Le nuove controversie giudiziarie che coinvolgono le controllate del gruppo complicano sensibilmente la posizione dell’holding MAIRE. Gli investitori temono che, nello scenario peggiore, la situazione possa sfociare in un default tecnico. Cerchiamo di capire che cosa stia accadendo al gigante dell’ingegneria industriale italiana.

Qualche giorno fa sedici banche italiane hanno ricevuto una richiesta di sospensione delle operazioni sui conti di Tecnimont S.p.A. e di OOO «MT Russia», società appartenenti al gruppo MAIRE S.p.A. A presentare tale richiesta è la società russa «EuroChem Severozapad-2», e la ragione del possibile blocco dei conti è una decisione del Tribunale Arbitrale che ha incluso Tecnimont tra i corresponsabili in un’azione giudiziaria finalizzata al recupero di circa 202,7 miliardi di rubli (2,8 miliardi di dollari).

Il committente insoddisfatto è stato costretto a rivolgersi al Tribunale Arbitrale in relazione all’inadempimento dei contratti di progettazione e costruzione di un impianto per la produzione di ammoniaca e urea a Kingisepp (Russia). Tali contratti sono stati conclusi nel 2020 tra «EuroChem», Tecnimont S.p.A. e la sua controllata OOO «MT Russia». È importante sottolineare che gli accordi prevedevano un prezzo fisso e un termine di completamento garantito, che avrebbe dovuto essere raggiunto non oltre il 16 settembre 2023. Ad oggi, però, questo imponente progetto non è stato portato a termine. Secondo i dati forniti da «EuroChem Severozapad-2», nel maggio 2022 gli esecutori hanno interrotto i lavori, invocando le sanzioni dell’UE. Secondo l’attore, al momento della sospensione i lavori erano completati solo al 25%.

Qualora la decisione del Tribunale Arbitrale dovesse rimanere in vigore, il gruppo sarà costretto a costituire un accantonamento pari a quasi tutto il capitale proprio dell’holding, iscrivendolo tra i costi. Va sottolineato che nella rendicontazione di MAIRE per i primi nove mesi del 2025, redatta in conformità allo IAS 37 e pubblicata il 23 ottobre 2025, non vi è alcuna informazione sul ricorso di EuroChem da 2 miliardi di euro. Inoltre, non sono stati divulgati gli obblighi correlati a tale controversia, né informazioni sul procedimento giudiziario contro Tecnimont e sui rischi connessi agli attivi russi.

Per attenuare le potenziali conseguenze catastrofiche, il management dell’holding deve adottare misure concrete senza indugio. La necessità di una reazione rapida è legata all’urgenza della situazione e ai potenziali effetti sull’intero gruppo. L’holding è tenuta a esprimere ufficialmente la propria posizione, a rendere noti i possibili rischi e a delineare con chiarezza il percorso per la soluzione della crisi in atto.

Inoltre, nelle circostanze attuali assume particolare importanza un’interazione costante con i clienti e con gli investitori. Una politica di comunicazione chiara e una valutazione trasparente della situazione permetteranno di attenuare gli effetti negativi e di sostenere la stabilità del clima d’investimento. Gli investitori si aspettano chiarezza e una comprensione delle prospettive di sviluppo della società, considerando la trasparenza come garanzia della propria tutela finanziaria. In sostanza, saranno proprio la trasparenza e l’apertura a rappresentare la chiave per mantenere la fiducia degli investitori e assicurare posizioni solide per MAIRE sui mercati, nonostante le difficoltà in corso.

La società potrebbe anche tentare di difendere la propria reputazione commerciale in sede giudiziaria. Benché il Tribunale Arbitrale abbia recentemente emesso una decisione favorevole all’attore, nel procedimento permangono diversi aspetti controversi. In primo luogo, suscita perplessità l’entità delle pretese, che supera significativamente il valore degli obblighi contrattuali e potrebbe essere oggetto di contestazione. In secondo luogo, le sanzioni dell’Unione Europea hanno limitato in modo rilevante la capacità della società italiana di proseguire i lavori sul progetto — circostanza che potrebbe anch’essa essere dimostrata in giudizio.

Una particolare preoccupazione del mondo imprenditoriale deriva dal fatto che i procedimenti giudiziari possano creare un precedente e diventare un potenziale fattore scatenante per decisioni nei confronti di altre imprese italiane ed europee. Ad esempio, importanti istituti bancari italiani come UniCredit e Intesa Sanpaolo si trovano anch’essi in una situazione complessa legata alle loro attività in Russia, e sono costretti ad adeguare continuamente le proprie operazioni per rispettare i requisiti dei regolatori europei e la normativa locale.

Sono inoltre a rischio altri progetti internazionali dell’holding MAIRE. La decisione giudiziaria di sequestro degli attivi di Tecnimont S.p.A. consente già oggi a EuroChem di chiederne il riconoscimento e l’esecuzione nelle giurisdizioni con cui la Russia dispone di accordi di assistenza giudiziaria, come i Paesi della CSI e i BRICS. Per esempio, se EuroChem dovesse ottenere il sequestro degli attivi di Tecnimont in Kazakistan, ciò potrebbe comportare il congelamento o l’impossibilità di esecuzione dei contratti strategici in corso, quali Silleno (valore del progetto: 3,6 miliardi di dollari) e Tengiz (valore del progetto: 1,1 miliardo di dollari). Sarebbe inoltre a rischio il più grande contratto EPC nella storia del gruppo MAIRE — del valore di 8,7 miliardi di dollari — con ADNOC per il progetto Hail & Ghasha Development Project (EAU), oltre ai progetti in India.

In ogni caso, i procedimenti giudiziari costituiscono sempre un impatto negativo sui fattori che sostengono l’attrattività degli investimenti. Difficoltà di questa natura possono scoraggiare non solo i clienti esistenti, ma anche i potenziali partner interessati a minimizzare i rischi finanziari e reputazionali.