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Mango sussurra, chiudi gli occhi e ti senti per sempre così

Giuseppe Mango con una sinistra nota grave del suo pianoforte – scusandosi persino all’ultimo con il suo pubblico – morì l’8 dicembre 2014 a Policoro per un arresto cardiaco, sul palco, abbagliato dai riflettori in una nitidezza abbacinante verso il buio. A sua moglie Laura aveva confidato di aver sempre cullato il desiderio catartico di morire in scena. Mango era nato a Lagonegro il 6 novembre 1954 ed era ormai considerato una delle massime espressioni della musica leggera italiana. Sebbene avesse vissuto una carriera tortuosa Mango era rinomatamente uno degli autori più raffinati nella scrittura; numerosi i nomi illustri che hanno collaborato con lui ( Bertè, Mia Martini, Pravo, Bocelli, Mina, Tiziano Ferro e su tutti Lucio Dalla).

Quando il dolore giunge nell’ora più buia e al culmine del suo grado subentra ferale il dominio del vuoto contemplato; sospeso in silenzio che di per sé è rumore assordante. O suono d’eco per chi ha inciso. Si dice spesso che la morte sul palcoscenico, mentre compiono in arte ciò che in vita li ha infuocati consegni gli artisti tra le braccia dell’eterno. Che sia il tipo di uscita dalle scene e di inghiottimento nell’oscurità maggiormente desiderabile. La durata di uno sparo, un battito di ali o d’una fiamma spenta in un soffio. il 17 febbraio 1673 Molière affetto da tubercolosi cadde durante una recita del suo Malato Immaginario – ironico destino – diventando l’archetipo e il paradigma di tale estetica dello svanire.

Mango, un fine artista al servizio della comunicabilità senza perdere il velo di mistero

Mango ha avuto una carriera lunga e proficua. Pubblicando 21 album e 18 in studio, il cantautore lucano ha firmato decine di successi indimenticabili della musica italiana e che tutt’ora risuonano come classici della cultura pop anni ’80/90. Trasferitosi a Roma nei primi anni ‘70, Mango si fece apprezzare sin da subito da Renato Zero e Patty Pravo che ne esaltarono subito le capacità melodiche. Con l’album del 1982 è pericoloso sporgersi ; Pino Mango si presenta con brani caratterizzati da tematiche sul disagio giovanile e la tossicodipendenza come Fuori gioco e Nero e Blu. Ma i primi tre lavori dell’artista non ricevono attenzioni e successi da permettergli di raggiungere la fama. Si dà il caso però, che Mogol si imbatté in un vecchio provino con una canzone del cantante di Lagonegro (Mama Vodoo) e decise di riscrivere il testo. Nacque Oro, che diventerà una delle sue canzoni culto e che lo accompagnerà fino all’ultimo istante a Policoro. Tremenda rima di titolo e luogo.

Mango, l’ascesa verso il successo

Dal 1985 inizia per Mango un percorso di progressivo successo nazionale. Dalla partecipazione al Festival di Sanremo di quell’anno vincendo il premio della critica con Il viaggio; poi scrivendo per altri grandi della musica italiana come la Bertè con Re e Nessun dolore per Anna Bussotti, nonché come interprete e autore nella celeberrima Lei verrà. Nel 1987 mette la firma coadiuvato dal mai abbastanza compianto Lucio Dalla su uno dei suoi più grandi capolavori: Bella d’estate. Un brano dal fascino intramontabile e dall’iconicità emblematica, in un determinato momento storico dell’Italia dei floridi anni ’80. Un piccolo affresco rappresentante la delicatezza dell’artista conscio e al servizio della fruibilità comunicativa delle sue formule melodiche; comunque distinte da un magnetismo che non perde l’intimo incanto e l’aurea di rapimento estatico dato da un velo di mistero mai perduto. Un uso magistrale del falsetto e di soluzioni armoniche etniche e dalla world music sempre in un’impeccabile cornice autoriale.

Mango

Sirtaki e Come l’acqua

Il 1990 è l’anno di Sirtaki, album che si rivelerà il più venduto della sua carriera e contenente Come Monna Lisa e Nella mia città che ben presto verranno annoverate dal pubblico tra le sue tracce indispensabili e più famose. Due anni più tardi esce Come l’acqua e che consacra Mango ad artista internazionale e lo conferma tra le realtà del pop mediterraneo. Proprio il singolo Mediterraneo con testi di Mogol traina l’album al successo assoluto di critica e vendite. Seguono Mango e Credo del 1997 tornando a Sanremo nel 2000. Mentre nel 2002 pubblica Disincanto con cui emerge nelle prime posizioni delle classifiche con la hit La rondine. Dopo le sperimentazioni su sonorità esotiche e arrangiamenti rock di Ti portò in Africa, Mango pubblica un libro di poesie chiamato Nel malamente mondo non ti trovo. Opera che la moglie Laura Valente amerà profondamente e con la quale l’artista collaborerà nella realizzazione di Il dicembre degli aranci nell’album Ti amo così. Disco che vanterà la partecipazione di un musicista illustre come Ian Thomas, dopo le precedenti esperienze con Mel Gaynor dei Simple Minds e David Rhodes chitarrista di Peter Gabriel.

Dopo La stagione dell’amore con Franco Battiato aiuta l’Aquila a seguito del terremoto del 2009 con l’incisione di 21/04.2009 di Mauro Pagani. La sua carriera giunge al culmine nel 2014 con la pubblicazione del suo ultimo lavoro l’amore è invisibile. Poi la fine in concerto, la sera del 7 dicembre fino alle prime luci del giorno successivo, non troppo lontano dai graniti di Matera con il fratello Giovanni spezzato dalla sofferenza e morto anch’esso in quelle ore. Esorcizzando la morte, parlandone direttamente ne se ridimensiona la paura – o almeno ci si illude di farlo – e l’importanza rispetto al frangente fugace in cui si è stati.

Mango

Il cantore della sensazione e la caducità

D’altronde in un ideale dialogo con Mango ci direbbe: “è solo un addio, credimi io non ci penso mai“. Quella sera scomparve il cantore della sensazione nella musica leggera. La sensazione caduca di ogni emozione. “Chiudi gli occhi e ti senti per sempre così“; cosi come ?. Innamorati, come si può essere alcune volte nella vita. Cosi come?. Potenti e sulla cresta dell’onda, come non accade quasi a nessuno in questo mondo. Cosi come?. Giovani e splendenti, come accade a tutti solo una volta e senza ritorno. “Chiudi gli occhi e ti senti per sempre così” direbbe lui. Cosi come ?. Torneremmo a chiedere. Vivi!.

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