Ricordati come luoghi tetri e degradanti dove spesso non venivano rinchiusi solo malati mentali ma anche indigenti, indesiderati e anticonformisti, i manicomi nascono nel 800′ tra Europa e Stati Uniti. Questi luoghi nati con l’idea di “curare” gli alienati in realtà soprattutto luoghi dove più che guarire gli ammalati si tendeva a mettere sotto controllo persone considerate dalla società pericolose .
Manicomi, la malattia mentale dalla divinazione allo stigma

“Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale […]; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità”. Sono parole di Franco Basaglia a cui si deve le legge 180 con la quale nel 1978 venivano finalmente aboliti in Italia i manicomi mentre la cura della salute mentale acquistava quelle forme che conosciamo ancora oggi. Come sono nati però quei terribili luoghi di isolamento e annichilimento dell’individuo?. La storia dei manicomi inizia nel 800 quando si cominciò a pensare a luoghi di contenimento pubblici dove potessero essere isolati e trattati i malati mentali.
Lo stigma verso la malattia mentale ha però radici ben più profonde. Nel mondo arcaico i malati mentali che udivano voci o avevano attacchi epilettici ero spesso visti come portatori di poteri divinatori e considerati spesso oracolo degli dei. Poi con Ippocrate questa prima forma di superstizione viene superata a vantaggio di una concezione della malattia mentale uguale alle altre malattie con la cura che era basata sul ripristino dell’equilibrio degli “umori” presenti nel cervello medianti strampalati rimedi. Poi la cura medica lasciò nuovamente il passo alla superstizione nel medioevo quando la malattia mentale era vista come un peccato, un castigo divino che colpiva l’uomo. Una colpa che colpi anche disadattati e diseredati anche dopo il medioevo con persone non necessariamente colpite da disturbi psichiatrici che andavano a finire in ospizi e sanatori.
L’isolamento dei malati
L’idea dei manicomi come luoghi isolati in cui trattare malati mentali è nata nell’800′. Uno dei primi ideatori di un trattamento più umano per i malati psichiatrici fu lo psichiatra francese Phillippe Pinel, uno psichiatra francese che ideò la la cosiddetta terapia morale per ripristinare le emozioni dei pazienti stabilendo un rapporto emotivo con il malato . Tutta via quasi mai queste condizioni venivano rispettate e spesso i manicomi erano luoghi dove pazienti psichiatri veniva trattati con terapie violente come diete sbilanciate, docce fredde, sedazioni e incatenamenti al letto per provocare inutili shock emotivi. Erano luoghi dove molto spesso finivano anche poveri e disadattati solamente perchè non conformi alle idee morali dell’epoca. Uno esempio di questo fu l’internamento di anche di molte donne in Inghilterra in epoca vittoriana per comportamenti troppo libertini e anticonformisti.
Nel 800, come fino ai primi anni del 900′, mancava inoltre una corretta distinzione tra criminali e malati comuni che molto spesso venivano internati insieme cosi come per i dissidenti politici. Per questo spesso venivano rinchiusi anche personaggi dichiarati scomodi. A questo si aggiungeva molto spesso una condizione di totale sovraffollamento delle strutture e di malnutrizione dei pazienti. La situazione poi peggiorò nel 900′ con lo scoppio delle due guerre mondiali.
I manicomi in Italia
La legge n 36 del 1904, attuata dal governo Giolitti, prevedeva l’istituzione di manicomi pubblici nei quali venivano poste, come riportate da Il dubbio, tutte “le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo”. Anche in questo caso, come avveniva già nell’800′ in Europa, in queste strutture finiscono omosessuali, ninfomani e tutte le persone che erano semplicemente ritenute immorali e non solo i malati mentali. A questi poi si aggiungeranno durante il fascismo anche i dissidenti politici.
Stefano Delle Cave
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