Un anno dopo il fiacco “Sabato, domenica e venerdì” Adriano Celentano torna per la terza volta in due anni a lavorare su “Mani di velluto” con la premiata ditta Castellano & Pipolo.
Formato (anche) alla scuola di Sergio Corbucci, il Molleggiato filmico è ormai un soggetto ben definito, con una dimensione e una narrativa propria, pronto a fare il grande salto.
“Mani di velluto”: Il Molleggiato pronto al salto
Guido Quiller (Adriano Celentano) è un ingegnere, inventore di un rivoluzionario vetro antiscasso. Il Blindo Glass è capace di resistere ad ogni tipo di aggressione e di mandare in crisi le potenti agenzie assicurative svizzere. Ai loro clienti non è più necessario fornirsi di grosse coperture assicurative. Dopo uno sfortunato incidente in Vespa viene soccorso da Tilli (Eleonora Giorgi), cuore d’oro e abile borseggiatrice. Tra i due inizierà a nascere qualcosa di simile all’amore. Guido, detestato dalla piccola criminalità proprio per la sua eccezionale invenzione, arriverà a fingersi ladro pur di poter continuare a frequentare la bella Tilli…
Le ormai chiare caratteristiche del Molleggiato sostanzialmente permettono a chi di dovere di poter giocare con delle sceneggiature ridotte all’osso, pretestuose. Cornici lievi ed elastiche in cui il nostro possa dare fondo alla proprio peculiare timbro attoriale. Siamo quindi nei dintorni di quella che sarà il definitivo Celentano degli ’80: stralunata, sblienca ed autoriferita, anche qui la vis comica di Celentano è costruita sulle sue consuete gag tra il surreale e l’assurdo. Un protagonista larger than life che inciampa, bisticcia, accenna a un paio delle sue tipiche movenze, testardeggia ma alla fine arriva sempre al traguardo. Dopotutto l’ingrediente segreto del vetro infrangibile di sua produzione non è altro che il proprio sputo.
Cinepanettone ante litteram
Tutto il resto, script compreso, è il solito contorno leggero e irreale al suo completo servizio. Dalla bellissima e uber-scolastica Eleonora Giorgi nei panni di un ben poco credibile membro della ligèra milanese alla inevitabile, nutrita batteria di caratteristi del cinema nostrano, su tutti il grande Pippo Santonastaso nei panni di un ispettore di polizia arruffone. Il cast è pero a sorpresa arricchito da John Sharp (“Barry Lyndon”, “The Wicker Man”) e da Olga Karlatos, che dopo aver vestito qui i panni di Petula Quiller, moglie in odore di divorzio con Guido, comparirà in “C’era una volta in America”, “Zombie 2” e “Purple Rain”.
Antesignano degli odierni cinepanettoni, “Mani di Velluto”uscirà nei cinema italiani il 20 dicembre 1979 e incasserà la cifra astronomica di quasi due miliardi e mezzo di lire. L’anno successivo otterrà anche due David di Donatello: ad Adriano Celentano come miglior attore protagonista e alla Cecchi Gori per la miglior produzione. Il clamoroso successo commerciale rappresenterà l’alba della stagione più fortunata dell’Adriano cinematografico. La prima metà degli ‘80’ sarà quella che gli darà la maggior visbilità con i vari “Il bisbetico domato”, “Asso” e “Bingo Bongo”.
Andrea Avvenengo Dalberto
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