Per Donald Trump l’arresto di Mahmoud Khalil è solo «il primo di molti». Lo studente della Columbia University e leader delle manifestazioni pro-Palestina che si sono tenute nella primavera del 2024, è finito in manette sabato scorso. Secondo le autorità federali il giovane avrebbe preso parte a iniziative «a favore di Hamas». Per questo motivo, il governo lo considera un pericolo per la sicurezza nazionale.
L’amministrazione ha tutta l’intenzione di espellerlo dal Paese. Il ragazzo è nato in Siria da genitori palestinesi e si trova negli USA grazie alla Green Card, un permesso di soggiorno permanente. È arrivato negli Stati Uniti nel 2022 per frequentare l’università newyorkese, dove lo scorso dicembre aveva ottenuto un master in Affari Internazionali. Le proteste per cui è incriminato, risalenti allo scorso anno, sono state molto partecipate. Gli studenti hanno organizzato cortei e picchetti che hanno scatenato forti dibattiti riguardo a islamofobia, antisemitismo e libertà di espressione.
Mahmoud Khalil trasferito in Louisiana
Dopo il fermo, Khalil è stato trasferito in un carcere della Louisiana, senza che i suoi legali lo sapessero. Gli avvocati hanno chiesto di poter parlare con il loro assistito, ma potranno farlo solo tra una settimana; una tempistica piuttosto lunga per gli standard della Grande Mela. Lo studente fa parte del movimento Apartheid Divest, che si occupa di convincere le aziende a non investire in iniziative o compagnie che finanziano Israele.
Non è chiaro, tuttavia, se il governo federale potrà revocare la green card di Khalil solo basandosi sul suo ruolo nelle proteste. Al momento, non è accusato di aver avuto contatti diretti con Hamas, né di aver ricevuto indicazioni o fornito alcun tipo di aiuto al gruppo terroristico. Nel frattempo, il segretario di Stato Marco Rubio ha fatto sapere tramite X che il governo «revocherà i visti e/o le green card dei sostenitori di Hamas di America, in modo che possano essere espulsi».
Federica Checchia
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