sera il primo ministro israeliano (e da tempo oppositore di uno stato palestinese) Benjamin Netanyahu, mentre altri ministri hanno sostenuto che la mossa giustifica ora l’annessione ufficiale della Cisgiordania – Giudea e Samaria, nel gergo dell’estrema destra israeliana.
Macron ha fermamente sostenuto la rappresaglia di Israele per i massacri del 7 ottobre, ma col tempo ha intensificato le sue critiche a Netanyahu e alla condotta della guerra da parte di Israele. Pubblicamente, temeva di “importare” il conflitto in Francia, patria della più grande comunità di ebrei e musulmani d’Europa.
Ma mentre le vittime a Gaza aumentavano, la Francia vietò l’esportazione di armi verso Israele, organizzò l’invio di aiuti nel territorio e chiese ripetutamente un cessate il fuoco e l’accesso di aiuti umanitari e giornalisti. Compiendo questo atto di fede e riconoscendo uno Stato palestinese prima dei suoi pari francesi, l’Eliseo spera sicuramente di innescare un effetto domino di riconoscimento in tutto l’Occidente.





